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La Grissin Bon fa grande Cremona

di Linda Pigozzi
La Grissin Bon fa grande Cremona

Disfatta biancorossa, club in ansia per l’infortunio di Aradori

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REGGIO EMILIA. «State calmi, adesso arriva Rimas». L’urlo di un tifoso di vecchia data attaccato alla balaustra ha accompagnato la mesta uscita dal parquet del coach Max Menetti e dei suoi, sollevando pure qualche applauso.

Invocato “messia”, Kaukenas sbarcherà dopodomani in Italia e troverà una situazione oggettivamente problematica, come brutalmente emerso ieri in una gara sciagurata in cui che la Grissin Bon ha perso prima di tutto con sé stessa e, dopo e solo dopo, con la cenerentola Cremona. Che al Bigi gioca la gara perfetta e mette al sicuro il risultato già con quel 6-25 con cui chiude i primi 10’.

Senza grinta e con il serbatoio d’energia a secco, i biancorossi si sono inabissati nell’ultima gara del girone d’andata che la vede chiudere quarta con 18 punti, dietro alla regina Milano, Venezia e Avellino. Ai quarti di Coppa Italia i biancorossi pescano così Capo d’Orlando. Ma prima delle Final Eight c’è ben altro su cui riflettere. Ieri nel cantiere di via Guasco, la disfatta è stata totale, sui due lati del campo, complice - va detto - i molteplici infortuni e le condizioni non certo buone di Polonara, provatissimo dal virus gastro-intestinale. Non bastasse, nella seconda parte dello sciagurato match con la Vanoli, il capitano Pietro Aradori s’è fermato per un problemino al bicipite femorale, aggiungendo così ulteriori ansie.

Al via pare subito evidentissimo come Cremona abbia fame. Tanta fame. Spalmata a fondo classifica, ultimissima del lotto, può permettersi di giocare in casa dello squadrone biancorosso senza tanti condizionamenti e con una gran faccia tosta. Esattamente quel che fa nei primi minuti, in cui una Reggio sonnacchiosa in difesa e imprecisa al massimo, rimane al palo. Quando Menetti chiama minuto, dopo 4’ buoni dall’inizio, i suoi uomini sono infatti ancora fermi a zero, mentre gli avversari, disinnescando ad arte la bocca da fuoco Aradori e facendo patire sotto Cervi, di punti ne hanno già messi in cascina 7.

È Lesic, quasi due minutini più tardi aggiustando una stecca di De Nicolao dall’arco, a violare per primo il canestro della Vanoli.

Il pianto reggiano però prosegue: Cremona di muscoli più che di cervello continua a inanellare punti, aiutati parecchio dal nulla prodotto dalla Grissin Bon. A precipizio, Reggio sprofonda sul -17 (4-21), quando Harris all’8’ abbondante la mette indisturbato dai 6.75. Il gap s’allarga sino al -19 (6-25) che chiudono 10’ di agonia pura in cui, in casa biancorossa, non si vede neppure l’orgoglio. Col tabellone che mostra un miserrimo -20, infila quel qualcosina che ridona ai 3.500 del Bigi flebile speranze, ma le polveri restano bagnate e l’attacco continua a incepparsi davanti al muro di muscoli cremonese. Dopo 5’ di gioco del secondo quarto, la Vanoli ha già toccato quota 39 (mentre Reggio piange sui suoi 18). Alla disperazione se ne aggiunge altra sul finire di quarto. Con 100” da giocare della prima parte, James realizza in sospensione il canestro del -20 ma atterra malissimo ed è costretto a uscire zoppicante. Il Bigi ammutolisce sulla provvidenziale sirena che manda negli spogliatoi sul triste 32-49.

Dal tunnel la Grissin Bon non esce certo con gli occhi di tigre e le cose peggiorano pure quando Aradori, dolorante a una coscia, deve mettersi seduto. Con le rotazioni ai minimi storici, i reggiani continuano a collezionar ferri, prendersi stoppate (Biligha superstar) e a subire l’inverosimile. Menetti ci prova con un quintetto più mobile e atletico (sotto Polonara e il redivivo James, rientrato dopo la scavigliata), ma l’andazzo non cambia. Nell’ultimo quarto la Grissin Bon entra così sul polare -23 e poco importa se alla fine della fiera lo scarto si riduce a 17, perché l’amarezza fra il pubblico che defluisce dal Bigi resta infinita, così come le invocazioni al “messia” Rimas Kaukenas che, vista la situazione, dovrà far tanto. E non solo in campo.

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