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Carra, allenatore dei portieri «Il Lentigione non molla»

di Mara Bianchini
Carra, allenatore dei portieri «Il Lentigione non molla»

LENTIGIONE. Nel calcio i giocatori, l'allenatore, il presidente e il direttore sportivo sono le figure che trovano maggiore spazio fra i commenti degli addetti ai lavori e del pubblico. Ci sono però...

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LENTIGIONE. Nel calcio i giocatori, l'allenatore, il presidente e il direttore sportivo sono le figure che trovano maggiore spazio fra i commenti degli addetti ai lavori e del pubblico. Ci sono però anche altri ruoli altrettanto importanti che invece vengono dimenticati o messi da una parte per mille motivi. Uno di questi è il preparatore dei portieri. Una figura che nell’ultimo decennio si sta facendo sempre più largo in questo mondo che, però, non ha ancora una sua regolamentazione. «Come allenatori dei portieri - spiega Gino Carra preparatore del Lentigione - non abbiamo una nostra sezione all’interno della Federazione ed è un ruolo che spesso e volentieri viene messo in secondo piano».

Carra è un volto ben conosciuto nel mondo del calcio dilettantistico. Nato nel 1962 ha giocato come portiere nel Mantova, Viadana, Luzzara, Sant’Ilario e soprattutto Bagnolese della quale ha vestito la maglia per ben 7 stagioni nei campionati di Eccellenza e Serie D. Successivamente ha lavorato come allenatore dei portieri prima per la società rossoblù e successivamente per Reggiana e Correggese. Ora è a Lentigione sempre in serie D.

Perché secondo lei il suo ruolo non è ancora regolamentato?

«Perché non si ha ancora la cultura dell’importanza di questa figura. Quando giocavo io era difficile che ci fosse un preparatore portieri e molti dovevano fare come ho fatto io: l’autodidatta. Ma non lo dico per farmi grande anzi, ma perché era così. Spesso e volentieri andavo a vedere i portieri e guardavo cosa facevano nelle partite, le movenze, la gestione della difesa e poi provavo a farlo anch'io. Non sempre però ci si riusciva».

Le cose per fortuna negli ultimi lustri sono cambiate.

«Si ce ne era anche la necessità perché il portiere è un ruolo molto particolare, se un portiere sa bene quello che deve fare è determinante altrimenti può fare guai».

Una domanda è spontanea: non serve anche un po’ di follia per questo ruolo?

«Certamente (ride) anche perché come mi diceva un mio vecchio allenatore “ci vuole solo un matto a buttarsi con le mani e la faccia sui piedi di un giocatore che sta tirando un pallone” ed in effetti ha ragione. Però è anche un ruolo difficile nel quale serve tanta personalità e tecnica».

Quali sono le caratteristiche di un buon portiere?

«Deve parlare tanto con la difesa e deve riuscire a leggere prima di tutti quello che potrà accadere in campo. E non è da tutti. Perché non tutti possono fare il portiere».

Come si trova al Lentigione?

«Ho trovato un bellissimo ambiente con persone veramente fantastiche. Molto umili che non si esaltano per una vittoria ma non sprofondano nella delusione se perdono. È un ambiente tranquillo dove si può lavorare bene poi ho due portieri, Giacomo Nava e Jean Marie Borges molto bravi».

Due portieri allo stesso livello?

«In una qualsiasi squadra potrebbero giocare titolari e sono un lusso per questa categoria. Sono uniti ed hanno un bel rapporto fra di loro e questo è un ottimo punto di partenza. Poi lavorano con molta serietà e stanno migliorando partita dopo partita».

E sono molto giovani.

«Esatto e se continuano così avranno le basi per fare qualcosa di importane dopo dipenderà solo da loro. Il bello del mio ruolo è che ho a che fare sempre con giocatori molto giovani che arrivano da società professionistiche come Modena, Parma, Lazio o Sampdoria ed hanno già una certa impostazione per cui lavorare con loro, vederli crescere e stargli vicino per un allenatore è il massimo».

Il rapporto con mister Zattarin invece com’è?

«Buono. È un allenatore preparato con grande carisma, temperamento e sa gestire molto bene il gruppo riuscendo a toccare le corde giuste. La trovo una gran persona perché prima di essere dei ruoli si è delle persone e lui lo è. Non è un despota, parla con me e Matteo (preparatore atletico) dei giocatori della squadra».

Questo Lentigione invece? «Siamo lì attaccati all’Imolese e ce la giochiamo. Ci sono ancora tante partite che nulla è ancora definito e tutto può accadere. Ravenna e Correggese possono benissimo recuperare per cui bisogna stare sempre sul pezzo e non mollare neanche per un momento perché in questo campionato si può vincere o perdere proprio contro tutti».

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