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Il “Battagliero” della Pieve 40 anni di calcio e passione

di Jacopo Della Porta
Il “Battagliero” della Pieve 40 anni di calcio e passione

Ogni lunedì nel campo della frazione guastallese c’è una partita aperta a tutti Le regole sono semplici: chi si presenta, dai ragazzini ai pensionati, gioca

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GUASTALLA. «Perché non facciamo qualcosa per chi non gioca alla domenica a pallone?». Quarant’anni fa se lo sono chiesti alcuni frequentatori dell’oratorio di Pieve di Guastalla. «È stato durante una delle tante cene che organizzavamo - ricorda Otello Gelmini, da anni gestore del bar dell’oratorio -. E subito è stata lanciata l’idea di giocare al lunedì sera. Una serata morta, dove il bar è chiuso, nessuno andava a morose o aveva altri impegni».

Da un’idea estemporanea è nata così quella che poi è diventata una vera e propria istituzione pievana: la partita di calcio del lunedì sera nel campetto più piccolo dell’oratorio, vicino a quelli regolamentari della Saturno. Per tutti, da sempre, “il Battagliero”. «Perché si chiama così? - dice Gelmini -. Perché alle nostre cene si ascoltava il celebre motivo musicale, il “Battagliero” appunto. E così qualcuno disse: facciamo anche noi un “Battagliero”. E così è stato». Un nome che si adatta alla perfezione per l’evento sportivo, perché il valzer composto dal fisarmonicista reggiano Tienno Pattacini, padre di Iller, rimanda a qualcosa di popolare e genuino, come il calcio sa ancora, talvolta, essere.[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.14881493:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.14881493:1652273276/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

La caratteristica del “Battagliero”, fin dalle origini, è la sua dimensione comunitaria, di completa apertura. Niente a che spartire con altri eventi organizzati da circoli, gruppi di amici o società sporte vere e proprie. Chiunque può presentarsi e giocare. Non ci sono limiti d'età. Si va dai 14enni che accompagnano i genitori a qualche over 60. In mezzo c’è di tutto, giovani e adulti, sportivi e sedentari. Ex calciatori e puri occasionali.

Anche sulle regole non ci si formalizza troppo. Il numero dei partecipanti è variabile: alle volte si fa fatica ad essere sette contro sette, ma non sono mancati i 14 contro 14. Non c’è l’arbitro, ci si affida al buon senso di chi scende in campo, e non c’è il fuorigioco (del resto questa regola si applica solo nelle competizioni “serie”). «Soprattutto non ci si ferma mai - dice il veterano Dino Artoni. Si gioca a gennaio, come a nel mese di agosto. Con la nebbia o le zanzare. Abbiamo giocato alcune partite in condizioni davvero difficili che avrebbero scoraggiato chiunque, non certo noi». Gelmini aggiunge: «Ci siamo sfidati su campi ghiacciati o infangati. Solo negli ultimi anni in certe condizioni abbiamo iniziato ad andare su un sintetico a Luzzara. Ma il “Battagliero” si è sempre svolto nel campetto della parrocchia».[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.14881494:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.14881494:1652273276/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Il carattere amichevole della sfida ha preservato gli atleti dagli infortuni. Non c’è quell’agonismo che talvolta invece si riscontra anche nelle partitelle tra amici e le rende pericolose per l’incolumità fisica. Il segreto sta anche nel fatto che le squadre cambiano sempre e dunque non si creano rivalità o conti in sospeso. «Qualcuno che ci tiene più degli altri a vincere c’è sempre stato - dice Gelmini - ma non si è mai andati oltre qualche parola».

A rendere quasi mitico il “Battagliero” c’è il fatto che la sua data di nascita è incerta. «Sappiamo che è nato tra il 1973 e il 1980 - ricorda Gelmini - perché il bar era gestito da mia madre Lina Bertelli. Ma l’anno preciso a dire il vero non se lo ricorda nessuno. Sappiamo solo che da allora non si è mai fermato».

La partita del lunedì è tenuta in vita da uno zoccolo duro di aficionados, alcuni dei quali con il tempo hanno iniziato a portare anche i figli, come Claudio “Ciccio” Dallasta o Roberto “Gigio” Gozzi.

Con il tempo sono state introdotte alcune innovazioni, come il gruppo di Facebook per le convocazioni e il sintetico di Luzzara quando il campetto è davvero impraticabile o occupato da altri eventi.

Ai nuovi arrivati può capitare di sentirsi chiedere di portare la volta successiva una bottiglia di Lambrusco, consumata a fine partita nello spogliatoio concesso dalla Saturno calcio. Ovviamente i partecipanti negli anni hanno condiviso tante cene insieme.

Il campetto del “Battagliero” è calcato da qualche ex calciatore dilettante, come Otello Gelmini, tornante nel Brescello in Promozione, e qualcuno gioca ancora in squadre locali. Per altri invece è l’unico momento di sport della settimana.

La tecnica e la velocità sono quelle che sono, tranne per i più giovani ed allenati. Ma un tratto comune in tutti c’è. Ed è la grande passione. Nelle giornate gelide o afose non manca mai chi sottolinea scherzando che «costa l’è pasion».

Gli appuntamenti sportivi all’ombra del campanile della Pieve in passato sono stati frequentati anche da un sacerdote, don Piergiorgio Torreggiani, ora a Luzzara. «Un terzino arcigno, molto fisico», ricorda Gelmini.

«La speranza è che questa nostra bella tradizione - dice Dino Artoni - si trasmetta anche ai più giovani e continui ad esserci ricambio generazionale. Fino ad ora ci siamo riusciti».

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