Bernardelli: «Il rinnovo? Ne parleremo a fine giugno»
di Luigi Vinceti
Basket serie A: Pietro Bernardelli, patron di Grissin Bon da 4 anni main sponsor del club: «La decisione a bocce ferme»
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REGGIO EMILIA . Il basket può essere considerato una “malattia” ereditaria e contagiosa. È un po’ l’idea che si ricava dialogando con Pietro Bernardell, patron di Grissin Bon main sponsor della Pallacanestro Reggiana.
Lui racconta infatti che a questo sport c’è arrivato sulle orme del padre - scomparso da tempo - che ne era profondamente appassionato. Un “contagio” dunque remoto.
Poi ha avuto la l’idea di entrare nel pool dei sostenitori della Pallacanestro Reggiana e lì è cominciata la fase acuta di questa simpatica “patologia”.
Nei primi anni infatti i rapporti con il club biancorosso e la presenza sugli spalti del Bigi erano compiti delegati al suo braccio destro in azienda Calisto Scanarini. Poi il “contagio” è stato inarrestabile e ora ad assistere a tutte le partite c’è lui affiancato dalla moglie e dalla figlia, cui va il merito di aver ideato le t-shirt celebrative regalate nelle ultime due stagioni ai tifosi del Bigi.
A sentirli parlare tutti e tre, a fine partita, si avverte l’ansia con cui seguono lo svolgersi di ogni gara.
«Ormai - confessa Bernardelli - anche tutto il personale della mia azienda vive e partecipa alle vicende sportive della squadra che porta il nome della nostra impresa».
Ed è dunque così che, dopo una quindicina d’anni di appoggi è arrivato, quattro anni fa, il sì all’abbinamento che, con la sponsorizzazione, ha portato a legare il nome dell’azienda al club.
Soddisfatto della scelta?
«Sì, in effetti si è dimostrato un bel biglietto da visita in campo nazionale e credo che la nostra immagine ne abbia tratto giovamento. Il contratto scade a fine campionato. Io non ho fatto promesse. Ne parleremo a partire da fine giugno».
Appagato dell’andamento del campionato?
«Dopo l’ultima strepitosa stagione era immancabile continuare a sognare. Questa volta il percorso è risultato però maggiormente altalenante, con qualche serie negativa. Ma è comprensibile ed è importante essersi ripresi e comunque approdare ai playoff. Ora staremo a vedere cosa succederà».
Quali sono stati gli atleti che più l’hanno impressionata quest’anno?
«Non faccio fatica a sottolineare le prestazioni di Aradori e Della Valle per la continuità di rendimento e non posso ignorare la determinazione di Kaukenas, uno che non molla mai. Ma c’è un altro giocatore che mi stupisce. Alludo a Needham, perché ha una velocità che mi esalta, quando scatta sembra un furetto. Anche se poi il risultato è il frutto di un lavoro di tutto il gruppo questi mi pare spicchino per le loro individualità».
E ora cosa si può sperare?
«Non voglio fare pronostici. Staremo tutti a vedere. Nei playoff possono intervenire, a volte con effetti determinanti, fattori di diversa natura. Dipende dallo stato di forma dell’avversario che si andrà a fronteggiare, dallo stato di salute della rosa dei giocatori di cui disponi, dall’alternanza degli incontri interni ed esterni, da una giornata di grazia di qualche tuo atleta. Ecco perché non faccio previsioni e mi limiterò a seguire, come sempre in silenzio, ogni confronto. Poi vedremo al termine dei playoff sin dove saremo arrivati».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Lui racconta infatti che a questo sport c’è arrivato sulle orme del padre - scomparso da tempo - che ne era profondamente appassionato. Un “contagio” dunque remoto.
Poi ha avuto la l’idea di entrare nel pool dei sostenitori della Pallacanestro Reggiana e lì è cominciata la fase acuta di questa simpatica “patologia”.
Nei primi anni infatti i rapporti con il club biancorosso e la presenza sugli spalti del Bigi erano compiti delegati al suo braccio destro in azienda Calisto Scanarini. Poi il “contagio” è stato inarrestabile e ora ad assistere a tutte le partite c’è lui affiancato dalla moglie e dalla figlia, cui va il merito di aver ideato le t-shirt celebrative regalate nelle ultime due stagioni ai tifosi del Bigi.
A sentirli parlare tutti e tre, a fine partita, si avverte l’ansia con cui seguono lo svolgersi di ogni gara.
«Ormai - confessa Bernardelli - anche tutto il personale della mia azienda vive e partecipa alle vicende sportive della squadra che porta il nome della nostra impresa».
Ed è dunque così che, dopo una quindicina d’anni di appoggi è arrivato, quattro anni fa, il sì all’abbinamento che, con la sponsorizzazione, ha portato a legare il nome dell’azienda al club.
Soddisfatto della scelta?
«Sì, in effetti si è dimostrato un bel biglietto da visita in campo nazionale e credo che la nostra immagine ne abbia tratto giovamento. Il contratto scade a fine campionato. Io non ho fatto promesse. Ne parleremo a partire da fine giugno».
Appagato dell’andamento del campionato?
«Dopo l’ultima strepitosa stagione era immancabile continuare a sognare. Questa volta il percorso è risultato però maggiormente altalenante, con qualche serie negativa. Ma è comprensibile ed è importante essersi ripresi e comunque approdare ai playoff. Ora staremo a vedere cosa succederà».
Quali sono stati gli atleti che più l’hanno impressionata quest’anno?
«Non faccio fatica a sottolineare le prestazioni di Aradori e Della Valle per la continuità di rendimento e non posso ignorare la determinazione di Kaukenas, uno che non molla mai. Ma c’è un altro giocatore che mi stupisce. Alludo a Needham, perché ha una velocità che mi esalta, quando scatta sembra un furetto. Anche se poi il risultato è il frutto di un lavoro di tutto il gruppo questi mi pare spicchino per le loro individualità».
E ora cosa si può sperare?
«Non voglio fare pronostici. Staremo tutti a vedere. Nei playoff possono intervenire, a volte con effetti determinanti, fattori di diversa natura. Dipende dallo stato di forma dell’avversario che si andrà a fronteggiare, dallo stato di salute della rosa dei giocatori di cui disponi, dall’alternanza degli incontri interni ed esterni, da una giornata di grazia di qualche tuo atleta. Ecco perché non faccio previsioni e mi limiterò a seguire, come sempre in silenzio, ogni confronto. Poi vedremo al termine dei playoff sin dove saremo arrivati».
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