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«Non è una decisione dittatoriale» 

«Non è una decisione dittatoriale» 

Calcio Torneo della Montagna, sul caso residenze interviene il presidente dello Csi Cesare Bellesia

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CASTELNOVO MONTI. Il Torneo della Montagna è ancora lontano, ma l’edizione numero 66 regala già spunti di dibattito. Il primo riguarda il cambio della normativa riguardante le residenze: per essere considerati locali, i giocatori dovranno risultare residenti nel Comune della propria squadra alla data del 31 dicembre 2014. Nel Torneo dello scorso anno, il limite era fissato al 31 dicembre 2015: è dunque avvenuta una retrodatazione, che ha fatto infuriare il Valestra come spiegato dal dirigente Oscar Ugoletti.
«Innanzitutto non si tratta affatto di un provvedimento dittatoriale - replica il presidente del Csi reggiano Cesare Bellesia -. Siamo invece di fronte a una proposta che è stata pensata per venire incontro alle esigenze di tante società: non a caso, la maggioranza dei club ha scelto in maniera democratica di adottare la nuova norma. Noi non ce l’abbiamo con nessuno, né col Valestra né con altri: tanto che il Csi incontrerà a breve ogni società partecipante. L’obiettivo è stabilire un dialogo su ogni caso, cercando di venire incontro alle richiesteche ciascuna realtà potrà avere in merito. Siamo pronti ad ascoltare e a risolvere al meglio le varie situazioni, nell'interesse di tutti».
Bellesia individua tuttavia alcuni punti fermi, su cui è impossibile negoziare: «Innanzitutto noi siamo convinti che gli esterni in campo non debbano essere più di cinque. Inoltre, riteniamo salutare e necessaria l’organizzazione del Montagna rivolto ai Giovanissimi e agli Juniores: bisogna imparare a ragionare di prospettiva, con uno sguardo al futuro. Segnali confortanti arrivano dagli Juniores: alla prima riunione erano presenti ben 13 club, e forse saranno 14, una cifra record».
Arturo Borghi, personaggio che ha fatto la storia del Montagna, è invece piuttosto critico nei confronti delle nuove regole sulle residenze: «Non vedo che bisogno avesse il Csi di ritornare sulla questione. I criteri erano già stati stabiliti in precedenza, quindi mi sfugge la necessità di dover cambiare tutto a poco più di due mesi dall'inizio del Torneo: quindi, capisco bene l'arrabbiatura del Valestra». Per quanto riguarda il futuro, Borghi conferma che l’edizione 2017 non lo coinvolgerà direttamente: «Credo che per me sia giunto il momento di seguire il torneo dall’esterno, e la discussione di questi giorni non fa che rinforzare la mia convinzione. Penso proprio che quest'estate tornerò due mesi in Sardegna, proprio come lo scorso anno».
«Il problema delle residenze è vecchio di decenni - sottolinea invece Italo Bonini, storico dirigente della Querciolese -. Non a caso, trent’anni fa una società vinse il Montagna Dilettanti grazie a due giocatori che presero la residenza nel Comune solo da dicembre ad agosto. Io preferisco non entrare nella questione sollevata dal Valestra, anche perché quest'anno la Querciolese rimarrà ai box: al momento non abbiamo i mezzi logistici ed economici per rituffarci nel Torneo, e magari se ne riparlerà nel 2018. Ad ogni modo mi preme ricordare lo spirito con cui io ho sempre vissuto questa competizione: al di là delle “stelle” che arrivano dall’esterno, non va dimenticato che il Torneo della Montagna deve essere innanzitutto una vetrina di sport e aggregazione sociale per i giocatori del nostro Appennino». (n.r.)

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