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verso il derby 

Il “Rambo” granata Nico Facciolo in porta nella vittoria del 1986

di Primo Bertani
Il “Rambo” granata Nico Facciolo in porta nella vittoria del 1986

REGGIO EMILIA. C’è sempre un posto nel cuore dei tifosi per il “Rambo” granata, quel Nico Facciolo entrato nel mito non solo per le sue magie in campo, ma anche per il suo grande attaccamento verso...

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REGGIO EMILIA. C’è sempre un posto nel cuore dei tifosi per il “Rambo” granata, quel Nico Facciolo entrato nel mito non solo per le sue magie in campo, ma anche per il suo grande attaccamento verso la maglia granata. Di derby con il Parma ne ha giocati quattro, seppure a distanza di anni, tre li ha persi, uno l’ha vinto ed è uscito da eroe. «Quella partita del Tardini per me è un ricordo particolare. Per evitare Rossi, il loro centravanti – spiega Facciolo – mi sono rotto il ginocchio, ma sono rimasto in campo lo stesso, stringendo i denti, per un’ora abbondante». Il giorno è il 5 maggio 1986, una data che fa parte della storia della Reggiana, che vinse a Parma 2-1, con i gol di Ceccarini e Albi. In casa, prima del derby, i crociati non avevano mai perso e a fine anno stravinsero il campionato con Arrigo Sacchi in panchina. Uscendo su una palla alta, con uno strano impatto sul terreno, Nico Facciolo riportò nell’occasione la rottura del crociato e del menisco, riuscì a resistere, portando orgogliosamente a termine la gara. Verrà poi operato a Milano dal professor Monti, allora medico sociale del Milan. Il suo gesto sportivo è rimasto scolpito nella memoria della tifoseria.
Facciolo, classe 1961, era arrivato in granata nell’estate del 1985, su indicazione di Nardino Previdi. Prenderà il posto fra i pali dove nella stagione precedente si erano alternati Sergio Eberini e un giovane Gregori, che passerà poi alla serie A. “Rambo” Facciolo ha giocato a Reggio anche nel campionato 1986-87, poi andò all’Arezzo, per ritornare nel 1988 con l’arrivo di Pippo Marchioro. Sarà con Silenzi, De Vecchi, De Agostini e D’Adderio tra i mattatori del campionato che riportò la squadra in serie B. Andò via da Reggio nel 1992. «Ricordo, e mi brucia ancora, la sconfitta nel derby con il Parma, quel 3-1 subito al Mirabello. D’accordo, era il Parma straripante di Sacchi – spiega Facciolo – però io ho un senso di appartenenza alla maglia granata e, so quanto i tifosi reggiani, di ogni età, vivono con passione il derby». E a proposito di derby, c’è una gara ancora oggi rimasta indigesta. «Non posso dimenticare la sconfitta per 2-0 a Parma il 27 maggio 1990, dovendo subire tra l’altro i festeggiamenti in campo dei tifosi e dei nostri avversari per il loro ritorno in serie A. In panchina c’era Nevio Scala, padovano come me, siamo anche molto vicini di casa. Scala – rivela Facciolo – mi chiese più volte di andare a giocare con lui, gli ho sempre risposto che era un matto. Io avrei potuto giocare in tutte le squadre, mai però nel Parma o al Modena, perché Reggio è la mia seconda pelle e i grandi amori sportivi non vanno traditi».

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