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«Un blitz a orologeria per colpire Reverberi» 

di Luigi Vinceti
«Un blitz a orologeria per colpire Reverberi» 

Giorgio Cimurri: «I controlli risalgono ad aprile, perché fermarli adesso?» Ma il diesse del green team scarica in dialetto i due ciclisti: «Du esen»

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REGGIO EMILIA. «Se li hanno scoperti in fallo ad aprile perché hanno aspettato il giorno della partenza del Giro per denunciare la loro infrazione alle norme antidoping? Così facendo hanno fortemente colpito la società e la squadra che di colpe non ne hanno. E’ un grave danno che costringe la Bardiani, guidata da due specialisti reggiani, a correre con 7 anziché 9 atleti».
E’ Giorgio Cimurri, presidente del Comitato che organizza la tappa reggiana della corsa rosa, che scioglie la riservatezza che si era imposto e lamenta l’inconveniente.
“Per Reverberi che vive questa corsa da 36 anni – prosegue - metterei la mano sul fuoco. E’ assurdo che paghi lui lo scotto degli errori di due suoi ragazzi”.
Sono annotazioni cui Cimurri si lascia andare mentre si stacca dalle telecamere della Rai che si sono fatte raccontare la storia della pista di Avviamento al ciclismo titolata a suo padre Giannetto ed ora frequentatissima da uno stuolo di giovani coordinati con grande professionalità da Tino Iotti della Ciclistica Cooperatori.
«DU STOPID». Intanto però, a fare notizia è l’ennesimo presunto caso di doping che si abbatte sul Giro e sull’unico team reggiano (e interamente italiano) in gara nell’edizione 100 del Giro.
«Due stupidi». Anzi, du stopid, come li ha “battezzati”, Roberto Reverberi, diesse del green team di Cavriago, che sta per raggiungere il padre Bruno al seguito della squadra non appena la corsa sbarcherà sulla Penisola, ieri era ancora a Reggio dove fervono i lavori per la dodicesima tappa dell’edizione 2017 che taglierà il traguardo nel cuore della nostra città..
La sua risposta alla domanda su cosa pensi del comportamento dei due ciclisti professionisti Stefano Pirazzi e Nicola Ruffoni è sibillina: “Due stupidi”.
Poi il diesse della Bardiani spiega le ragioni di questo suo severo giudizio: «La politica adottata dal nostro team è sempre stata quella della trasparenza, della cura e formazione dei giovani. Purtroppo non abbiamo gli strumenti per evitare che accadano fatti simili. Le squadre sono estranee a quel che avviene fra le mura domestiche. Noi non siamo a casa loro a controllare come agiscono e si comportano; hanno sempre delle scappatoie per sfuggire ai nostri controlli. Purtroppo un paio di mele marce possono rovinare tutto il raccolto».
Roberto Reverberi insiste sul concetto formativo dei ciclisti, anche prima che diventino professionisti: «Io e papà - sottolinea - ci raccomandiamo con tutti quando siamo in ritiro e in corsa. Facciamo loro un autentico lavaggio del cervello, ma evidentemente in questo caso non è bastato».
ERRORI IMPROBABILI. Secondo il direttore sportivo della squadra di Cavriago, l’ipotesi che si possa verificare un errore nelle analisi è abbastanza remota. «Un errore nelle analisi? È una eventualità che vedo molto remota. Potrebbe capitare solo qualora si individuasse un integratore contaminato ma in questo caso l’ipotesi non esiste, il problema c’è. E pensare che noi spendiamo dagli 80 ai 130 mila euro l’anno per il “passaporto biologico” Adams che riguarda tutti gli addetti ai lavori».
- I due ciclisti potrebbero chiedere una controanalisi?
“Potrebbe accadere d’ufficio, ma fino ad ora non sono stati riscontrate valutazioni diverse da quelle denunciate”.
Ed ora che accadrà? Il diesse del “green team” parte sottolineando la ferita che questo caso a lasciato proprio qui, dalle nostre parti.
«Papà - dice - c’è rimasto terribilmente male perché non sono due ragazzini ma professionisti di provata esperienza, uno di 26 e l’altro 30 anni, addirittura capitano della squadra. Il guaio è che loro hanno messo a repentaglio il lavoro di almeno una trentina di persone e delle loro famiglie. Si fanno dei programmi che così vengono traditi. Non è giusto che per colpa loro ne paghiamo in tanti le conseguenze. Fortunatamente da Bardiani ci è stata confermata la piena fiducia e così potremo continuare il Giro. Loro, forse, saranno puniti con almeno due anni di squalifica».
Poi, la conferma di quanto annunciato nell’immediatezza: «Se anche le controanalisi - dice Roberto Reverberi - previste d’ufficio in questi casi dovessero confermare la positività a questo ormone fuorilegge, i due ciclisti verranno licenziati».
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