“Randagios”, Colucci e il calciomercato. Parla il ds della Reggiana
Andrea Grammatica sulle scelte che hanno fatto discutere a dicembre: «Mettere fuori rosa i giocatori? Poi era difficile venderli»
REGGIO EMILIA. Le dimissioni respinte di Leonardo Colucci dopo il pareggio con il Bassano, la gestione dei “randagios” (il gruppo più dedito alle uscite infrasettimanali secondo la definizione di uno dei componenti) e la rivoluzione della rosa nel mercato di gennaio. Sono alcuni tra i temi più ricorrenti nei commenti dei tifosi, che hanno ritrovato l’entusiasmo ma puntualmente si dividono su alcune scelte di questa stagione, in particolare quelle di dicembre, il mese nero della Reggiana.
Ne abbiamo parlato con il ds Andrea Grammatica. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:sport:1.14759812:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/sport/2017/01/23/news/leonardo-menichini-verso-la-panchina-della-reggiana-1.14759812]]
Non era meglio mettere fuori rosa i giocatori coinvolti in episodi negativi fuori dal campo?
«A dicembre ci siamo resi conto che alcuni per mentalità e maturità non potevamo più continuare a far parte della Reggiana. Ma se li avessimo messi fuori rosa sarebbe stata una via di mezzo: punirli per vedere se capivano l’errore. Noi invece volevamo dare un taglio netto e avevamo bisogno di fare mercato».
Dunque sarebbe stato più difficile cederli. Però forse la Reggiana non sarebbe andata così male a dicembre...
«C’erano diversi infortunati, c’era un problema numerico e molte sfide ravvicinate. Era difficile mandare in campo una squadra competitiva».
In estate si è partiti con un allenatore emergente e una squadra zeppa di giovani. Avete rinnegato quell’impostazione?
«Il cambiamento è dovuto a motivi contingenti. Sono avvenuti fatti che non potevamo prevedere in estate, fatti che tutti sappiamo, che ti costringono a cambiare rotta. Non vuol dire che abbiamo rinnegato una scelta. Abbiamo dovuto trovare soluzioni a un problema imprevisto».
Dunque fuori alcuni giovani e dentro qualche senatore...
«L’unica cosa che potevamo fare era alzare il livello di maturità e di gestione dello spogliatoio di certi giocatori così come del tecnico per poter recuperare il terreno perduto».
Ha un rammarico per qualche giocatore che avete ceduto?
«Non è un mistero che avrei tenuto Jacopo Manconi, ma lui non era convinto di restare».
Capitolo Colucci. Quando si è dimesso non bisognava accettare le dimissioni o almeno prendere tempo? [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.14608073:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2016/12/22/news/io-picchiato-in-discoteca-da-giocatori-della-reggiana-1.14608073]]
«L’analisi è stata fatta a caldo. La squadra era prima fino a pochi minuti dal fischio finale, prima del gol del Bassano. E nello spogliatoio i calciatori si sono ribellati quando lui aveva annunciato le dimissioni...».
I risultati delle ultime gare confermano la bontà delle operazioni di gennaio, a partire dal tecnico Menichini...
«Voglio spendere una parola per Gael Genevier: è straordinario, sia come calciatore che come persona. È uno dei pochissimi che interpreta il ruolo di play in quel modo».
A destra Luca Ghiringhelli sembra sbocciato dopo la partenza di Vasile Mogos.
«In alcuni casi il dualismo può far bene a un calciatore. A Ghiringhelli evidentemente non faceva bene».
Veniamo a domenica. Una sfida decisiva con il Padova.
«Un match che arriva nel momento giusto per valutare il nostro livello di maturità. È una gara importante ma non fondamentale. Non dobbiamo affrontarla come una gara da dentro o fuori».
Anche perché il Venezia è a otto punti e anche il Parma sembra difficile a raggiungere.
«Se ci mettiamo a pensare al Venezia a più otto, rischia di essere frustrante. Adesso pensiamo a raggiungere il Padova e poi ad arrivare di slancio ai playoff».
Sotto sotto crede sia possibile un mezzo miracolo?
«Mah...il campionato è ancora lungo e noi dobbiamo provare ad allungare la striscia positiva che stiamo avendo con mister Leonardo Menichini, nel caso quelle in alto si fermino. Quando ero collaboratore di Alessandro Pane alla Reggiana, nella stagione 2007-2008, il Bassano pensava di aver vinto il campionato, poi nel finale perse tre gare e noi fummo promossi in C1 con una gara d’anticipo».
Venezia e Parma hanno speso somme considerevoli.
«In effetti hanno scavato un solco con tutte le altre: hanno fatto investimenti senza precedenti in Lega Pro».
Ha sempre detto che questo era l’anno zero, importante per individuare uno zoccolo duro sul quale puntare.
«Confermo. Volevamo arrivare tra le prime per costruire il futuro».
L’attaccante Ettore Marchi fa parte di questo zoccolo duro?
«Assolutamente sì. È un calciatore straordinario: capita agli attaccanti di aver un periodo nel quale non segnano. Carlini e Cesarini sono entusiasti di averlo nel reparto offensivo per il lavoro che fa per loro».
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