Il ct azzurro in visita alla Canalina
Ieri il tecnico Conor O’Shea ha incontrato dirigenti e giocatori del Rugby Reggio
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REGGIO EMILIA. Nella giornata di ieri, il Rugby Reggio ha accolto alla Canalina un ospite davvero speciale.
Si tratta di Conor O’Shea, allenatore della Nazionale Italiana di Rugby, arrivato a Reggio per incontrare lo staff tecnico del Conad Reggio e il team dei Diavoli.
«Essere allenatore dell’Italia è una grande responsabilità e una grande sfida - ha spiegato Conor O’Shea durante la visita reggiana - un lavoro duro, ma nel gruppo azzurro secondo me c’è molto potenziale. Si è visto durante il Sei Nazioni dove abbiamo avuto delle opportunità di successo. Il movimento in tutti i paesi infatti cresce ogni anno e noi siamo sulla giusta strada, anche se si tratta di un percorso estremamente lungo e duro. Sono necessari dei cambiamenti nel sistema italiano, nella sua struttura, e per tutti questa è una grande opportunità. Sono molto eccitato e so che è difficile, ma impareremo. Molte persone pensano che non sia possibile portare all’alto livello l’Italia del Rugby, ma noi ci crediamo e siamo qui per fare la differenza. E poi se fosse facile chiunque potrebbe farlo»
Come mai a Reggio?
«È molto importante incontrare le realtà di Eccellenza, gli atleti, i tecnici. La struttura è buona e c’è un buon gruppo di giovani, l’unica cosa è che devono essere preparati ad una maggiore intensità di gioco, gli atleti hanno un estremo bisogno di giocare. Incontrare i club è importante perché loro sono la storia del rugby italiano, ma anche per controllare i giovani. Se la massima espressione rugbistica di ogni paese è la sua nazionale, la nazionale prende i giocatori dalle hranchigie e dall’Eccellenza. Per questo è fondamentale che noi conosciamo queste realtà. Spero di riuscire a far molto in questi 3 o 4 anni che avrò a disposizione, aspettandomi un ambiente più professionista già dalla prossima stagione».
Se dovesse dare un consiglio ai giovani atleti italiani quale sarebbe?
«Il suggerimento che do è sempre lo stesso. Allenarsi sempre in modo duro. Non basta dare il massimo, ma bisogna puntare a fare qualcosa in più. Le due ore di allenamento al giorno sono solo un momento della preparazione, ma ci sono altre 22 ore. C’è il risposo, la nutrizione, la riabilitazione, la preparazione atletica, la palestra, queste sono tutte cose che costruiscono un atleta. L’abilità che manca all’Italia infatti è quella di mantenere la stessa concentrazione e prestazione per tanti minuti. Non ci si può permettere di avere momenti in cui si è morbidi in campo, soprattutto nell’alto livello. Ogni minuto di partita è fondamentale e lo stesso vale nella preparazione che dura tutta la giornata e non solo in allenamento».(g.d.b.e.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Si tratta di Conor O’Shea, allenatore della Nazionale Italiana di Rugby, arrivato a Reggio per incontrare lo staff tecnico del Conad Reggio e il team dei Diavoli.
«Essere allenatore dell’Italia è una grande responsabilità e una grande sfida - ha spiegato Conor O’Shea durante la visita reggiana - un lavoro duro, ma nel gruppo azzurro secondo me c’è molto potenziale. Si è visto durante il Sei Nazioni dove abbiamo avuto delle opportunità di successo. Il movimento in tutti i paesi infatti cresce ogni anno e noi siamo sulla giusta strada, anche se si tratta di un percorso estremamente lungo e duro. Sono necessari dei cambiamenti nel sistema italiano, nella sua struttura, e per tutti questa è una grande opportunità. Sono molto eccitato e so che è difficile, ma impareremo. Molte persone pensano che non sia possibile portare all’alto livello l’Italia del Rugby, ma noi ci crediamo e siamo qui per fare la differenza. E poi se fosse facile chiunque potrebbe farlo»
Come mai a Reggio?
«È molto importante incontrare le realtà di Eccellenza, gli atleti, i tecnici. La struttura è buona e c’è un buon gruppo di giovani, l’unica cosa è che devono essere preparati ad una maggiore intensità di gioco, gli atleti hanno un estremo bisogno di giocare. Incontrare i club è importante perché loro sono la storia del rugby italiano, ma anche per controllare i giovani. Se la massima espressione rugbistica di ogni paese è la sua nazionale, la nazionale prende i giocatori dalle hranchigie e dall’Eccellenza. Per questo è fondamentale che noi conosciamo queste realtà. Spero di riuscire a far molto in questi 3 o 4 anni che avrò a disposizione, aspettandomi un ambiente più professionista già dalla prossima stagione».
Se dovesse dare un consiglio ai giovani atleti italiani quale sarebbe?
«Il suggerimento che do è sempre lo stesso. Allenarsi sempre in modo duro. Non basta dare il massimo, ma bisogna puntare a fare qualcosa in più. Le due ore di allenamento al giorno sono solo un momento della preparazione, ma ci sono altre 22 ore. C’è il risposo, la nutrizione, la riabilitazione, la preparazione atletica, la palestra, queste sono tutte cose che costruiscono un atleta. L’abilità che manca all’Italia infatti è quella di mantenere la stessa concentrazione e prestazione per tanti minuti. Non ci si può permettere di avere momenti in cui si è morbidi in campo, soprattutto nell’alto livello. Ogni minuto di partita è fondamentale e lo stesso vale nella preparazione che dura tutta la giornata e non solo in allenamento».(g.d.b.e.)
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