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Torna al motocross dopo 23 anni ed è già in testa 

di Alessandro Zelioli
Torna al motocross dopo 23 anni ed è già in testa 

Andrea Benevelli, classe 1971, corre senza scuderia Tre gare disputate, è primo nel campionato regionale 

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SCANDIANO. Nel suo palmares, conta anche un titolo di Campione italiano Allievi di Hockey con la maglia dell’allora Rotellistica Scandianese. Era la stagione 1984-85 quando, ancora giovanissimo, Andrea Benevelli, classe 1971, con la moto faceva solo il turista.
A 17 anni, la svolta con sei anni spesi a correre nelle categorie Uisp con l’Honda CR250 da Motocross. Poi, nel 1994, lo stop.
Ora, dopo 23 anni, un ritorno alle gare col botto: dopo tre gare del campionato regionale, infatti, è primo con 210 punti di vantaggio sul secondo. Pilota privato, senza alcuna scuderia al seguito da sempre, Benevelli ha ora davanti un futuro che potrebbe aprirgli le strade di una categoria superiore, per manifesta superiorità.
«Non so se questo sia possibile _ rimarca il 45enne motociclista scandianese che gareggia con una Yamaha MX1 450 acquistata dal team Rinaldi _. Siamo a metà campionato e personalmente sono molto soddisfatto. Rientrare in questo sport per me aveva un significato particolare. Significava realizzare un sogno legato a un mondo che avevo lasciato, mio malgrado, per inseguire una carriera professionale che non permetteva distrazioni. Ho investito sul lavoro, cosa che rifarei, anche perché sono certo che non avrei fatto carriera e quindi non sarei diventato professionista del cross. Adesso però posso tornare a questa passione dando ad essa il giusto peso».
Ma come si può pensare di rientrare ed essere subito primo?
«Io mi ero ripromesso soltanto di divertirmi e dare sfogo a una passione che non si era mai spenta. Quando parto, cerco sempre di tenermi un filo di gas per non rischiare. Poi quando sei in pista, a volte, anche la fortuna ha il suo peso. Forse l’esperienza messa da parte vent’anni fa, quando eravamo piloti meno attrezzati ma con un po’ di incoscienza, ora, mi torna buona. Essere primo è bello, ma non era e non è il mio obiettivo. Ora che ci sono, però, perché non provarci».
Un margine che poteva essere ancora più ampio, visto che a Torre de Picenardi, prima gara del campionato, era primo nella seconda manche, dopo aver chiuso la prima in testa.
«Purtroppo per Alessandro Baroni, la sua morte ha concluso anzitempo la nostra gara. Aveva 59 anni e lo conoscevo appena, ma questo incidente ha toccato tutti».
Ha mai avuto paura?
«Sempre. Guai non averne. Ma non è meno rischioso andare a piedi o in auto. In moto ho rotto quasi tutte le ossa. Anche per questo, lasciai le gare da ragazzo. Ma non puoi pensare a cosa potrebbe capitarti, anche se la spregiudicatezza del ragazzino, l’ho accantonata da tempo e sono più prudente».
Domenica, a Castellarano, ha fatto una seconda manche da urlo.
«Avevo al seguito la mia prima tifosa _ la figlia Chiara, undicenne, ndc _ che dopo il terzo posto nella prima gara, era delusa. Sono sceso in pista nella seconda per accontentarla. Scherzi a parte, la pista è di quelle di valore internazionale, con tanti campioni che spesso vengono ad allenarsi qui. Giocavo in casa, come si dice, e ci tenevo a far bella figura. È andata bene».
Come nasce la sua passione per le moto?
«Mio padre Loredano, da sempre, mi ha messo sulla moto. Lui e suo fratello correvano in moto e io l’ho sempre seguito. Ma più di tutto è l’ambiente delle moto che ti coinvolge. Ho ritrovato vecchi amici con cui correvo che ora seguono i figli in gara. Vedendomi sulla moto e loro a bordo pista, un po’ mi invidiano. Ma non penso di essere un supereroe. Mi piace il Motocross, ma non voglio strafare. Mi diverto. Questo mi basta».
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