«Se la Reggiana torna in A arrivo di corsa da Rivalta»
di Luigi Cocconcelli
In forza alla Sampdoria, il reggiano Luca Cigarini è un ex della Sambenedettese «È la società che mi lanciò, mentre Reggio Emilia resterà sempre la mia città»
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REGGIO EMILIA. Nessuna preferenza Il cuore è equidistante. I suoi amici, probabilmente, non gradiranno, ma Luca Cigarini, domani, non farà il tifo né per la squadra della sua città né per quella che ha rappresentato il primo trampolino per una carriera ai massimi livelli.
Già, perché , in pratica, la Sambenedettese è stata la prima formazione professionistica, la prima esperienza lontano da casa per il ragazzo di Rivalta. Quella stagione , era il 2004-2005, rimane anche la migliore degli ultimi trent’anni per una Sambenedettese sconfitta nei play-off di serie C dal Napoli, battuto poi a sorpresa dall’Avellino, a sua volta vittorioso in semifinale tra più di una polemica per via di un goal regolare annullato a De Vezze sulla Reggiana.
Motivo per cui Cigarini porta ancora nel cuore i colori rossoblù. E non vuole azzardare un pronostico per domani.
«Le seguo - dice - entrambe, non direttamente, perché gli impegni si accavallano e mi impediscono di vedere le partite, il risultato lo controllo sempre, vorrei che entrambe salissero in B, so che stanno facendo bene, ma sono capitate in un girone terribile, con tante squadre forti e mi sa che sarà difficile».
La Reggiana la conosce?
«I miei amici mi aggiornano, tengono informato, di persona ho visto soltanto il match con il Parma e risultato a parte non mi era dispiaciuta, a livello individuale, però, non sono in grado di esprimere giudizi, non li conosco, come del resto la Samb. Mi dicono che Cesarini da una parte e Mancuso dall’altra sono i giocatori di maggior qualità, quelli che con le loro giocate possono decidere la gara».
Le strade di Cigarini e Reggiana non si sono mai incontrate.
Quando poteva e doveva accadere, lui, in uscita dal Bismantova- ora Reggio calcio, una delle società più attente ai giovani e dalle cui file sono passati in tanti, molti- come chi scrive- subito finiti nell’anonimato, altri, come Francesco Romano, Cigarini, appunto, Andrea Costa, Elvis Abbruscato che di strada ne hanno fatto, preferì il Parma.
Perché?
«E’ una storia lunga, a quel tempo la Reggiana a livello giovanile era meno organizzata, io sono del 1986 ed avrei dovuto giocare con gli 84, il Parma aveva una struttura più solida e così con la famiglia ho scelto di andare oltre Enza ».
Rotto lì il cordone con la maglia granata?
«Mi pare una parola grossa, sono sempre stato tifoso della Reggiana, andavo a vederla quando potevo con gli amici, ero presente e mi sono emozionato ed entusiasmato il giorno il giorno dell’inaugurazione del Giglio».
Mai pensato di finire la carriera alla Reggiana?
«Ci ho pensato e ci penso, mai dire mai, è un’opzione possibile e, chissà, un giorno praticabile, ma per ora c’è un però».
Lo scoglio, immaginiamo, è l’ingaggio, la Reggiana non ha il budget che ha consentito, per esempio, al Parma di far scendere dalla A alla legapro Munari…
«L’ingaggio, il contratto non è determinante, una soluzione si può trovare, è che, senza passare per presuntuoso, mi sento ancora un giocatore di serie A , facciamo così: la Reggiana sale in massima serie e se allora mi vorrà ne sarei felicissimo».
Alla Sampdoria non sta trovando molto spazio, come mai?
«Non nascondo che le aspettative, i progetti erano diversi, sono arrivato in ritiro infortunato, ho saltato il primo mese e mezzo di preparazione, al mio posto hanno dato fiducia a Terreira ed il ragazzo sta facendo benissimo, si è meritato la maglia da titolare, ma se a gennaio la Sampdoria e Giampaolo hanno detto no ad alcune richieste vuol dire che la fiducia in me c’è ancora e questo mi ha fatto piacere».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Già, perché , in pratica, la Sambenedettese è stata la prima formazione professionistica, la prima esperienza lontano da casa per il ragazzo di Rivalta. Quella stagione , era il 2004-2005, rimane anche la migliore degli ultimi trent’anni per una Sambenedettese sconfitta nei play-off di serie C dal Napoli, battuto poi a sorpresa dall’Avellino, a sua volta vittorioso in semifinale tra più di una polemica per via di un goal regolare annullato a De Vezze sulla Reggiana.
Motivo per cui Cigarini porta ancora nel cuore i colori rossoblù. E non vuole azzardare un pronostico per domani.
«Le seguo - dice - entrambe, non direttamente, perché gli impegni si accavallano e mi impediscono di vedere le partite, il risultato lo controllo sempre, vorrei che entrambe salissero in B, so che stanno facendo bene, ma sono capitate in un girone terribile, con tante squadre forti e mi sa che sarà difficile».
La Reggiana la conosce?
«I miei amici mi aggiornano, tengono informato, di persona ho visto soltanto il match con il Parma e risultato a parte non mi era dispiaciuta, a livello individuale, però, non sono in grado di esprimere giudizi, non li conosco, come del resto la Samb. Mi dicono che Cesarini da una parte e Mancuso dall’altra sono i giocatori di maggior qualità, quelli che con le loro giocate possono decidere la gara».
Le strade di Cigarini e Reggiana non si sono mai incontrate.
Quando poteva e doveva accadere, lui, in uscita dal Bismantova- ora Reggio calcio, una delle società più attente ai giovani e dalle cui file sono passati in tanti, molti- come chi scrive- subito finiti nell’anonimato, altri, come Francesco Romano, Cigarini, appunto, Andrea Costa, Elvis Abbruscato che di strada ne hanno fatto, preferì il Parma.
Perché?
«E’ una storia lunga, a quel tempo la Reggiana a livello giovanile era meno organizzata, io sono del 1986 ed avrei dovuto giocare con gli 84, il Parma aveva una struttura più solida e così con la famiglia ho scelto di andare oltre Enza ».
Rotto lì il cordone con la maglia granata?
«Mi pare una parola grossa, sono sempre stato tifoso della Reggiana, andavo a vederla quando potevo con gli amici, ero presente e mi sono emozionato ed entusiasmato il giorno il giorno dell’inaugurazione del Giglio».
Mai pensato di finire la carriera alla Reggiana?
«Ci ho pensato e ci penso, mai dire mai, è un’opzione possibile e, chissà, un giorno praticabile, ma per ora c’è un però».
Lo scoglio, immaginiamo, è l’ingaggio, la Reggiana non ha il budget che ha consentito, per esempio, al Parma di far scendere dalla A alla legapro Munari…
«L’ingaggio, il contratto non è determinante, una soluzione si può trovare, è che, senza passare per presuntuoso, mi sento ancora un giocatore di serie A , facciamo così: la Reggiana sale in massima serie e se allora mi vorrà ne sarei felicissimo».
Alla Sampdoria non sta trovando molto spazio, come mai?
«Non nascondo che le aspettative, i progetti erano diversi, sono arrivato in ritiro infortunato, ho saltato il primo mese e mezzo di preparazione, al mio posto hanno dato fiducia a Terreira ed il ragazzo sta facendo benissimo, si è meritato la maglia da titolare, ma se a gennaio la Sampdoria e Giampaolo hanno detto no ad alcune richieste vuol dire che la fiducia in me c’è ancora e questo mi ha fatto piacere».
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