Reggiana, pari a reti pianche
Un derby del Po, quello tra Reggiana e Mantova che si è capito essere tale solamente per i reciproci sfottò lanciati dai tifosi nei confronti di quelli avversari, perché per quanto...
REGGIO EMILIA. Un derby del Po, quello tra Reggiana e Mantova che si è capito essere tale solamente per i reciproci sfottò lanciati dai tifosi nei confronti di quelli avversari, perché per quanto visto sul campo, la gara aveva più i contorni di un’amichevole estiva che di una vera e propria sfida di campionato.
Anche contro il Mantova si sono evidenziate le difficoltà croniche della squadra nel trovare la via del gol, con nessuno dei presenti allo stadio che può dire con certezza di essere a conoscenza delle qualità dell’estremo difensore virgiliano.
La Reggiana, come annunciato in settimana è scesa in campo con il nuovo 5-3-2 che di certo non ha convinto, la squadra non è mai riuscita ad essere incisiva in attacco, con Carlini e Cesarini che non sono abituati ad agire come punti di riferimento offensivi e, in certi tratti del match, l’area di rigore del Mantova sembrava una landa desolata dalla quale i giocatoti con la maglia granata volevano tenersi alla larga.
Tant’è che l’unico sussulto del primo tempo che ha svegliato i tifosi presenti sugli spalti del Città del Tricolore è arrivato solamente al 41’ con un batti e ribatti in area, prima con Diaby che ha deviato sulla traversa della propria porta un cross dalla sinistra di Panizzi e, Siniscalchi, ha salvato i suoi su una conclusione di Bovo.
Mister Menichini ha proseguito sulle proprie convinzioni anche nella ripresa, dove gli unici cambi sono stati fatti nell’ultima parte di gara, ma non sono andati a stravolgere quell’assetto tattico che non stava però dando i frutti sperati sopratutto dal punto di vista offensivo.
La Reggiana non è mai riuscita a premere con continuità sull'acceleratore, affidandosi troppo spesso ad un giro palla sterile, con il metronomo Genevier che è incappato in una giornata storta e non è riuscito a dare ritmo alla manovra granata. Il leitmotiv della Reggiana è sembrato non cambiare per tutta la gara, con i giocatori in campo che troppo spesso si sono accontentati di passare la palla a Cesarini sperando che “il mago” potesse inventare qualcosa.
Purtroppo però il numero 7 è stato ben controllato dai difensori del Mantova per tutta la gara, sia con le buone che, spesso, con le cattive maniere ed è stato costretto ad agire molto lontano dalla porta avversaria per poter impensierire il portiere virgiliano.
L’esperimento 5-3-2 serviva certamente allo staff tecnico e alla società per iniziare a lavorare su delle alternative di gioco in vista dei play-off, ora che le partite hanno un peso specifico limitato e, per capire anche se potrebbe rappresentare una possibilità sulla quale lavorare in estate per costruire la Reggiana del futuro.
Al momento però sembra aver sopratutto tolto quelle certezze sulle quali i giocatori facevano affidamento dall’arrivo in panchina di Leonardo Menichini e che avevano portato la squadra a inanellare una serie importante di risultati utili, interrotta solamente dalla sconfitta di Macerata.
Il derby del Po ha messo in mostra una Reggiana che è parsa quasi voler conservare le proprie energie in quest’ultima parte di stagione in cui, rispetto alla squadra arrembante e vogliosa di aggredire l’avversario vista fino al big match contro il Padova di due settimane fa.
È vero che dal punto di vista dei play-off, l’unico piazzamento di classifica che fa davvero la differenza è il secondo posto, perché dal terzo al sesto è esattamente la stessa cosa, avendo la certezza di giocare il primo turno ad eliminazione diretta tra le mura amiche.
Il difficile però è anche riuscire poi a riattaccare, quando arriverà il momento decisivo della stagione, quella spina che in questo momento sembra essere staccata.
Alcuni elementi sembrano anche accusare un leggero calo fisico, uno su tutti Carlini che, dopo le prime due partite scoppiettanti appena arrivato a Reggio, nelle ultime settimane sta facendo fatica a dare costanza alle sue prestazioni e, proprio su questo dovrà lavorare mister Menichini per dare un senso alla parte finale di stagione, trovando il modo di riuscire a tenere tutti i giocatori sulla corda e facendo sentire tutti coinvolti all’interno del progetto, perché pensare di arrivare fino al termine della stagione regolare con questo atteggiamento, è davvero molto difficile.
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