Saverio Albi, l’eroe dell’ultima vittoria al Tardini
di Cristiana Filippini
Il difensore granata segnò nella sfida vinta per 2 a 1 dai granata trentuno anni fa, il 4 maggio 1986
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REGGIO EMILIA. Domenica era tra gli ex granata scesi in campo per il giro d’onore mentre 31 anni fa, esattamente il 4 maggio del 1986 era in campo (con qualche capello in più e qualche anno in meno) allo stadio Tardini, in un derby che vide la Reggiana uscire da campo con la vittoria per 2-1. Non solo, uno di quei due gol (l’altro lo segnò Cacciatori) lo mise a segno proprio lui: Saverio Albi.
«Ricordo tutto di quella partita – spiega l’ex difensore granata – dall’attesa dei giorni prima, a quello che accadde durante l’incontro e anche nei giorni seguenti».
Passano gli anni ma le vigilie sono sempre le stesse.
«La vigilia fu davvero frenetica. Dovevamo vendicare la sconfitta subita al Mirabello nella gara d’andata. Un’impresa non semplice visto che quello era il Parma di Sacchi che poi avrebbe vinto il campionato».
E la vendetta arrivò davvero.
«Esatto. Fu una partita vibrante sia in campo che sugli spalti. Ricordo anche che a fine gara ci furono parecchi disordini e la squadra lasciò lo stadio sulle camionette dei carabinieri».
E lei mise a segno uno dei due gol. Se lo ricorda?
«Lo ricordo come se fosse oggi. L’azione partì dai piedi di Tanzi, con cinque passaggi eravamo in porta senza far toccare palla al Parma».
Che clima si respirava nello spogliatoio nei giorni precedenti?
«Mister Cadè era molto bravo in queste cose. Riusciva a caricare l’ambiente senza mettere ansia».
Quindi che consiglio si sente di dare ai granata di oggi?
«Questa è una partita particolare. Devono fare tesoro di quello che è successo all’andata. Una prestazione, a mio avviso, mortificante. All’ingresso allo stadio mi sono commosso, poi è successo quello che tutti hanno visto».
Segnare un gol al Parma, allo stadio Tardini, significa entrare nel cuore dei tifosi.
«Con la tifoseria granata ci siamo voluti bene reciprocamente. Devono sapere i giocatori che fare gol domenica al Tardini vorrebbe dire farsi ricordare per tanti anni. Quindi si diano da fare”.
Magari qualcosa in più rispetto allo spettacolo offerto contro il Forlì.
«Premetto che il mio è il giudizio da esterno, però mi è sembrato il modo peggiore per preparare il derby e i playoff».
«Ricordo tutto di quella partita – spiega l’ex difensore granata – dall’attesa dei giorni prima, a quello che accadde durante l’incontro e anche nei giorni seguenti».
Passano gli anni ma le vigilie sono sempre le stesse.
«La vigilia fu davvero frenetica. Dovevamo vendicare la sconfitta subita al Mirabello nella gara d’andata. Un’impresa non semplice visto che quello era il Parma di Sacchi che poi avrebbe vinto il campionato».
E la vendetta arrivò davvero.
«Esatto. Fu una partita vibrante sia in campo che sugli spalti. Ricordo anche che a fine gara ci furono parecchi disordini e la squadra lasciò lo stadio sulle camionette dei carabinieri».
E lei mise a segno uno dei due gol. Se lo ricorda?
«Lo ricordo come se fosse oggi. L’azione partì dai piedi di Tanzi, con cinque passaggi eravamo in porta senza far toccare palla al Parma».
Che clima si respirava nello spogliatoio nei giorni precedenti?
«Mister Cadè era molto bravo in queste cose. Riusciva a caricare l’ambiente senza mettere ansia».
Quindi che consiglio si sente di dare ai granata di oggi?
«Questa è una partita particolare. Devono fare tesoro di quello che è successo all’andata. Una prestazione, a mio avviso, mortificante. All’ingresso allo stadio mi sono commosso, poi è successo quello che tutti hanno visto».
Segnare un gol al Parma, allo stadio Tardini, significa entrare nel cuore dei tifosi.
«Con la tifoseria granata ci siamo voluti bene reciprocamente. Devono sapere i giocatori che fare gol domenica al Tardini vorrebbe dire farsi ricordare per tanti anni. Quindi si diano da fare”.
Magari qualcosa in più rispetto allo spettacolo offerto contro il Forlì.
«Premetto che il mio è il giudizio da esterno, però mi è sembrato il modo peggiore per preparare il derby e i playoff».
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