Gazzetta di Reggio

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Il ritorno di Lusvarghi «Mai retrocesso in cinquant’anni» 

di Nicolò Rinaldi
Il ritorno di Lusvarghi «Mai retrocesso in cinquant’anni» 

Calcio Seconda categoria, la nuova sfida del veterano  chiamato al compito di portare il Masone alla salvezza

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MASONE. Il grande ritorno di Ugo Lusvarghi è tra gli avvenimenti che più stanno tenendo banco nell’universo del calcio dilettantistico: ad affidarsi all’esperienza del navigato mister è stato il Masone, che spera così di conservare il proprio posto in Seconda Categoria.
Il debutto alla guida degli orange è andato bene, con il successo casalingo nella sfida-salvezza di domenica scorsa contro il Veggia: un 2-1 con un gol al 90. «Un buon inizio, e peraltro in quasi mezzo secolo di calcio non sono mai retrocesso – evidenzia il diretto interessato –. Ad ogni modo non sono qui a fare lo sbruffone, perché il traguardo che ci poniamo resta ancora da raggiungere. Per ora, posso solo apprezzare la grande attenzione con cui il gruppo sta seguendo le mie indicazioni».
Come è iniziata la sua carriera calcistica?
«I primi calci al pallone li ho tirati nella Rubierese: nel 1970, all’età di 16 anni, sono quindi passato alla Reggiana Berretti dove ho trascorso tre stagioni. In seguito, da adulto ho vestito le maglie di Albinea, Rubierese, Campogalliano, Riese, Quattro Castella e Viano».
In che modo avvenne il passaggio alla panchina?
«Era il 1985 e il Quattro Castella stava andando benino, ma la società si era intestardita nel voler vincere il campionato. Così il mister venne esonerato, e la squadra venne affidata a me nel doppio ruolo di allenatore-giocatore: una fiducia ben riposta, visto che al termine arrivò il salto di qualità dalla Terza alla Seconda».
Come tecnico, lei ha poi ottenuto parecchie altre soddisfazioni…
«I ricordi sono tanti e molto belli. Ad esempio mi vengono in mente i fasti dei primi anni ’90, quando portai il Veggia dalla Prima alla Promozione: un traguardo senza dubbio notevole, specie per la squadra di un paese così piccolo. Qualche stagione dopo, sono poi riuscito a vincere la Seconda Categoria con la Rubierese: tutto ciò senza dimenticare altre esperienze molto intense in piazze come Viano, Montecavolo, Giac Casalgrande, Cavola».
E i settori giovanili?
«Ogni anno, oltre a dirigere una Prima squadra, mi occupavo anche di guidare almeno una formazione della Scuola Calcio: sono orgoglioso di avere insegnato questo sport a una miriade di bambini e ragazzi. Parlando invece di risultati, impossibile scordare il titolo italiano Esordienti che abbiamo vinto con la Rubierese una dozzina di anni fa».
Quali sono i capisaldi del suo modo di allenare?
«A mio parere, la corsa rappresenta una componente a dir poco essenziale: dunque, ripongo grande attenzione alle energie fisiche di cui ogni giocatore può disporre».
Dopo tanto tempo, non ha maturato qualche rimpianto?
«Nessuno. Al contrario, ho sempre avuto a che fare con dei giocatori che si sono rivelati anche e soprattutto delle persone vere, di notevole spessore umano. Ho imparato parecchio da ciascuno di loro».
Visto che lei è di Rubiera, una battuta sulla Folgore che sta furoreggiando in Eccellenza?
«La Folgore ce la farà ad andare in D: l’organico è di primo piano, e un mister come Vacondio rappresenta un valore aggiunto. Inoltre, la società lavora con una professionalità che ha ben pochi eguali».

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