Genitori insultano l’arbitro La società fa arbitrare loro
di Mauro Pinotti
L’iniziativa della Saturno Guastalla dopo il fine partita di un match di esordienti Matteo Daolio: «Comportamenti idonei aiutano la crescita sportiva dei ragazzi»
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GUASTALLA. Genitori “tifosi” un po’ troppo esagitati? La Us. Saturno, società che si occupa del settore giovanile a Guastalla, manda in campo mamma e papà ad arbitrare.
L’iniziativa è nata dopo che meno di un mese fa alcuni genitori, un po’ troppo “vivaci” hanno rovinato, con il loro comportamento, il clima di festa che dovrebbe regnare in una partita di calcio, sopratutto quando in campo ci sono dei ragazzi di dodici anni.
L’antefatto è accaduto il 19 febbraio scorso a Cadelbosco Sopra, durante la partita Esordienti 2004 tra Progetto Intesa e Saturno Calcio, un derby tra paesi limitrofi come ce ne sono tanti in ogni città e in ogni sport. Alcuni genitori/tifosi dell’Us. Saturno, hanno oltrepassato il limite offendendo l’arbitro della partita che, come previsto dal regolamento, era un dirigente della squadra che gioca in casa.
Dopo le scuse ufficiali e un faccia a faccia con i genitori che si erano resi protagonisti dell’increscioso episodio, la società sportiva guastallese ha pensato di cogliere l’occasione per “educare” gli stessi genitori ad una cultura sportiva oltre che lanciare un messaggio ai ragazzi.
Come? È stato proposto a mamme e papà di arbitrare le partite. Così, tra lo stupore dei bimbi e l’imbarazzo di qualche genitore, la partita successiva, disputata sul campo di casa è stata diretta da un papà. E la partita successiva, il guardialinee era invece una mamma. «La finalità dell’iniziativa è quella di far prendere coscienza ai genitori di cosa significhi essere arbitro in una partita di calcio – ha spiegato Matteo Daolio, dirigente dell’Unione sportiva Saturno - Soprattutto in una gara tra ragazzi che hanno tra i 12 e i 13 anni: imparzialità, buon senso ma innanzitutto buon esempio, sono queste le qualità fondamentali che devono contraddistinguere un direttore di gara. Così come la figura dell’allenatore e del dirigente, anche quella dell’arbitro è un riferimento per i ragazzi in campo: anzi, addirittura il rispetto deve essere incondizionato dato che l’arbitro è l’unica autorità presente sul terreno di gara». «A volte – continua Daolio - sentendo certi commenti sulle tribune viene da chiedersi come certi papà, e sempre di più certe mamme, possano aiutare la crescita sportiva dei propri figli. Del resto il calcio urlato dei giornali che gridano allo scandalo o quello esasperato di molti stadi sono il risultato di quella cultura del risultato che è il nostro calcio, dai pulcini alla serie A. La proposta della Us. Saturno, peraltro accolta di buon grado dai genitori, di far toccare con mano a chi di solito sta fuori dal campo, cosa significhi arbitrare, vuole lanciare il messaggio che il sistema calcio ha bisogno di tutti per poter crescere e diffondere quei principi che poi sono alla base del vivere comune. Coinvolgere sempre di più i genitori ha come obiettivo quello di renderli partecipi dell’occasione di crescita personale che il mondo dello sport può offrire ai propri figli. La sconfitta non deve essere interpretata come un “dramma”». «Questa iniziativa vuole sensibilizzare ragazzi e genitori a capire cosa ruota attorno ad una partita di calcio – ha concluso Daolio – È un’occasione per misurarsi contro altre squadre di coetanei all’insegna del gioco, del fair play e del rispetto reciproco».
L’iniziativa è nata dopo che meno di un mese fa alcuni genitori, un po’ troppo “vivaci” hanno rovinato, con il loro comportamento, il clima di festa che dovrebbe regnare in una partita di calcio, sopratutto quando in campo ci sono dei ragazzi di dodici anni.
L’antefatto è accaduto il 19 febbraio scorso a Cadelbosco Sopra, durante la partita Esordienti 2004 tra Progetto Intesa e Saturno Calcio, un derby tra paesi limitrofi come ce ne sono tanti in ogni città e in ogni sport. Alcuni genitori/tifosi dell’Us. Saturno, hanno oltrepassato il limite offendendo l’arbitro della partita che, come previsto dal regolamento, era un dirigente della squadra che gioca in casa.
Dopo le scuse ufficiali e un faccia a faccia con i genitori che si erano resi protagonisti dell’increscioso episodio, la società sportiva guastallese ha pensato di cogliere l’occasione per “educare” gli stessi genitori ad una cultura sportiva oltre che lanciare un messaggio ai ragazzi.
Come? È stato proposto a mamme e papà di arbitrare le partite. Così, tra lo stupore dei bimbi e l’imbarazzo di qualche genitore, la partita successiva, disputata sul campo di casa è stata diretta da un papà. E la partita successiva, il guardialinee era invece una mamma. «La finalità dell’iniziativa è quella di far prendere coscienza ai genitori di cosa significhi essere arbitro in una partita di calcio – ha spiegato Matteo Daolio, dirigente dell’Unione sportiva Saturno - Soprattutto in una gara tra ragazzi che hanno tra i 12 e i 13 anni: imparzialità, buon senso ma innanzitutto buon esempio, sono queste le qualità fondamentali che devono contraddistinguere un direttore di gara. Così come la figura dell’allenatore e del dirigente, anche quella dell’arbitro è un riferimento per i ragazzi in campo: anzi, addirittura il rispetto deve essere incondizionato dato che l’arbitro è l’unica autorità presente sul terreno di gara». «A volte – continua Daolio - sentendo certi commenti sulle tribune viene da chiedersi come certi papà, e sempre di più certe mamme, possano aiutare la crescita sportiva dei propri figli. Del resto il calcio urlato dei giornali che gridano allo scandalo o quello esasperato di molti stadi sono il risultato di quella cultura del risultato che è il nostro calcio, dai pulcini alla serie A. La proposta della Us. Saturno, peraltro accolta di buon grado dai genitori, di far toccare con mano a chi di solito sta fuori dal campo, cosa significhi arbitrare, vuole lanciare il messaggio che il sistema calcio ha bisogno di tutti per poter crescere e diffondere quei principi che poi sono alla base del vivere comune. Coinvolgere sempre di più i genitori ha come obiettivo quello di renderli partecipi dell’occasione di crescita personale che il mondo dello sport può offrire ai propri figli. La sconfitta non deve essere interpretata come un “dramma”». «Questa iniziativa vuole sensibilizzare ragazzi e genitori a capire cosa ruota attorno ad una partita di calcio – ha concluso Daolio – È un’occasione per misurarsi contro altre squadre di coetanei all’insegna del gioco, del fair play e del rispetto reciproco».
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