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«Sono un esordiente al servizio del team»

di Linda Pigozzi
«Sono un esordiente al servizio del team»

Kaukenas riparte da Reggio: «Ho ancora il fuoco dentro»

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REGGIO EMILIA. «Mi mancava avere un obiettivo, una motivazione. Il migliorare. Mi mancava la pelle d’oca, mi mancavano le emozioni, quelle negative e quelle positive. I tifosi, lo spogliatoio. Tutte le sensazioni che porta il basket».

Eccolo, Rimas Kaukenas, sei mesi dopo l’addio alle scene.

Sei mesi, il periodo di «un lungo infortunio» come l’hanno definito nel presentare il campione, per la seconda volta in tre anni, l’ad Dalla Salda e il ds Frosini. E lui, a quasi 40 anni tonico più che mai, che interviene e scherza dicendo: «Un infortunio alla testa».

Eccolo, il fuoriclasse lituano che, voce roca e occhi decisi, rivela: «Ho tanta voglia di giocare: dentro di me c’è il fuoco. Avevo scelto di smettere ed è stata la decisione più difficile della mia vita. Il problema alla spalla mi aveva fatto venire tanti dubbi. Il dolore mi aveva portato a prendere quella decisione. Ho continuato ad allenarmi, ma mi chiedevo perché lo facessi. Mi mancava un obiettivo, una motivazione. Il mettermi al lavoro per migliorare. Quando la spalla ha iniziato a non farmi più male, quando ho cominciato a star bene, ho capito che avrei voluto tornare in campo. La mia vita senza basket non ha mai avuto un suo ritmo, anche perché c’è stato un trasloco e tante cose da organizzare per la mia famiglia. Il mio sfogo era la corsa perché dopo il periodo di riposo estivo sentivo che il mio corpo aveva bisogno di prepararsi per una nuova stagione».

Sentiva che era il momento di ritornare. Corteggiato da altre, Reggio s’è rivelata l’unica scelta possibile.

«Mi hanno cercato quattro club, dei quali uno italiano, ma non li ho considerati. Reggio era l’unica opzione possibile per me. Qui mi sento a casa, mi sento bene. Ho trovato una bellissima vita che sia io, sia la mia famiglia abbiamo apprezzato».

Eppure Reggio ha portato con sé anche l’amarezza di due finali scudetto perse. Desiderio di rivalsa? Stimolo per ritornare?

«Le due finali perse sono state per me grandi delusioni. L’ultima, poi, pensavo di poterla vincere. Purtroppo Vova e Darjus (Veremeenko e Lavrinovic, ndr) non stavano bene, mentre Milano era completa e aveva tutti i giocatori in ritmo. Un peccato. Un grande peccato. Poi realizzi che è successo e vai avanti. Fai di più, vuoi fare di più. Ovvio che dobbiamo fare di più».

Qui per completare l’ “opera”, dunque.

«Difficile dirlo ora da rookie - ride - devo capire come funziona la squadra. Non sono qui a cambiare tutto, a rompere qualcosa, anche perché i ragazzi hanno fatto un buon lavoro. Sono qui per aiutare. In questo caso è importante continuare la strada non cambiarla. Io voglio vedere come andranno queste due settimane prima della partita (Rimas esordirà in campionato il 22 gennaio con Caserta, ndr) poi vedremo. Serve tempo per imparare i giochi e conoscere i compagni, perché ci sono anche nuovi giocatori e non so come poterli aiutare».

Sulle avversarie e sugli equilibri del campionato, il fuoriclasse lituano un’ideuzza però già se l’è fatta.

«Ho seguito il campionato per capire cosa è cambiato: Caserta ha fatto un grande salto di qualità, Venezia ha molto di più, Capo d’Orlando sta facendo una bella stagione».

Poi c’è Milano. «Secondo me giocare tre partite a settimana è pesante. Bellissimo ma pesante. Puoi avere tanti giocatori, ma può essere un problema gestirli: ci sono momenti in cui uno perde il ritmo e un altro lo riprende. Milano ha bisogno di tempo e pazienza, perché è la prima volta che l’Eurolega ha questa formula e a Milano non sono abituati a questi ritmi».

Con il club reggiano, Kaukenas ha raggiunto un accordo sino al termine della stagione.Dopo il 30 giugno si vedrà se proseguire insieme. E ora che le ha staccate dal chiodo e se le è rinfilate, le scarpette Rimas non sembra avere intenzione di togliersele.

Il futuro? «Non penso a quanto potrò ancora giocare. Vediamo come andrà la stagione. Nei giudizi dobbiamo tutti essere onesti e giusti, bisogna sempre esserlo. Era arrivata un’offerta come coach, ma non ho voluto neppure sapere chi me l’avesse fatta».

Così come non può pensare a un futuro reggiano in un altro ruolo che non sia quello di giocatore. «Fino a che sono un giocatore penso solo al campo, dedico giorno e notte a pensare a migliorare. Non sarebbe corretto pensare ad altro. Il mio solo pensiero è aiutare la squadra. Sono tornato qui, da rookie, per farlo».

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