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Milan, i cinesi tacciono e Silvio attende 

Milan, i cinesi tacciono e Silvio attende 

Probabile un’altra proroga ma la tensione sale, stasera i rossoneri con il Chievo

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MILANO. Mentre la squadra si appresta a sfidare questa sera il Chievo a San Siro l'infinita trattativa per la cessione del Milan si complica ogni giorno di più ed è appesa a un filo. Saltato per la seconda volta il closing per mancanza di fondi, i cinesi di Sino-Europe Sports hanno pochi giorni per tenere vivo l'affare. Per ora la società in una nota ha manifestato «il proprio disappunto per ritardi dovuti a cause al di fuori del suo controllo» assicurando di essere «fortemente impegnata a continuare a lavorare con Fininvest per raggiungere il closing il prima possibile e che un dettagliato piano di investimenti è pronto». Silvio Berlusconi viene descritto irritato, specie con i cinesi. È disposto a concedere una seconda proroga di 30-35 giorni, sempre che entro venerdì i cinesi paghino una terza caparra da 100 milioni e forniscano ulteriori garanzie finanziarie, anche sulla capacità di rispettare gli impegni e gli investimenti promessi. In mattinata, nell'assemblea dei soci, Fininvest ha spiegato di puntare a un accordo in «tempi brevi», ma non è detto che tutto fili liscio. L'intesa sul nuovo contratto non c'è e, se non ci sarà entro giovedì, Ses vedrà sfumare l'affare e i 200 milioni di caparra già versati nelle casse della holding della famiglia Berlusconi. Al momento è l'epilogo non improbabile di una trattativa che ha iniziato a collezionare colpi di teatro sin dalla vigilia del preliminare del 5 agosto, quando è uscito di scena il fondo di Wu, sostenuto dagli advisor Galatioto e Gancikoff (che potrebbero tornare alla carica), e in corsa è rimasta Sino-Europe Sports. La società guidata da Yonghong Li ha fallito per due volte la raccolta entro i termini dei 740 milioni necessari a comprare il Milan.
Yonghong Li non è stato aiutato dalla stretta del governo di Pechino all'esportazione di capitali. Nè l’ha aiutato il profilo di uomo d'affari senza curriculum, coinvolto a fine anni '90 in una colossale truffa, secondo le notizie riprese dagli archivi del quotidiano cinese Shanghai Zhengquan, «completamente prive di fondamento», come ha chiarito Ses. «Non si può mantenere questa situazione di incertezza», hanno protestato l'avvocato Giuseppe La Scala e altri piccoli azionisti, esprimendo in assemblea una serie di perplessità, esortando i cinesi a «metterci la faccia e mostrare il business plan». «Perché mai mi dovrei sentire preso in giro? - è la replica dell'ad rossonero, Adriano Galliani - gli adempimenti Covisoc sono rispettati e gli stipendi sono pagati. Se il Milan verrà o non verrà ceduto non dipende certamente da me».

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