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Baggio compie 50 anni: «Un mito di tutti»

Baggio compie 50 anni: «Un mito di tutti»

Da Del Piero ad Antognoni: i grandi del calcio rendono omaggio a uno dei giocatori più amati

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«Ho avuto la fortuna di veder giocare Meazza e ho pensato a lui quando ho visto Baggio». Parole che Gianni Brera pronunciò nel 1989, quando il codino ancora non ornava la chioma di Roby, ma il suo talento aveva già conquistato tutti. Il bilancio finale fra estimatori e detrattori è nettamente in attivo per Baggio che, nel corso di una carriera quasi irripetibile, ha acceso la fantasia di tifosi, appassionati di calcio, tecnici e colleghi. Mentre si avvia a tagliare il traguardo dei suoi primi 50 anni, sabato prossimo, Baggio è ancora un’icona, un monumento al calcio, capace di attivare strani episodi di feticismo: in Giappone come Cina, dove spesso sono stati messi in commercio addirittura le lenzuola dove l'ex fantasista dai piedi educatissimi aveva dormito. I gol a Italia '90, il rigore sbagliato a Pasadena, le magie su punizione e non solo, un «questo è matto» sussurrato a Sacchi a Usa '94, il “tradimento” dalla Fiorentina alla Juve, gli infortuni e le rinascite, la conversione al buddhismo, tutto in un “divin codino”: Baggio è stato uno degli ultimi 10 ed è giusto che a ricordarlo, attraverso frasi, aneddoti, ricordi, siano proprio i colleghi di numero. Brera fu un 10 del giornalismo; a Michel Platini, invece, Baggio non è mai piaciuto. «Più che un 10, mi sembra un nove e mezzo», disse di lui il francese, dopo averlo visto all'opera con la sua ex maglia (quella bianconera), con la quale Roby vinse un Pallone d'Oro (ultimo attaccante italiano della storia a riuscirci) nel 1993, piazzandosi alle spalle di Hristo Stoichkov l'anno dopo. L'Avvocato lo definì un «coniglio bagnato», per aggiungere in seguito: «Se Baggio è Raffaello, Del Piero può essere Pinturicchio».

Meno severo lo stesso Alex Del Piero, conterraneo di Baggio e suo successore, nella Juventus come nella Nazionale azzurra. «Era un fuoriclasse, è una persona di grande qualità - le parole del Pinturicchio ideato da Gianni Agnelli -. Forse concepiamo il calcio allo stesso modo. E sono felice che, nella memoria di tanti appassionati di calcio, i nostri nomi siano uniti da un ricordo dello stesso tipo». Giancarlo Antognoni ha visto nascere calcisticamente Baggio, fra il Ponte Vecchio e la galleria degli Uffizi: lo svezzò in un caldo pomeriggio di maggio, nello stadio San Paolo, nel giorno del primo scudetto del Napoli (1987), davanti agli occhi di sua maestà Maradona. «Quel giorno - ricorda l'ex numero 10 della Fiorentina, oggi dirigente del club viola - segnò un gol straordinario, su punizione, beffando Garella».

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