Logan e Ragland, Avellino è un osso duro
di Adriano Arati
Basket serie A: la Grissin Bon domenica affronta la squadra campana, che con l’acquisto dell’ex Sassari si è rinforzata
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REGGIO EMILIA. Una gioiosa macchina da guerra, di quelle che fanno paura a tutti, Milano compresa. Domenica a Reggio si potrà assistere a una versione ancora sperimentale della rinnovata Avellino, dopo l’inserimento di uno dei giocatori più decisivi degli ultimi anni di serie A, David Logan. Quel Logan che con la maglia di Sassari ha condannato Reggio con alcuni canestri impossibili nella finale scudetto del 2015 e che, dopo alcuni mesi in Lituania, fa ritorno in Italia. Avellino ha decisamente gettato ogni riserva. Logan è un rinforzo costoso e impegnativo, ma potenzialmente in grado di girare un campionato. Soprattutto se messo di fianco a un altro americano di altissimo livello come Joe Ragland. D’ora in poi sarà difficile raddoppiare gli esterni campani, e nei finali di partita Sacripanti potrà affidarsi a due che già hanno dimostrato di saperle vincere da soli, le partite. E già prima l’organico Sidigas era da corsa, bella miscela di stazza, intelligenza e atletismo. Avellino c’è, anche per lo scudetto, e ora dovrà dimostrare di saper reggere la pressione, soprattutto dopo l’eliminazione in Fiba Champions patita nel derby con Venezia. Il campionato è l’ultima competizione utile, ogni risultato sotto alla finale sarebbe una delusione. Con un duo come Logan e Ragland, comunque, si parte bene. Ragland è un magico creatore di gioco, che dal palleggio riesce a trovare uno spazio per la penetrazione, per lo scarico e per il tiro, sfruttando dinamismo e tecnica. Logan per molti versi lo ricorda, ama pure lui avere il pallone in mano; di sicuro preferisce le soluzioni al tiro, e ha dimostrato di poter sparare raffiche devastanti, 5 o 6 bombe consecutive senza ritmo né senso, ma sempre a bersaglio. E non si parla di un monodimensionale, sa fare male in penetrazione e nel pitturato, dove ha più esplosività di quel che si pensi. La sfida di Sacripanti è di non affidarsi solo a loro, ma di inserire tutto questo ben di Dio in un contesto. Anche perché in attacco Avellino può contare su uno dei pochissimi giocatori di post della serie A, l’ucraino Fesenko, 216 centrimetri di muscoli e mani dolci in attacco, può prendere posizione contro chiunque ed è molto bravo a chiudere. Non ha grande autonomia e in difesa soffre, ma con il rientro di Cusin può essere centellinato: quando è in campo Fesenko è sempre la prima opzione di Sacripanti, anche per far collassare le difese, e questo non cambierà. Con un pivot così, Ragland e Logan possono essere ancora più spazio. Allo stesso tempo, non si può replicare il modello Sassari, dove gli esterni tiravano e i lunghi andavano solo a rimbalzo. Queste sono presenze diverse da valorizzare in altro modo. I giocatori chiave saranno i due che meno brillano nelle statistiche, i due veri registi avellinesi, il play Marques Green e il bravissimo lungo Marty Leunen. Sono gli equilibratori, esperti, sempre in controllo perfetti per fare da sponda e per leggere tutte le situazioni, oltre che molto precisi dal perimetro. Ora che gli accentratori sono due, diventano ancora più preziosi. Soprattutto per non perdere il vantaggio sotto canestro. Cusin e Fesenko danno tenuta a rimbalzo e profondità, con l’ucraino, ma vanno “aspettati”.
Sono chiamati a uno sforzo anche gli altri titolari, la guardia Randolph e l’ala Thomas, due super atleti che spesso slitteranno di un ruolo in quintetti tattici. Una mano la potrà dare pure Zerini. Il lungo ex Brindisi ha minuti in rotazione e dovrà punire ogni metro concesso, sfruttando una mano più che discreta.
Sono chiamati a uno sforzo anche gli altri titolari, la guardia Randolph e l’ala Thomas, due super atleti che spesso slitteranno di un ruolo in quintetti tattici. Una mano la potrà dare pure Zerini. Il lungo ex Brindisi ha minuti in rotazione e dovrà punire ogni metro concesso, sfruttando una mano più che discreta.
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