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Il Gobe, eterno Peter Pan è sua la più completa collezione di Air Jordan

di Massimo Sesena
Il Gobe, eterno Peter Pan è sua la più completa collezione di Air Jordan

Roberto Della Corna ha raccolto tutti i trentun modelli delle scarpe che oggi sono autentici oggetti di culto

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REGGIO EMILIA. Ci sono passioni, nella vita, che ti conquistano da bambino e non ti lasciano più. Quasi sempre c’entra lo sport. E c’entrano loro, i campioni, le “leggende” che riempiono i tuoi sogni di bambino e magari non ti mollano nemmeno dopo, quando il bambino è diventato grande.

Ne sa qualcosa Roberto Della Corna, per tutti “il Gobe”, uno dei volti più noti della “tribù” del basket reggiano, per anni “ombra” di Piero Montecchi e oggi uno dei principali collezionisti italiani di “Air Jordan” le scarpe con il logo stilizzato di Michael Jordan intento a schiacciare a canestro.

Nella sua casa al quartiere Orologio li ha sistemati su alcune mensole: sono i trentun modelli di Air Jordan finora immessi sul mercato. Il Gobe li ha collezionati tutti, da quelle che attualmente si trovano in commercio fino ai pezzi più rari. «Una collezione simile - dice senza nascondere un pizzico di orgoglio - c’è a Bologna, ma si tratta di un negozio...».

«E tra i pezzi più rari c’è sicuramente questa» dice mostrando una scarpa destra, avvolta nel domopak come tutti gli altri esemplari, esposti solo singolarmente, ovvero con unqa scarpa sola invece di due («perché così voglio scoraggiare i ladri» dice. Si tratta di una Jordan Due, uno dei rari modelli fabbricati in Italia, nel 1985, quando il marchio era ancora della Nike e la Nike aveva la sua sede italiana proprio a Reggio Emilia.

«E’ lì - dice -che ho iniziato a collezionare i modelli, acquistandoli direttamente dall’azienda in cui in quel momento lavoravo». E quella Jordan Due è oggi il pezzo più pregiato della intera collezione. «Il valore? Si parla di 31mila euro: la quotazione? La fanno i collezionisti». Collezionisti che, a quanto pare, nel mondo sono tanti e - per l’approccio che hanno a quelli che considerano a tutti gli effetti oggetti di culto - assomigliano molto agli appassionati dei prodotti Apple.

Invero, il “caso” di Roberto Della Corna è leggermente diverso. E prende le mosse proprio dalla sua infanzia, passata a coltivare una passione, quella per la palla a spicchi. Prima come giocatore delle squadre giovanili e poi come tifoso-supporter-fan. E proprio giocando a basket, ad esempio, Roberto viene “battezzato” con un soprannome che non lo abbandonerà mai più: «A chiamarmi per primo in questo modo, Gobe, è stato un allenatore molto noto a Reggio, Giovanni Iori che mi chiamava così perché mi vedeva spesso giocare un po’ ingobbito, nel tentativo di rubare il pallone a chi era più prestante di me dal punto di vista fisico. Poi magari ero talmente preso dal gioco che anche quando finiva l’allenamento o la partita mi restava quel modo di camminare».

A quell’epoca, ovviamente, come ogni ragazzo della sua età, Roberto si nutriva di miti. Come quello di Wilt Chamberlain, forse il più grande cestista di tutti i tempi, che nel 1967, mentre è in forza ai Philadelphia 67ers, ed è già una leggenda, riceve la lettera di un ragazzino di Reggio Emilia, Italia. E gli risponde mettendo in una busta con l’indirizzo del quindicenne Roberto Della Corna una sua foto autografata con dedica.

Una foto, con relativa busta, che oggi fa il paio con un’altra foto, quella della squadra dei Boston Celtics. Perché per tenere in qualche modo a bada i suoi sogni, Roberto aveva scritto anche a loro. Che gli avevano risposto con questo dono che oggi, cinquant’anni dopo, il “Gobe” mostra con lo stesso entusiasmo di allora. Perché è così che si coltivano le passioni, perché è così che si diventa fan di Michael Jordan, al punto da arredare la sua camera con il poster orizzontale che mostra l’”apertura alare” di Jordan e con la sagoma a grandezza naturale del “più grande giocatore di basket di tutti i tempi». E le scarpe? Nella collezione di Della Corna, quelle di Jordan sono il cimelio mancante: «Le saprei riconoscere - dice il Gobe - perché Jordan calza due numeri diversi: il 13 a sinistra e il 13 e mezzo a destra».E per finire, insieme ai cimeli, nella camera del Gobe c’è un posto speciale anche per il “Papero”, l’amico Piero Montecchi, forse il più genuino talento che il basket reggiano abbia partorito.

Il Gobe indica la foto formato poster di Montecchi in azione: «Ora - dice - sta a Miami... Un giorno lo raggiungerò» dice. Del resto, che sarà mai un volo transoceanico per un eterno peter pan?

massimosesena

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