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«La Grissin Bon italiana è un esempio da imitare» 

di Linda Pigozzi
«La Grissin Bon italiana è un esempio da imitare» 

Basket serie A, il play De Nicolao: «Bisogna ridurre il numero degli stranieri»

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REGGIO EMILIA. Spot vivente per la Giba, il sindacato dei giocatori italiani di cui è consigliere, Andrea De Nicolao s’è ripreso il ruolo da protagonista nel quintetto della Grissin Bon, andando di fatto a ridurre gli spazi all’americano Needham.
Con “Denik” a dettare i giochi, il team in linea di massima viaggia meglio rispetto a quanto faccia quando al posto guida siede il pilota straniero.
Un segnale per il movimento, proprio quando, ben lontano dal microcosmo reggiano, si discute della riduzione del numero di stranieri nel massimo campionato?
Lunedì i vertici della Giba si sono riuniti per compilare un documento programmatico sulla questione. E di recente, la Legabasket ha chiesto sia alla Fip sia ai rappresentanti del sindacato giocatori italiani di prorogare di una stagione la riduzione del numero degli stranieri (la formula 6+6, in buona sostanza).
«Non voglio spoilerare nulla - premette Denik - ma a breve diffonderemo il documento che è una sorta di programma da cui far partire un confronto con la Legabasket, dalla quale già da tempo aspettiamo un piano dettagliato».
Le vostre idee sono però arci-note: più italiani e meno stranieri.
«Sì. Anche perché gli italiani cui dare una chance ci sono, anche nelle serie minori. Il problema è il solito: manca la voglia di scommettere su di loro».
In questo la Pallacanestro Reggiana fa eccezione, tanto che su un quintetto tutto italiano si è puntato nelle ultime due uscite, quelle che hanno segnato la ripresa.
«È vero. Reggio Emilia è dalla parte opposta rispetto alla quasi totalità dei club. Invece dovrebbe essere così ovunque, bisognerebbe trovare la voglia di puntare su noi italiani».
Lei è uno spot del programma Giba, non crede?
«All’inizio della stagione giocavo meno, poi ho ripreso il mio posto. Voglio dare il mio contributo e farmi apprezzare per quello che sono. In un momento come quello che stiamo vivendo la squadra è però più importante del singolo».
La Grissin Bon si è lasciata la crisi alle spalle?
«La vittoria a Pesaro è stata liberatoria. Ci siamo tolti la scimietta dalla spalla. Abbiamo dimostrato che non eravamo diventati tutti improvvisamente scarsi, ma che dovevamo soltanto riprendere il giro. Un miglioramento nel nostro atteggiamento s’era visto già con Avellino, anche se poi per un canestro la vittoria non era arrivata. Comunque siamo sulla buona strada».
Cosa vi è successo a un certo punto della stagione? Perché tante sconfitte e l’apparente incapacità di reagire?
«Cambiando tanto, capita che sia necessario un periodo d’assestamento. Erano stati i cambiamenti a destabilizzarci, a farci perdere la fiducia. E senza quella...».
Le critiche, anche feroci, avevano peggiorato la situazione?
«Le critiche fanno parte del gioco, ma di sicuro non aiutano. In realtà alla lunga hanno contributo a ricompattarci, a farci lasciare fuori tutto quello che non c’entrava con il nostro gruppo. Ci hanno messo nelle condizione di creare uno schermo e riunirci dietro a questo».
E adesso?
«Siamo sulla buona strada. Stiamo tornando a essere quelli che eravamo fino a che non sono sorti i problemi d’organico che ci avevano destabilizzato. Ora c’è fiducia e quando c’è questa, tutto diventa più facile».
Non sarà però facile la sfida di lunedì con Brescia. Ne siete consapevoli?
«Affronteremo la rivelazione del campionato e dovremo stare molto attenti».
All’andata rimediaste una sconfitta molto dolorosa.
«Sì. In quell’occasione i nostri prossimi avversari fecero probabilmente la miglior partita della stagione. Lunedì arrivano al Bigi e dovremo essere più cattivi di allora. Hanno elementi di talento, giocatori con tanti punti nelle mani, Landry su tutti, e dovremo lavorare benissimo per limitarli».
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