Ma a Reggio non volano le prevendite
di Roberto Tegoni
Ancora disponibili biglietti per il settore ospiti del Tardini, mentre i tagliandi per la curva del Parma sono andati esauriti
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REGGIO EMILIA. Ci siamo, poche ore ancora e finalmente sarà derby. Pardon: Derby, con la maiuscola. Perché noi di Reggio ne abbiamo dovute chiamare così fin troppe di partite con i nostri vicini, per dare un senso ai nostri più o meno tristi campionati di serie C. Ci perdonino quindi le varie Spal, Carpi, Sassuolo, Cesena, Ravenna, Pro Piacenza, Forlì, Mantova e perché no, anche Modena. Il Derby per antonomasia è quello con il Parma. Fine delle trasmissioni. Tuttavia, è inutile nascondersi dietro un dito, questo derby non indossa certo il vestito elegante delle grandi occasioni. Il derby dell’andata fu tutta un’altra storia. Un’altra squadra, un altro allenatore, un’altra classifica, altre ambizioni. Un altro campionato, praticamente.
Paradossalmente, ma mica più di tanto, la partita delle partite sembra maggiormente sentita dai “bagoloni” d’oltr’Enza, che hanno già esaurito la curva Nord anche grazie alla super campagna abbonamenti di quest’estate. Noi “Teste quadre”, al contrario, arriveremo a fatica a superare i duemila biglietti staccati per la curva ospiti. Pochi? Tanti? Giusti? Fedelissimi?
La battaglia sui numeri appassiona sempre (poco) alla viglia di un grande evento. Alla fine quello che conta sarà il risultato finale. Anche se ormai da una settimana a questa parte, sui social network è tutto un richiamo alle origini, alle tradizioni, all’orgoglio di campanile sia da una parte che dall’altra. Gira che ti rigira, però, si torna sempre sui numeri. Maledettissimi numeri. E così sembra che ci tengano più “loro” che noi, al derby. Ma è davvero così? Da una parte c’è una squadra e una società che pensava di poter vincere il campionato in carrozza (non imparano mai, eh?) e ora si ritrova con l’obiettivo minimo di difendere il secondo posto. Un ambientino, quello di Parma, dilaniato dalle voci e dalle indagini sulla presunta combine nella sconfitta interna con l’Ancona. Sui social, i tifosi ducali nicchiano e provano a ribaltare la frittata. Se Atene piange, Sparta non ride. La Reggiana vive un periodo di trasformazione societaria e la squadra ha vinto una partita nelle ultime dieci. Insomma, poche parole che descrivono purtroppo bene la situazione. Pochi o tanti che siano i tifosi granata al Tardini, c’è da scommettere (scusateci, cugini) che ancora una volta saranno i giocatori in campo a dover guardare col naso all’insù per ammirare il vero spettacolo. L’effetto muro giallo-blu-crociato da una parte, il grande cuore granata dei reggiani dall’altra, nonostante un derby in tono minore e 18 anni di serie C.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Paradossalmente, ma mica più di tanto, la partita delle partite sembra maggiormente sentita dai “bagoloni” d’oltr’Enza, che hanno già esaurito la curva Nord anche grazie alla super campagna abbonamenti di quest’estate. Noi “Teste quadre”, al contrario, arriveremo a fatica a superare i duemila biglietti staccati per la curva ospiti. Pochi? Tanti? Giusti? Fedelissimi?
La battaglia sui numeri appassiona sempre (poco) alla viglia di un grande evento. Alla fine quello che conta sarà il risultato finale. Anche se ormai da una settimana a questa parte, sui social network è tutto un richiamo alle origini, alle tradizioni, all’orgoglio di campanile sia da una parte che dall’altra. Gira che ti rigira, però, si torna sempre sui numeri. Maledettissimi numeri. E così sembra che ci tengano più “loro” che noi, al derby. Ma è davvero così? Da una parte c’è una squadra e una società che pensava di poter vincere il campionato in carrozza (non imparano mai, eh?) e ora si ritrova con l’obiettivo minimo di difendere il secondo posto. Un ambientino, quello di Parma, dilaniato dalle voci e dalle indagini sulla presunta combine nella sconfitta interna con l’Ancona. Sui social, i tifosi ducali nicchiano e provano a ribaltare la frittata. Se Atene piange, Sparta non ride. La Reggiana vive un periodo di trasformazione societaria e la squadra ha vinto una partita nelle ultime dieci. Insomma, poche parole che descrivono purtroppo bene la situazione. Pochi o tanti che siano i tifosi granata al Tardini, c’è da scommettere (scusateci, cugini) che ancora una volta saranno i giocatori in campo a dover guardare col naso all’insù per ammirare il vero spettacolo. L’effetto muro giallo-blu-crociato da una parte, il grande cuore granata dei reggiani dall’altra, nonostante un derby in tono minore e 18 anni di serie C.
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