Gazzetta di Reggio

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Polonara tra alti e bassi è la sua annata più difficile 

di Adriano Arati

L’ala marchigiana, alla terza stagione alla Grissin Bon, non trova continuità Il confronto con gli altri due campionati in biancorosso oggi è impietoso

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REGGIO EMILIA. Un’annata a basso voltaggio e intensità alterna, con diversi bassi e pochi poderosissimi alti.
Delle tre stagioni sinora disputate in maglia reggiana da Achille Polonara, quella in corso è decisamente quella meno brillante, anche se in assoluto non si può certo parlare di rendimento deficitario.
L’ala marchigiana non è però stata la presenza costante, sempre ad altissimo livello energetico, per due anni risultata così preziosa per i destini biancorossi. Per assurdo, l’altissimo rendimento delle due passate stagioni evidenzia ancora di più le sofferenze.
L’arrivo a Reggio di Polonara ha coinciso con due finali scudetto e lui non ha mai saltato una singola gara in questo glorioso periodo, partendo quasi sempre titolare e giocando spesso pure fuori ruolo, negli ormai famosi quintetti bassi con Silins che spesso Menetti ha dovuto utilizzare a causa degli infortuni, diventati per un periodo anche il marchio di fabbrica di una Grissin Bon da assalti all’arma bianca.
Pur fra sfortune e accidenti, una certezza per lo staff c’era, la generosità di un Polonara sempre ad alto livello, spesso capace di cambiare le gare a livello emotivo con le sue impressionanti schiacciate e le stoppate a 3.5 metri di altezza.
Nel 2016/17, “Polonair” non si è visto sempre e pure le cifre lo ricordano. Nel 2014/15 ha chiuso le 49 disputate in Italia a 12.1 punti e 8.2 rimbalzi in 32’ di utilizzo, numeri da cardine assoluto della squadra.
La scorsa stagione non è stata poi così diversa, con 46 match a 10.2 punti e 7.3 rimbalzi in 28’. Un calo lieve, e dovuto più alla presenza di altri lunghi (Lavrinovic e Veremenko in primis) che a una sua discesa. Nel 2016/17, in 20 sfide siamo a 9.3 punti e 6.2 rimbalzi in 26.2’. E soprattutto, la corrente è stata spesso alternata. Per 9 gare in doppia cifra ce ne sono 11 a poco meno di 5 punti di media. I picchi sono stati quattro.
Alla settima di campionato, in casa con Cantù, dove ha finito con 21 punti, 3 su 5 da tre punti e 6 rimbalzi. Alla 13esima, nell’impresa bolognese con Milano a cui ha contribuito alla grande con 11 punti e 13 rimbalzi, prima doppia doppia stagionale. Statistica replicata a gennaio nell’amarissimo ko interno con Caserta, dopo Polonara ha comunque contribuito con 12 punti e 12 rimbalzi, seppur tirando 1 su 6 da fuori.
La fiammata più bella è recente, il 6 febbraio con Brindisi, 25 punti e 5 su 5 dall’arco in 34’. Pure con Trento non sfigurato, con 12 punti e 9 carambole. In questo quadro, viene fuori un altro elemento: quando Polonara segna ed in ritmo, Reggio è produttiva.
Il record biancorosso con l’ala in doppia cifra è di 6 vinte e 3 perse, a conferma di quanto “Polonair” sia ancora cruciale per la Grissin Bon. Rimane comunque il calo.
Dopo due stagioni stellari, un momento di difficoltà fisica e mentale per certi è inevitabile, per un atleta che fra club e Nazionale ha staccato pochissime volte la spina. E che si è trovato in una Grissin Bon molto cambiata, più di quanto dicano i nomi.
Per un giocatore di volume come lui, che necessità di tanti minuti e di continuità per trovare ritmo, sono mutate tante cose, e anche l’uscire dalla panchina (mossa forse più pensata per risollevare James che per motivi punitivi) non lo ha aiutato.
Nelle ultime settimane, dopo gli interventi sul mercato e rinnovate e chiare gerarchie, è apparso in crescita. Dal punto di vista tecnico, la chiave per lui è spesso il tiro da 3.
Ormai è un volto noto e i rivali, per evitare le incursioni in area, spesso preferiscono lasciarli qualche centimetro in più da fuori.
Quando è riuscito a essere pericoloso dall’arco, vedi Brindisi, Achille Polonara ha cambiato faccia e ritrovato il fuoco.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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