C’è un campione d’Europa in Seconda Categoria
Calcio: dalla Nazionale Dilettanti alla Borzanese, Francesco Amato torna a giocare dopo 11 anni
BORZANO. In filodiffusione passa “Uno su mille” di Gianni Morandi. Come nel calcio: uno su mille ce la fa. «Ciao Francesco», dice un cliente. Qui lo conoscono tutti. Nel bar del Conad Le Querce a Reggio è un viavai continuo. Tra caffè e cappuccini, giornali sfogliati e avventori imbacuccati per il freddo. Francesco Amato, classe 1982, è uno dei baristi. Sposato, padre di due bimbe, è un calciatore dilettante. Un difensore per la precisione. Anche se fino a non troppo tempo fa era un ex calciatore. «Sono ripartito dalla Borzanese, in Seconda categoria – dice –. Ero fermo da undici anni». Nulla di strano, fin qui. E prima? Prima Francesco è stato una promessa del pallone. Una promessa diventata campione d’Europa con la Nazionale Dilettanti Under 18. Francesco nel calcio non ha sfondato: «Perché il calcio è così, è uno sport maledetto. Ma per il quale provo una passione infinita».
Partiamo dalla fine. Ha esordito con la Borzanese nel derby col Bellarosa. Sensazioni?
«Positive. Mister Mossini mi ha schierato a cinque minuti dalla fine. Ho giocato un altro paio di volte, fino a essere titolare contro il Quattro Castella».
Dura ripartire?
«Certamente non semplice. Era dal 2005 che non calciavo un pallone. I muscoli erano un po’ arrugginiti (ride, ndc), la passione è sempre rimasta. E’ stato difficile, ma eccoci qui».
Giovanili nel Vomero, team del quartiere di Napoli dove è nato e cresciuto. Dopo?
«Napoli, una stagione, Posillipo e Ancona dove ho giocato negli Allievi Nazionali e nella Berretti. Fino all’esordio in Coppa Italia assieme a gente come Storari e Montervino. Quando la società è fallita, ho ripreso dai Dilettanti: Viribus Unitis di Somma Vesuviana, con tanto di convocazione in Nazionale, Sangiuseppese, Pomigliano, Terracina e Turris».
La Nazionale: che esperienza è stata?
«Emozionante fin dalla convocazione. Passando per le amichevoli, gli stage a Coverciano, spesso in contemporanea con la Nazionale maggiore, e in giro per l’Europa e non solo. Che ha raggiunto l’apice agli Europei di Stresa nel 2001 dove ci siamo laureati campioni d’Europa. Indimenticabile».
Perché non ha sfondato?
«Dopo gli Europei, ci furono alcune incomprensioni col procuratore e restai senza squadra. Prima sembrava ci fossero addirittura sirene dalla B inglese, ma non se ne fece nulla. Sono rimasto alla Viribus poi ho proseguito in D. Spesso, però, ero infortunato. Con la Nazionale sembrava stessi per assaporare il frutto dei sacrifici fatti fino a quel momento. Dopo però tutto ha preso un’altra strada. Sono rimasto scottato e ho deciso di smettere nel 2005, curando l’altra mia passione: la ristorazione».
Come è arrivato a Reggio?
«Nel 2008 ho lavorato per alcuni mesi in un ristorante ai Petali. Lì ho conosciuto mia moglie. Nel 2010 mi sono trasferito definitivamente».
E alla Borzanese?
«Un mio compagno di squadra mi ha convinto a riprendere. Sono riuscito a ritagliarmi un po’ di tempo così riesco ad andare ad allenamenti e partite. Anche mia suocera è fondamentale: ci dà un aiuto enorme con le bimbe».
E adesso?
«E adesso vorrei giocare fino a 40 anni. Vediamo come starò fisicamente. Intanto vorrei ringraziare il mister Mossini, il ds Davoli e la Borzanese per avermi dato l'opportunità di ricominciare».
Rimpianti?
«Uno sì: forse avrei potuto riprendere prima. Ma è andata così. Pazienza».
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