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Non trovano lo sponsor sulle maglie ci va la onlus

di Aldo Spadoni
Non trovano lo sponsor sulle maglie ci va la onlus

Al Buco del Signore l’Athletic Futsal una squadra “autogestita” di ragazzi gioca con il logo dell’Aima, associazione che si occupa dei malati di Alzheimer

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REGGIO EMILIA. L'Athetic Futsal Reggio è una piccola società di calcio a 5 che ha sede nella prima periferia di Reggio Emilia e precisamente a Buco del Signore; formata in gran parte da juniores ed under 21 partecipa con ottimi risultati da quattro anni all'attività amatoriale.

Un progetto nato dal nulla, in una zona dove il calcio con Falk-Galileo, Fides, e Tricolore Reggiana da sempre sforna giovani promettenti calciatori.

Molti di questi ragazzi per i più svariati motivi avevano abbandonato sia il calcio sia l'attività sportiva e li si trovava a fare la classica partitella tra coetanei sulle piste degli oratori e dei circoli presenti nella zona.

Un peccato vedere queste giovani generazioni lasciate a se stesse, senza un vero e proprie obiettivo sportivo; sentite le varie problematiche di questo abbandono legate soprattutto agli impegni personali e di studio, avevano preferito abbandonare.

Nel 2012 con un manipolo di adolescenti l'Athletic Reggio abbracciò il progetto, poi i programmi della società negli anni cambiarono dando priorità all'attività calcistica piuttosto che al futsal. Per non gettare quasi tre anni di lavoro svolto, è nato spontaneamente l'Athletic Futsal Reggio che ha così continuato la sua attività.

Il presidente Alberto Davolio anima del team parla di questa società che soprattutto sta lavorando non solo nell’ambito sportivo, ma soprattutto sociale e della solidarietà.

Presidente ci spieghi quali sono le finalità che vi hanno fatto intraprendere questo cammino?

«L'idea è stata quella di offrire ai ragazzi l'opportunità di fare sport senza pressioni e soprattutto con una mentalità diversa da quella che spesso vediamo su campi e in pista, questo non significa comunque non avere progetti ambiziosi anche dal punto di vista dei risultati».

Non dev’essere stato facile iniziare...

«Per niente. Ad un certo punto abbiamo anche rischiato di doverci arrendere. Quando sembrava che tutto dovesse finire, ci siamo impegnati per non far fallire un sogno nato nel 2012-2013, ci siamo rimboccati le maniche e con una pesante autotassazione abbiamo continuato il nostro progetto».

Lei parla di autotassazione, ma come è possibile che non abbiate trovato aiuti dal punto di vista delle sponsorizzazioni?

«Questo è un argomento delicato, trovare sponsor oggi giorno non è facile, soprattutto se non fai attività federale, il peccato che nessuno creda in questo progetto nonostante i grandi risultati non solo sportivi che abbiamo ottenuto. Nella zona le realtà economiche che ancora funzionano sono tante, ma probabilmente la nostra politica sociale non interessa, certamente dispiace in quanto questi ragazzi meriterebbero di essere aiutati».

Che cosa avete vinto e cosa avete fatto in questi anni?

«Nella prima stagione abbiamo vinto l'Open C (girone) del Centro Sportivo Italiano, ottenendo la promozione, poi abbiamo abbracciato la causa della Lega Calcio Uisp che più si avvicinava alle nostre idee, vincendo regoular season e secondo posto in Eccellenza, lo scorso anno poi abbiamo trionfato in serie B sia nella regoular season sia nei play-off". "Ai campionati vanno aggiunte le vittorie in tornei importanti come il Riviera di Rimini, il Città di Ponte Rodoni, il Città del Tricolore ed il Memorial Rocca per citarne qualcuno; organizziamo manifestazioni e partecipiamo, mezzi economici permettendo ad attività regionale e nazionale, oltre a collaborare con la Lega Calcio Uisp nelle varie iniziative».

Chi dovete ringraziare per tutto ciò?

«In primis la Lega Calcio Uisp e tutto il direttivo provinciale Uisp, sempre sensibili ad iniziative rivolte al sociale, ma anche ragazzi e famiglie che compatibilmente a impegni di studio e lavoro danno il loro apporto».

Sulle maglie in questa stagione avete messo il logo di Aima, cosa vi ha spinto a fare questo?

«Piuttosto di non avere nulla, abbiamo scelto di mettere sulle maglie gratuitamente il logo di una Onlus che opera con gli anziani affetti dalla patologia del morbo di Alzheimer e dalla demenza, patologie che cambiano la vita delle persone colpite da questa malattia e anche delle loro famiglie e amici. Ci è piaciuto lo slogan “Per non dimenticare chi dimentica” e presi i contatti con l’Associazione abbiamo iniziato una collaborazione per divulgare tutto ciò che viene fatto, tutti i giocatori potrebbero un giorno trovarsi a dover affrontare tale problema».

Cosa state facendo per farvi conoscere?

«Abbiamo una bellissima pagina Facebook che i ragazzi aggiornano quotidianamente, abbiamo appena organizzato grazie all'Uisp lo storico Città del Tricolore che ad oggi è il torneo più vecchio presente sul territorio, in futuro saremo certamente come negli ultimi anni alla Festa Uisp alla Vasca di Corbelli dedicando una giornata ai più piccoli e non per ultimo il progetto di passare una giornata (giocatori e famiglie) in una comunità di recupero proprio per far conoscere questa realtà ai nostri giovani atleti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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