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Baschi sulla via Emilia? No, è l’ Atletico Bilbagno

di Andrea Munari
Baschi sulla via Emilia? No, è l’ Atletico Bilbagno

La società da oltre dieci anni lavora tutti i giorni a Bagno con bambini e bambine Il nome si ispira alla storica società Athletic Bilbao per i forti valori che esprime

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REGGIO EMILIA. Usare lo sport e, il calcio in questo caso, come prima forma di integrazione non solo culturale ma anche sessuale.

Questo è lo spirito che da sempre anima la società Atletico Bilbagno, che crede fermamente in questo suo progetto per lavorare al meglio sulla crescita dei ragazzi, soprattutto come uomini prima ancora che calciatori. Crescere insieme sul campo da calcio, bambini e bambine, per riuscire a condividere ogni tipo di esperienza e capire cosa vuol dire stare all’interno di un gruppo come quello che può essere una squadra di calcio.

COME LORO, DIVERSI DA LORO. La curiosità del nome è però particolare, che ricorda la formazione spagnola dell’Athletic Bilbao. «Il nome l’abbiamo ereditato da una formazione di Bagno che disputava il campionato amatori - spiega il presidente dell’Atletico Bilbagno Tony Miosi - Erano un gruppo di ragazzi che quando ha dovuto scegliere se smettere di giocare o iniziare a portare i bimbi in campo ha deciso di intraprendere questa direzione».

La scelta di questo nome ha anche una vena romantica perché la storia dell’Athletic Bilbao è una storia fatta di romanticismo, passione e valori forti legati al territorio, «come sono i nostri nei confronti della nostra comunità di Villa Bagno».

Anche lo stemma è molto simile: solo che in quello del BilBagno al posto dello scorcio di Bilbao c’è il campanile della chiesa di Villa Bagno.

Legati al territorio come i bachi della terza squadra del campionato spagnolo, ma non chiusi come gli zurigorri, come si chiamano, nella loro lingua, i tifosi della squadra basca.

A differenza dei baschi, molto restii ad accettare giocatori spagnoli di altre regioni, i dirigenti dell’Atletico Bilbagno fanno dell’integrazione la prima mission delle loro squadre del settore giovanile. L’obiettivo della società è comunque ben definito in ognuna delle persone che è parte attiva dell’Atletico Bilbagno «Vogliamo riuscire a lavorare sull’integrazione dei nostri ragazzi attraverso lo sport, sia da un punto di vista sessuale che culturale. O per lo meno ci proviamo anche perché a Bagno c’è una storia calcistica femminile importante e lo sport deve essere un mezzo per affrontare le tematiche sociali che ci coinvolgono».

IL PROGETTO. Il progetto che sta portando avanti la società però incontra anche qualche difficoltà, perché se è facile far capire a dei bambini che per divertirsi e giocare insieme su un campo da calcio non importa se si è di culture diverse o se uno è un maschio o una femmina, altrettanto non si può dire per gli adulti, che in certi casi faticano a comprendere questa filosofia: «Non è sempre facile far capire questa situazione ai genitori, ma questo lo riscontriamo tutti i giorni, nella scuola e nella vita quotidiana, non solo su un campo da calcio. La nostra filosofia è che l’integrazione deve essere totale.

È ovvio che è bello vincere le partite, piace a tutti sia a noi che ai ragazzi in campo, però la cosa importante è che i bambini e le bambine vengano qua per divertirsi. In questi anni abbiamo avuto anche alcune bambine che si sono avvicinate al calcio attraverso la nostra società, però questo non è sempre facile perché rimangono i pregiudizi per cui le bimbe non devono giocare a calcio. Tra i bimbi sul campo invece tutti questi problemi non ci sono e giocano insieme fino a quando è possibile, ovvero fino all’età di 12 anni, dopodiché le ragazze devono andare nelle squadre femminile. È un clichet difficile da superare. I nostri bimbi iniziano a venire qua dall’età di 5 o 6 anni e per loro è assolutamente normale giocare insieme fino ad una certa età».

PRIMO, EDUCARE. La società, ancora giovane, è comunque in forte crescita: «Siamo nati da “soli” dieci anni, con una squadra mista di bambini e bambine, però ho ancora ben impresso il ricordo del primo torneo a cui abbiamo partecipato. Nonostante avessimo perso tutte le partite al ritorno i bambini cantavano a squarciagola sul pulmino e questa è stata la molla che ci ha dato la spinta necessaria per partire. Non è facile perché il lavoro che viene svolto in società è fatto tutto come volontariato, però adesso siamo cresciuti molto e continueremo a farlo. Adesso abbiamo almeno 2 allenatori per squadra, in alcune formazioni arriviamo anche a 4. Tutti hanno fatto i corsi appositi perché prima di tutto devono essere degli educatori sul campo. Sono a contatto con i bambini tutti i giorni. Siamo una scuola calcio – conclude Tony Miosi - e vogliamo che i nostri ragazzi crescano sia sotto l’aspetto umano che calcistico e ci teniamo ad avere questo doppio ruolo per noi molto importante».

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