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Michele Malpeli, un team manager con la Reggiana nel Dna

di Primo Bertani
Michele Malpeli, un team manager con la Reggiana nel Dna

Lo zio Egidio, attaccante del 1954, militò in granata ai tempi di Giorgio Sereni. Lui debuttò in granata nell’estate del 2005, dopo il fallimento

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REGGIO EMILIA. Michele Malpeli deve aver toccato il cielo con un dito quando Andrea Grammatica, leggendo il suo curriculum, l’ha convocato in sede lo scorso luglio, assegnandogli il ruolo strategico di team manager. Squadra del suo cuore e della sua città.

Va ricordato che il calcio e la Reggiana sono sempre stati un affare della famiglia Malpeli. Lo zio Egidio, attaccante del 1954, militò in granata ai tempi di Giorgio Sereni, Bruno Giorgi ed Ezio Galbiati, a cavallo tra il 1970-'80; Michele Malpeli, classe 1978, ancora bambino, andava sempre al Mirabello accompagnato dal padre. Alla Reggiana lui ci è prima arrivato da giocatore, firmando tra l'altro la storica promozione del 2008 dalla C2. La fortuna nella vita conta, ma c'è molto merito personale dentro la carriera tutta in salsa padana e a “chilometro zero”, di questo solare ragazzo del Po, faccia da gringo, cresciuto fra la nebbia della Bassa e la sconfinata campagna di Lentigione.

A parte una stagione al Frosinone, fatto rarissimo, ha sempre giocato incredibilmente a un tiro di schioppo da casa: sei anni nelle giovanili del Parma, sino alla Primavera, poi tre stagioni da sogno a Brescello, in C1. «Andavo al campo in scooter, l’allenatore era Giancarlo D'Astoli, un grande maestro. C'erano Simone Inzaghi, Cossato, Borgobello e Arnaldo Franzini, che realizzò al Giglio il pari con una monumentale Juventus in Coppa Italia, dopo il gol di Antonio Conte. Nel ritorno - ricorda con orgoglio Malpeli - quando giocai, ho potuto lottare con gente come Del Piero e molti altri campioni. Tanta roba».

La parentesi al Sassuolo è durata sei campionati e di mezzo c'è anche il suo unico e indimenticabile gol fatto. «Contro il Meda di Stefano Mauri, mi è riuscito il classico tiro della domenica, con la palla che è entrata nel sette».

Eccolo alla Reggiana: il debutto nell’estate del 2005, dopo il fallimento che aveva fatto tabula rasa. «Siamo andati in ritiro in dieci ed avevamo i palloni contati - ricorda -. Dopo Foschi è venuto Alessandro Pane, con due anni di lavoro e con persone come Vito Grieco e Paolino Ponzo e i gol di Andrea Catellani, abbiamo coronato un sogno. Tutto questo lo porto ancora d'esempio, sono stati momenti epici, perché siamo riemersi dall’inferno».

Malpeli era un guerriero, con carisma da vendere, quello che aveva nelle corde il fiato per suonare la carica al gruppo. «Bisogna avere fiducia nei giovani, come i nostri Sabotic e Spanò, loro avranno un futuro importante. Poi ci sono, è vero, giocatori più esperti, che hanno accumulato anni di spogliatoio, come Trevisan, Marchi, Bovo e Genevier. L'importante è riuscire a trasmettere il messaggio che la nostra è una maglia importante».

Sul futuro Malpeli non si sbilancia. «Dove arriveremo non lo so. Dico che siamo messi bene, perché c'è un progetto dietro di grande prospettiva, con Mike Piazza si sta andando nella direzione giusta ».

Malpeli non ha ancora smesso di giocare. Dopo la parentesi di Carpi è finito in eccellenza, a Colorno e alla Sanmichelese. «Adesso gioco nel Delta, negli amatori Uisp, e lavoro a Modena in un negozio sportivo - puntualizza -. Sto in allenamento per il Torneo della Montagna, Leguigno è la mia dependance estiva».

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