Con Reggio un feeling mai iniziato Per Leonardo sette mesi difficili
Il tecnico pugliese non ha avuto dalla sua parte il pubblico nemmeno quando la squadra era in alto All’inizio Colucci sembrava avere saldamente in mano lo spogliatoio, poi sono emerse delle crepe
REGGIO EMILIA. Sette mesi e 13 giorni. È questo il lasso di tempo passato tra la presentazione ufficiale di Leonardo Colucci e l’annuncio dell’esonero arrivato ieri.
Sette mesi e 13 giorni nei quali tra il tecnico di Cerignola e Reggio l’amore non è mai sbocciato, anche quando la classifica sorrideva ai granata
L’allenatore era stato scelto perché individuato come un emergente, con un passato da calciatore granata e la voglia di misurarsi come allenatore per la prima volta di una squadra professionistica.
A Reggio il suo rapporto con la tifoseria si è però incrinato molto presto e non per forza per colpa sua. Molto presto l’esigente pubblico granata, che freme dalla voglia di tornare in B, ha iniziato a lamentare l’assenza di gioco, anche quando la squadra era a un passo dal primo posto e nemmeno le altre esibivano calcio champagne.
Nei primi mesi di campionato il mister sembrava però avere in mano la squadra. E la pizza del giovedì sera, pagata da Leo, attestava uno spirito di gruppo molto forte. Colucci appariva come un sergente di ferro, in grado di tenere in riga i più giovani e spronare lo spogliatoio. Poi è emersa qualche crepa e anche un po’ di insofferenza da parte di alcuni giocatori. Il 17 ottobre a Padova Maxime Giron ebbe un gesto di stizza verso l’allenatore che lo riprendeva in modo plateale a bordo campo. Niente di drammatico, ma forse la spia di un malessere.
I modi diretti del mister, qualche risposta tagliente, hanno provocato anche un po’ di malumore nei giornalisti. Il 14 dicembre, dopo la vittoria casalinga con la Feralpisalò, in sala stampa Colucci aveva esordito così: «Le persone vere dovrebbero essere ben accette. Conosco tante maschere ma pochi volti. Apprezziamo le persone vere». Una risposta a chi criticava il suo modo di essere passionale e senza filtri.
A dicembre infine la parabola discendente della Reggiana ha iniziato ad affossare il suo condottiero. Nel gruppo sono emerse crepe e alcuni giocatori hanno evidenziato atteggiamenti non professionali fuori dal campo. Sul finire del mese è apparso chiaro che alcune pedine, fino ad allora fondamentali, erano ormai ai margini del progetto.
La rivoluzione di gennaio, con la partenza di tanti giocatori, ha reso chiaro a tutti che la società stava operando un cambiamento radicale.
In tutto questo c'è l'episodio, non marginale, delle dimissioni di Leo Colucci. Il 22 dicembre il mister dopo il pareggio con il Bassano aveva offerto alla Reggiana una via d'uscita. Un gesto che ha colto tutti alla sprovvista, con il patron Mike Piazza che su due piedi ha respinto le dimissioni, con grande dispiacere dei tanti che avrebbero voluto fossero accettate.
Con il passare dei giorni in seno alla società deve però essere maturato il convincimento che l’avventura del tecnico era ormai alla fine. Non era un mistero per nessuno che la sfida con Venezia era decisiva e secondo alcuni persino una vittoria non avrebbe cambiato di molto le carte in tavola.
Inevitabilmente a questo punto ci si chiede, in molti si sono posti la domanda, se non sia stato un errore non essere intervenuti durante la sosta, dando modo al nuovo tecnico di prendere le misure con la squadra.
Ma ormai anche questi ragionamenti sono già consegnati agli archivi e sono da addebitare agli esperimenti di una stagione che è stata indicata fin dall’inizio come un anno zero.
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