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L’eroe del derby racconta «La rovesciata? Istinto»

di Juri Panciroli
L’eroe del derby racconta «La rovesciata? Istinto»

Carlini alla terza convocazione in granata ha trovato con il Modena il primo gol «Ho fatto spesso l’esterno di fascia, sono abituato a correre e mi piace svariare»

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REGGIO EMILIA. «Ci tenevamo a fare bene questa partita perché sappiamo come a Reggio sia molto sentita quindi siamo contenti per il risultato, per i tre punti e, personalmente, anche per il bel gol fatto. Diciamo pure che in generale è stata una buona giornata». Alla terza convocazione l’ex Casertana Massimiliano Carlini ha segnato, al secondo giro di lancette della ripresa, il suo primo gol in maglia granata proprio sotto la curva modenese, zittendola, con una rovesciata strepitosa.

Come si è inventato un gol del genere?

«E' stata una giocata d’istinto perché ho visto la palla alta e l’istinto stesso mi ha portato a fare quel gesto tecnico che ci ha regalato la vittoria».

Al di là della rete segnata si è visto un Carlini lottare su tutto il campo.

«In carriera ho fatto spesso l’esterno di fascia quindi sono abituato a correre e trovandomi qua, a giocare dietro le due punte, cerco di abbinare le mie doti atletiche a quelle tecniche mettendole a disposizione del collettivo e dei compagni… poi quando arriva la gioia personale ben venga».

È una posizione nella quale si trova a suo agio?

«Il tecnico mi lascia svariare per tutto il campo, coprendo tutti ruoli già fatti in passato, perciò mi adatto all’avversario. Inizialmente il Modena accorciava sempre, lasciandoci pochi spazi e creandoci qualche difficoltà ma quando, dopo aver subito il gol, sono stati costretti ad aprirsi di più è emersa la nostra ottima qualità di palleggio e questo ci ha permesso di disputare una seconda frazione migliore della prima».

Una vittoria importante che avete saputo difendere con le unghie e con i denti fino al novantesimo.

«Sono qua da tre settimane ed ho capito subito di aver trovato un grande gruppo infatti in campo ci si aiuta l’uno con l'altro e quando c'è da soffrire siamo noi attaccanti i primi a mettersi a disposizione dei compagni e questo fa sì che si sia formato quel giusto mix per essere una vera squadra».

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