Morto a 82 anni l’ex granata Poligani
di Alessandro Zelioli
Terzino nella Reggiana di Del Grosso, giocò anche a Correggio e Carpi
3 MINUTI DI LETTURA
RUBIERA. È morto al Santa Maria Nuova di Reggio, Gino Poligani, ex difensore della Reggiana di Luigi Del Grosso, nella quale disputò due stagioni a metà anni 50. Classe 1935, Poligani ha ceduto ad una malattia che da molti anni ne aveva minato il fisico ma non lo spirito.
Nato a Rubiera il 20 ottobre 1935, Gino Poligani aveva iniziato a giocare nelle squadre giovanili del proprio paese, per poi passare nella stagione 1954/55 alla Reggiana. Due stagioni in maglia granata nelle quali totalizzò 29 presenze segnando anche due gol.
Dopo aver riportato la Reggiana in C (stagione 1955/56), passò alla Libertas Correggio dove rimase tre stagioni conquistando due promozioni che portarono la squadra correggese a giocare il campionato di C.
Nel 1959 la Libertas si sciolse e Poligani passò alla Vis Pesaro. Dopo un solo anno di militanza in serie C ma con il titolo di miglior terzino sinistro del girone sud in tasca, Poligani tornò a casa e rimase fermo un anno.
Nel 1960/61 arrivò la chiamata del Carpi, società con la quale concluse la carriera nel 1964, festeggiando una promozione in C.
Fino a pochi anni fa si divertiva ancora a giocare negli amatori di Rubiera. Terzino arcigno e roccioso, a Rubiera Poligani è conosciuto anche per la sua attività di macellaio. Chiusa la carriera da calciatore professionista, infatti, Poligani aprì una macelleria equina in via Della Libertà, in pieno centro a Rubiera e proprio questa attività, era diventata un covo di supertifosi granata che tra una bistecca e l’altra, non disdegnavano di commentare le vicende della società granata.
E proprio dell’epopea granata degli anni in cui Gino Poligani vestì la maglia della Reggiana, si parlava in quella bottega. Una storia, legata indissolubilmente alla memoria di Luigi Del Grosso. Il tecnico di San Secondo Parmense che, sedutosi per la prima volta sulla panchina della Reggiana nel 1954, vi rimase per ben otto stagioni consecutive negli anni più bui della Reggiana che, proprio due stagioni prima era retrocessa in C.
Del Grosso arrivò nel secondo anno di rifondazione della Reggiana, dopo che la giustizia sportiva l’aveva retrocessa in IV serie al termine della stagione 1952/53, causa la tentata combine dopo un Parma-Reggiana finito 1-2.
Erano gli anni del “triumvirato” formato da Giorgio Degola, Gino Lari e Carletto Visconti più Regolo Ferretti alla segreteria.
Il tecnico parmense riportò la Reggiana prima in C (stagione 1955/56) poi, dopo soli cinque anni, addirittura in B al termine della stagione 1957/58. La prima stagione di Poligani in granata è di quelle da incorniciare: ventitrè presenze e una rete per una squadra che al termine si classificò al settimo posto ma con il miglior attacco del torneo di IV serie girone C. L’anno successivo, quello della promozione in C, Poligani si infortuna a novembre al ginocchio destro mettendo assieme solo sei presenze, condite da un gol, proprio mentre una tra Inter e Milan lo vorrebbero a Milano, in serie A.
Una mazzata perché la rottura di un menisco, in quegli anni, richiedeva sei mesi per recuperare. La Reggiana abbandona Poligani che si ritrova a spasso. Ma l’amore verso i granata non si è mai del tutto spezzato.
I funerali si terranno domani, venerdì 14 aprile, partendo dalla sala del commiato del cimitero di Rubiera dove è stata allestita la camera ardente per un giro nel centro di Rubiera, prima di una cerimonia funebre nella chiesa del paese. Il corteo proseguirà poi per il locale cimitero per la tumulazione della salma.
Gino Poligani lascia la moglie Letizia Gorrieri, i figli Gino (anche lui calciatore con trascorsi nella Reggiana anche come allenatore, attività che continua a svolgere nello staff tecnico degli Esordienti Regionali del Sassuolo), Paolo e Silvia; la nuora Roberta ed il nipote Mattia oggi promettente centrocampista nei giovanissimi del Sassuolo, ma con cinque stagioni nelle giovanili della Reggiana.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Nato a Rubiera il 20 ottobre 1935, Gino Poligani aveva iniziato a giocare nelle squadre giovanili del proprio paese, per poi passare nella stagione 1954/55 alla Reggiana. Due stagioni in maglia granata nelle quali totalizzò 29 presenze segnando anche due gol.
Dopo aver riportato la Reggiana in C (stagione 1955/56), passò alla Libertas Correggio dove rimase tre stagioni conquistando due promozioni che portarono la squadra correggese a giocare il campionato di C.
Nel 1959 la Libertas si sciolse e Poligani passò alla Vis Pesaro. Dopo un solo anno di militanza in serie C ma con il titolo di miglior terzino sinistro del girone sud in tasca, Poligani tornò a casa e rimase fermo un anno.
Nel 1960/61 arrivò la chiamata del Carpi, società con la quale concluse la carriera nel 1964, festeggiando una promozione in C.
Fino a pochi anni fa si divertiva ancora a giocare negli amatori di Rubiera. Terzino arcigno e roccioso, a Rubiera Poligani è conosciuto anche per la sua attività di macellaio. Chiusa la carriera da calciatore professionista, infatti, Poligani aprì una macelleria equina in via Della Libertà, in pieno centro a Rubiera e proprio questa attività, era diventata un covo di supertifosi granata che tra una bistecca e l’altra, non disdegnavano di commentare le vicende della società granata.
E proprio dell’epopea granata degli anni in cui Gino Poligani vestì la maglia della Reggiana, si parlava in quella bottega. Una storia, legata indissolubilmente alla memoria di Luigi Del Grosso. Il tecnico di San Secondo Parmense che, sedutosi per la prima volta sulla panchina della Reggiana nel 1954, vi rimase per ben otto stagioni consecutive negli anni più bui della Reggiana che, proprio due stagioni prima era retrocessa in C.
Del Grosso arrivò nel secondo anno di rifondazione della Reggiana, dopo che la giustizia sportiva l’aveva retrocessa in IV serie al termine della stagione 1952/53, causa la tentata combine dopo un Parma-Reggiana finito 1-2.
Erano gli anni del “triumvirato” formato da Giorgio Degola, Gino Lari e Carletto Visconti più Regolo Ferretti alla segreteria.
Il tecnico parmense riportò la Reggiana prima in C (stagione 1955/56) poi, dopo soli cinque anni, addirittura in B al termine della stagione 1957/58. La prima stagione di Poligani in granata è di quelle da incorniciare: ventitrè presenze e una rete per una squadra che al termine si classificò al settimo posto ma con il miglior attacco del torneo di IV serie girone C. L’anno successivo, quello della promozione in C, Poligani si infortuna a novembre al ginocchio destro mettendo assieme solo sei presenze, condite da un gol, proprio mentre una tra Inter e Milan lo vorrebbero a Milano, in serie A.
Una mazzata perché la rottura di un menisco, in quegli anni, richiedeva sei mesi per recuperare. La Reggiana abbandona Poligani che si ritrova a spasso. Ma l’amore verso i granata non si è mai del tutto spezzato.
I funerali si terranno domani, venerdì 14 aprile, partendo dalla sala del commiato del cimitero di Rubiera dove è stata allestita la camera ardente per un giro nel centro di Rubiera, prima di una cerimonia funebre nella chiesa del paese. Il corteo proseguirà poi per il locale cimitero per la tumulazione della salma.
Gino Poligani lascia la moglie Letizia Gorrieri, i figli Gino (anche lui calciatore con trascorsi nella Reggiana anche come allenatore, attività che continua a svolgere nello staff tecnico degli Esordienti Regionali del Sassuolo), Paolo e Silvia; la nuora Roberta ed il nipote Mattia oggi promettente centrocampista nei giovanissimi del Sassuolo, ma con cinque stagioni nelle giovanili della Reggiana.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
