«Il Guastalla vuole tornare ai fasti di una volta»
Prima Categoria, l’allenatore Fabrizio Cabrini fa il punto a sei mesi dalla fusione con la Saturno
GUASTALLA. Il nuovo Guastalla Calcio è nato lo scorso luglio con l’unione delle due squadre calcistiche della città: il Guastalla e la Saturno. I rossoblù sono settimi in classifica, con 23 punti, ottenuti con sei vittorie, cinque pareggi e quattro sconfitte.
Il mister Fabrizio Cabrini fa un bilancio di questa prima esperienza.
Cosa salva e cosa butta del 2016?
«Di norma sono uno che non butta mai via niente. Ciò che salvo è sicuramente la crescita a livello sportivo con il passaggio dalla Seconda alla Prima Categoria».
Sei mesi fa, quando ha saputo della “promozione” in Prima categoria, come hai preso la notizia?
«Sono stato molto contento; mi sono ritrovato in una categoria superiore e per giunta in una piazza prestigiosa come quella guastallese. La cosa non mi ha assolutamente intimorito, anzi è un grande onore fa parte di questo progetto che ha portato alla città un’unica squadra che possa rappresentare tutti. Per me si tratta della seconda esperienza come allenatore in Prima categoria, (la prima è stata a Dosolo».
La piazza guastallese è storicamente sempre molto esigente...
«Allenare a Guastalla è sempre molto stimolante e anche per i ragazzi che indossano la casacca rossoblu lo deve essere. Non mi pesa il passato glorioso e il blasone del Guastallone di una volta, anzi, vorrei dare una mano concreta per fare ritornare la città e la sua squadra ai fasti di una volta».
Siamo al primo anno, non solo per lei, ma anche per la dirigenza e per la squadra. Può essere uno svantaggio oppure no?
«Avere una dirigenza nuova, giovane e inesperta significa poter crescere insieme, passo dopo passo. Il mister deve essere il collante tra società e giocatori. E poi al presidente, Gioachin Michel, sono legato da un bel rapporto, nato ai tempi della Terza categoria quando mi ingaggiò per allenare la Saturno. Abbiamo un obiettivo comune: non porsi limiti».
E per quanto riguarda la squadra invece?
«Ho un gruppo di ragazzi fantastico. Hanno tutti voglia di fare. È un bellissimo mix di giovani e più esperti. Ci manca solo un po' di cattiveria, in senso sportivo intendo».
Fino a qui che difficoltà hai incontrato?
«Più che difficoltà ho il rammarico di non aver mai potuto contare su tutta la rosa al completo a causa degli infortuni che ci perseguitano».
Poi?
«Non è stato facile portare una nuova mentalità di lavoro all'ambiente: a volte siamo criticati per essere una squadra troppo “bella” che non butta mai via la palla e che non bada al sodo.
Per me “badare al sodo” significa avere un'identità di squadra ben precisa: siamo il Guastalla e dobbiamo avere la personalità giusta».
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