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serie c femminile / SIMONE LONGAGNANI HA 24 ANNI

A Rubiera c’è il coach più giovane della regione

di Andrea Munari
A Rubiera c’è il coach più giovane della regione

REGGIO EMILIA. Svolgere il ruolo di primo allenatore non è mai facile e, non lo è a maggior ragione se ti ritrovi a farlo in Serie C e a soli 24 anni, soprattutto se sei l’allenatore più giovane...

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REGGIO EMILIA. Svolgere il ruolo di primo allenatore non è mai facile e, non lo è a maggior ragione se ti ritrovi a farlo in Serie C e a soli 24 anni, soprattutto se sei l’allenatore più giovane della categoria in tutta l’Emilia Romagna e ti ritrovi ad aver a che fare ogni settimana con delle giocatrici e dei colleghi più grandi, ma che hanno imparato a rispettarti. Simone Longagnani ha preso in mano, alla fine del mese di novembre, la prima squadra della Rubierese Volley, oltre all’Under14 con la quale ha raggiunto la semifinale provinciale. Dal momento in cui è stato promosso dalla società alla guida della Serie C, sta portando le sue ragazze a confermarsi nella fascia medio-alta di classifica.

Come si sente ad essere l’allenatore di una Serie C a soli 24 anni?

«La chiamata per allenare la Serie C è stata per me un motivo di grande orgoglio. È gratificante sapere di godere della fiducia della società nonostante la mia giovane età. È una nuova avventura e molto entusiasmante, perché fino ad ora avevo sempre avuto a che fare con il settore giovanile pur essendo all’ottavo anno da allenatore. In Serie C la pressione e la competizione è più alta e bisogna essere bravi nella gestione del gruppo».

Com’è nata la passione per la pallavolo?

«Mio padre è stato arbitro per 26 anni e io da piccolo lo seguivo durante le partite. Da lì è nato l’amore per questo sport. Quando ho iniziato eravamo solamente 8 o 9 ragazzini che provavano a mettere in campo tanta passione e a dare filo da torcere alle squadre decisamente più attrezzate della nostra».

Quando ha capito che sarebbe diventato allenatore?

«Fino a due anni fa riuscivo ad allenare il settore giovanile e giocare a livello agonistico, però avendo anche una mia attività lavorativa sono dovuto arrivare ad una scelta. Poter trasmettere ad altri la mia passione per questo sport ha prevalso sul resto. Sono sempre stato un allenatore in campo, anche se devo migliorare nella gestione della tensione».

Com’è arrivata la chiamata per allenare la prima squadra?

«Lo scorso anno, quando abbiamo vinto la Serie D ero il secondo allenatore, mentre all’inizio di quest’anno diverse vicissitudini hanno portato la società a decidere di cambiare la guida tecnica a stagione in corso. Non mi aspettavo la chiamata ma ho accettato con entusiasmo grazie ai consigli di mio padre, del mio braccio destro Valeria Bilancia e di Antonio Magnani, del quale ero il vice, che mi ha fatto crescere molto».

Le emozioni dell’esordio da capo allenatore?

«L’esordio è stato il 3 dicembre in casa di Novellara che in quel momento era prima in classifica e con soli 3 set persi. Sia io che le ragazze eravamo molto tesi. Abbiamo vinto al tie-break e a fine gara ci siamo abbracciati tutti insieme. Avevamo più di 100 tifosi al seguito che intonavano i nostri nomi. Un’emozione incredibile».

La tua giovane età viene vista come un problema dalle tue giocatrici?

«Mi sono subito confrontato con la squadra e loro hanno capito i ruoli riuscendo a seguirmi con intelligenza e umiltà. Le ringrazierò sempre per questo perché non era scontato, anche se una menzione speciale la devo fare anche per le mie ragazze dell’Under14 perché sono sempre in grado di darmi enormi soddisfazioni».

Qual è il sogno nel cassetto?

«Riuscire a fare della mia passione un lavoro a tutti gli effetti, perché sono giovane, ho tanto da imparare e ho voglia di farlo, ma cerco di non pormi limiti».

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