«Sangue lituano cuore reggiano»
Il tributo dei tifosi al fuoriclasse di nuovo sul parquet
REGGIO EMILIA. Inizia con gli applausi e finisce con gli applausi, meritati in campo e non solo figli dell’affetto, il gran rientro di Rimantas Kaukenas. In mezzo brividi, un poco di inaspettata timidezza iniziale cancellata dalla consueta rabbia, tante perle di classe e un canestro a 7” dalla sirena del 40’ che ha fatto sognare. La guardia lituana entra dopo poco più di 4’del primo quarto e il Bigi prima ammutolisce, come a prendere un bel respiro, e poi esplode in un lunghissimo applauso. Il terzo di serata, dopo quello che ha accolto Kaukenas mentre sale dalle scalette degli spogliatoi per il riscaldamento e dopo quello roboante al momento dell’inno nazionale e delle presentazioni delle squadre. In quel momento dalla curva di via Guasco sbuca un grande striscione bianco, «Sangue lituano, cuore reggiano. Bentornato Rimas», bell’omaggio del tifo biancorosso al capitano della scorsa stagione.
Se l’emozione è tanta per chi sta a sedere, figurarsi per chi è campo con tutti gli occhi addosso. Il primo quarto di Rimas è timido, come cercasse di non sporcare, guardando sempre al passaggio prima che al tiro, a meno che la situazione non costringa ad altro. La ruggine va via all’inizio del secondo periodo, con una penetrazione alla Kaukenas chiusa da un tiro alla Kaukenas, una bellissima lacrima in arcobaleno che fa pensare ai “vecchi tempi”, lontani in realtà poi pochi mesi.
Da lì è un ritorno a casa, con tanta grinta, tanti eccellenti passaggi figli di intelligenza e letture, e un non troppo sorprendente feeling con Lesic, un lungo vecchia scuola dal linguaggio tecnico simile. Basta un tempo, in pratica, perché Kaukenas sia di nuovo lui, il vecchio fuoriclasse da gestire per averlo nel finale, e il mastino che martella gli arbitri in ogni azione: forse il trio in grigio sarà stato il meno contento di rivedere la maglia 13. Nel finale, lui ci prova a regalare altri brividi, segnando uno splendido cesto in penetrazione sulla linea di fondo che regala il +1. Poi, le follie del finale, il supplementare e il quinto fallo che lo condanna all'uscita. E a soffrire in panchina assistendo alle pazzie conclusive.
Riccardo Cervi. «Noi adesso dobbiamo pensare solo a lavorare, e magari a recuperare qualche assenza. Non ci sono formule magiche né altro, dobbiamo solo lavorare in palestra, adesso abbiamo delle grandi difficoltà tecniche e ci mancano automatismi, è innegabile». Non gira attorno ai problemi della sua Grissin Bon il lungo Riccardo Cervi: «Questa era una gara da vincere, abbiamo fatto tutt’altra prestazione rispetto a Cremona però alla fine non siamo riusciti a chiuderla, ci sono delle sofferenze ed è inutile girarci attorno. Come se ne esce? Col lavoro, è l’unico modo».
Si tornerà al lavoro con un probabile rinforzo, il centro Reynolds: «Ci potrà dare una mano, anche per allungare le rotazioni. E ci aiuterà in allenamento, parlo per la squadra e parlo per me: potermi allenare ogni giorno contro un giocatore di qualità è ovviamente importante, un’opportunità da sfruttare per tutti», spiega Cervi. Oltre a Reynolds, si spera di vedere i lungodegenti: «Se riusciamo a recuperare qualcuno degli infortunati avremo dei vantaggi, in questo momento siamo in difficoltà. Io, personalmente, sto meglio. Ho avuto qualche problema nelle scorse settimane ma adesso va tutto molto meglio».
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