’Ndrangheta, Agnelli rischia il deferimento
Malagò: «Attendiamo l’indagine, involontarietà possibile». Esclusa la penalizzazione per la Juventus
TORINO. Nel giudizio, come nell'associazione, «è tutto molto veloce», ma «bisogna avere pazienza e capire come stanno veramente le cose». Il presidente Andrea Agnelli e la Juventus rischiano il deferimento alla giustizia sportiva, al termine degli accertamenti nati dopo l'inchiesta della Procura di Torino sulle infiltrazioni della 'ndrangheta in curva, ma il presidente del Coni Giovanni Malagò predica cautela.
«Invito tutti a non esprimere giudizi fino a quando non si capisce come stanno le cose», è l'appello del numero uno dello sport italiano a chi gli chiede di commentare quanto sostenuto da Giuseppe Pecoraro nell'avviso di conclusione delle indagini della Procura Federale. Sette pagine nelle quali Agnelli e la Juventus vengono chiamati in causa in base all’articolo 1 bis, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva perché non impedivano «a tesserati, dirigenti e dipendenti della Juventus di intrattenere rapporti costanti e duraturi con i cosiddetti 'gruppi ultras' anche per il tramite e il contributo fattivo di esponenti della malavita organizzata».
Accuse mosse anche ad altre tre persone, tra dirigenti, ex dirigenti e funzionari del club, che dopo una lunga indagine sulla 'Ndrangheta in Piemonte la Procura di Torino ha ritenuto irrilevanti sotto il profilo penale. Nessuno, alla Juventus, sospettava di parlare con personaggi legati alla criminalità organizzata, è la conclusione a cui sono giunti i giudici torinesi, che avevano interrogato i dirigenti del club.
Pronti ad essere ascoltati anche in sede di giustizia sportiva nei confronti della quale «ha già dimostrato fattivamente la propria disponibilità a collaborare». Le carte sono ora in mano all'avvocato Luigi Chiappero, principe del foro torinese e legale di fiducia della Juventus. In caso di responsabilità «è probabile che in sede dibattimentale la Procura Federale possa chiedere l'inibizione», spiega l'avvocato Mattia Grassani, esperto di diritto sportivo, che invece esclude «la penalizzazione di punti in classifica» quale massima sanzione ipotizzabile per il club. Sempre che le responsabilità vengano dimostrate.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
