Reggiana, oggi sono troppi gli over 23
di Primo Bertani
Il progetto prevede di imporre la presenza di almeno 16 giovani in rosa. Oggi fra i granata sono soltanto nove
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REGGIO EMILIA. Ormai è fin troppo evidente che il nostro calcio, specie quello semiprofessionistico, è in una spirale di crisi e di questo passo sempre più finirà in mani straniere. Sono anni e anni che in Lega Pro assistiamo a fallimenti societari a catena, ma nonostante la forte riduzione dei club, ristretti a 60, troppi sono ancora in affanno e alle prese con indebitamenti fuori controllo. Per evitare il cortocircuito, occorrono strategie adeguate e così la macchina del soccorso finalmente si è messa in moto.
Anche la Reggiana sarà prossimamente chiamata a pronunciarsi sulla proposta di modifica, discussa nell’ultimo consiglio di Lega Pro, che vuole portare una riduzione drastica, da sedici a sei o al massimo otto, il numero di giocatori over, cioè oltre i 23 anni, da mettere all’interno di una rosa programmata di 24. Si punta a far passare quanto prima questa severa restrizione, anche se le squadre che vorranno vincere il campionato faranno sicuramente una opposizione dura, mirando ad una mediazione al rialzo. Oggi le disposizioni prevedono che l’organico di 24 atleti sia composto da 8 giocatori nati entro il 1994 (per la Reggiana Spanò, Sabotic, Perilli, Narduzzo, Riverola, Panizzi, Rizzi, Mecca e Rocco), più 16 over.
Il cambio di regole è un modo abbastanza esplicito per arrivare, nel più breve periodo, a una forte riduzione dei costi di gestione, prima che il sistema imploda. Del resto anche la Reggiana ha avviato questo processo che è insieme di investimento (con il progetto del campus di via Agosti) e di riduzione dei costi, con tagli alle spese e un settore giovanile più fatto in casa e con meno spese alberghiere e di foresteria. Come si conciliano queste due spinte apparentemente in contrasto? È una domanda che starebbe bene rivolta a Stefano Compagni. Il vice presidente granata, all’interno della Lega Pro ha un incarico in una commissione tecnica. Sarebbe interessante conoscere come si è posizionato rispetto a queste annunciate novità federali, capire come vede le strategie societarie in atto nella Reggiana e, di conseguenza, il suo futuro. Anche molti tifosi lo invocano a gran voce: il silenzio prolungato di Compagni inizia evidentemente a preoccupare l’ambiente granata.
Diverse realtà di provincia hanno ancora budget di spesa sproporzionati rispetto alle loro voci di entrata (incassi e sponsor) e poi l’ex serie C costringe ogni stagione i dirigenti (Mike Piazza è tra questi) a ripianare debiti che la mutualità federale copre solo in minima parte. Il contributo in Lega Pro è annualmente fissato in 350 mila euro, oltre ad un risarcimento pro quota per il minutaggio dei giovani utilizzati in campionato (la Reggiana è arrivata a incassare in stagione anche 8-900 mila euro).
Un altro filone di intervento, individuato dalla presidenza della Lega Pro, è quello del taglio dei troppi giocatori (sono 400) che sono scesi in terza serie dalla A e B, portandosi dietro stipendi onerosi, in molti casi non giustificati. Il futuro, per dare sostenibilità al movimento, è invertire la rotta, riandare al cosiddetto anno zero, mettendo da parte questi ex professionisti avviati a fine carriera e pagati a peso d’oro, per costringere le società a dare spazio alla politica dei giovani. Di pari passo dovrà funzionare il rilancio del ruolo dei vivai, per troppo tempo sacrificati per questioni economiche, a scapito anche di un arrivo in massa di giocatori stranieri, tanti di dubbio valore. Se passerà questo rivoluzionario progetto, molte società saranno necessariamente costrette a cambiare pelle e a ridisegnare gli organici, dando maggior spazio agli scopritori di talenti e avviando un serio monitoraggio dei giovani migliori in circolazione, sia nelle categorie minori, come la serie D, sia negli storici vivai di prestigio come sono quelli di Juventus, Milan, inter, Torino, Atalanta e ora Sassuolo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Anche la Reggiana sarà prossimamente chiamata a pronunciarsi sulla proposta di modifica, discussa nell’ultimo consiglio di Lega Pro, che vuole portare una riduzione drastica, da sedici a sei o al massimo otto, il numero di giocatori over, cioè oltre i 23 anni, da mettere all’interno di una rosa programmata di 24. Si punta a far passare quanto prima questa severa restrizione, anche se le squadre che vorranno vincere il campionato faranno sicuramente una opposizione dura, mirando ad una mediazione al rialzo. Oggi le disposizioni prevedono che l’organico di 24 atleti sia composto da 8 giocatori nati entro il 1994 (per la Reggiana Spanò, Sabotic, Perilli, Narduzzo, Riverola, Panizzi, Rizzi, Mecca e Rocco), più 16 over.
Il cambio di regole è un modo abbastanza esplicito per arrivare, nel più breve periodo, a una forte riduzione dei costi di gestione, prima che il sistema imploda. Del resto anche la Reggiana ha avviato questo processo che è insieme di investimento (con il progetto del campus di via Agosti) e di riduzione dei costi, con tagli alle spese e un settore giovanile più fatto in casa e con meno spese alberghiere e di foresteria. Come si conciliano queste due spinte apparentemente in contrasto? È una domanda che starebbe bene rivolta a Stefano Compagni. Il vice presidente granata, all’interno della Lega Pro ha un incarico in una commissione tecnica. Sarebbe interessante conoscere come si è posizionato rispetto a queste annunciate novità federali, capire come vede le strategie societarie in atto nella Reggiana e, di conseguenza, il suo futuro. Anche molti tifosi lo invocano a gran voce: il silenzio prolungato di Compagni inizia evidentemente a preoccupare l’ambiente granata.
Diverse realtà di provincia hanno ancora budget di spesa sproporzionati rispetto alle loro voci di entrata (incassi e sponsor) e poi l’ex serie C costringe ogni stagione i dirigenti (Mike Piazza è tra questi) a ripianare debiti che la mutualità federale copre solo in minima parte. Il contributo in Lega Pro è annualmente fissato in 350 mila euro, oltre ad un risarcimento pro quota per il minutaggio dei giovani utilizzati in campionato (la Reggiana è arrivata a incassare in stagione anche 8-900 mila euro).
Un altro filone di intervento, individuato dalla presidenza della Lega Pro, è quello del taglio dei troppi giocatori (sono 400) che sono scesi in terza serie dalla A e B, portandosi dietro stipendi onerosi, in molti casi non giustificati. Il futuro, per dare sostenibilità al movimento, è invertire la rotta, riandare al cosiddetto anno zero, mettendo da parte questi ex professionisti avviati a fine carriera e pagati a peso d’oro, per costringere le società a dare spazio alla politica dei giovani. Di pari passo dovrà funzionare il rilancio del ruolo dei vivai, per troppo tempo sacrificati per questioni economiche, a scapito anche di un arrivo in massa di giocatori stranieri, tanti di dubbio valore. Se passerà questo rivoluzionario progetto, molte società saranno necessariamente costrette a cambiare pelle e a ridisegnare gli organici, dando maggior spazio agli scopritori di talenti e avviando un serio monitoraggio dei giovani migliori in circolazione, sia nelle categorie minori, come la serie D, sia negli storici vivai di prestigio come sono quelli di Juventus, Milan, inter, Torino, Atalanta e ora Sassuolo.
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