Gazzetta di Reggio

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Viaggio verso Parma tra cori e speranze 

di Roberto Tegoni
Viaggio verso Parma tra cori e speranze 

Duemila i tifosi che hanno seguito la squadra nel derby

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PARMA. Partiamo dalla fine: quegli applausi, scroscianti, sotto la pioggia in favore degli undici granata – anzi dieci – che hanno portato al termine la partita. Una sconfitta che nel risultato brucia ancora. Fa male. È l’ennesima pugnalata a una tifoseria calda, appassionata, meritevole di altri palcoscenici. Ma quegli applausi. Quei cori per i giocatori granata che con orgoglio hanno portato in alto la maglia nonostante la sconfitta sono una medaglia d’onore sul petto di tutti i duemila supporter giunti nella città ducale. Non tutti i tifosi sono uguali. Anche tra gli stessi gruppi ultras si distinguono diverse anime. Ma tutto è andato per il verso giusto. Tutto, a cominciare dal ritrovo davanti alla stazione centrale di Reggio, quello delle Teste Quadre. Chi scrive è salito sul treno regionale delle 11.10 per Piacenza.
Assieme al tifo più appassionato della curva Sud.
Ritrovo in sordina. Poi minuto dopo minuto la marea granata prendeva forma.
Sempre di più, sempre di più.
Poi il boato, i primi cori sulla banchina della stazione, il cuore in gola, le gambe che tremano e non puoi sottrarti dal cantare.
«Ma quanti siamo?!» – «Eravamo di più col Modena» – «Mi vengono in mente gli anni ‘80».
Dai c’andom, dai c’ancom, dai c’andom! Si canta.
Arriva il treno, pronti a salire. Indescrivibili le facce dei passeggeri “comuni”.
Qualcuno scatta delle foto. Chi deve scendere prega in dieci lingue diverse.
Le prime carrozze vengono prese d’assalto. Noi ci dobbiamo accontentare delle retrovie, anche per poter respirare.
Qualche tifoso granata c’è anche qui. Si chiacchiera con alcuni poliziotti.
Si parla della strana sconfitta del Parma con l’Ancona e delle scommesse pazze di Pozzuoli.
Si discute di un regolamento playoff che non tutti hanno ben compreso. E così il viaggio dura pochissimo, si arriva relativamente presto a Parma. E qui inizia il racconto, che non vuole essere un pezzo di cronaca nera, ma la descrizione di un percorso condiviso con gli ultras granata.
Un’esperienza unica.
«Andate di qua, a sinistra per i bus navetta!» – «No, dove andate?! Di là, a destra!» le indicazioni non sono chiarissime, c’è un varco in stazione a Parma, presidiato da una decina di poliziotti.
Tutti sanno – e da tempo – che le Teste Quadre vogliono fare il corteo e non prendere la navetta.
Piove, continua a piovere. «Ma non avevano detto che schiariva?».
Il corteo prosegue per la rinomata Strada Mazzini. Occhi impauriti delle commesse nei negozi. «Ma dove andiamo? Ci stiamo allontanando!».
È il piano delle Forze dell’Ordine che “riportano” i tifosi sul lungo Parma dove le navette avrebbero dovuto passare con gli ultrà a bordo. E lì, sotto l’acqua, saliamo sull’autobus che ci porta allo stadio.
Porte aperte, qualche “saluto cortese” ai cugini per strada e via, spediti e fradici verso lo stadio.
La partita è un’altra storia. Gli applausi finali, sotto la pioggia, sono da brividi.

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