L’addio del mister
Siligardi lascia la Bagnolese «Ho dato tutto me stesso»
di Luca Cavazzoni
BAGNOLO. «Per me è ora di andare perché penso di avere dato tutto me stesso». Parole e musica di Simone Siligardi, che dalla tarda serata di martedì non è più l'allenatore della Bagnolese. Dopo aver...
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BAGNOLO. «Per me è ora di andare perché penso di avere dato tutto me stesso». Parole e musica di Simone Siligardi, che dalla tarda serata di martedì non è più l'allenatore della Bagnolese.
Dopo aver portato i rossoblù alla salvezza, l’allenatore lascia. Le strade si separano, l'ex attaccante chiude un ciclo di quattro anni e la società cercherà il sostituto già dalle prossime settimane.
«La Bagnolese non si indossa e non si allena - tuona Siligardi - ma si vive. E' questo il concetto che ho sempre cercato di passare ai miei compagni quando giocavo, e poi insegnarlo ai giocatori. Allenare la Bagnolese è un privilegio che ho vissuto con grande passione, dando tutto me stesso, sempre. Le emozioni che questi colori regalano sono paragonabili solo alle più ripide e spaventose montagne russe. Dalle stelle alle stalle e ritorno in un batter di ciglia, senza preavviso né pacche sulle spalle. Sempre sotto i riflettori, sempre sotto giudizio, tutto sempre amplificato dalla meravigliosa storia di questo club».
Cosa ricorda dell'inizio del suo mandato da allenatore?
«Servono le spalle larghe per stare seduto su questa panchina. Quando sono arrivato, nel 2012 tra lo scetticismo e la curiosità generale, mi sono sentito subito a mio agio. Ma le mie spalle si sono allargate grazie ad Isacco Manfredini, Aniceto Caffarri e Romano Ferretti, che mi hanno dato la possibilità di sbagliare e di dimostrare col tempo le mie qualità. E' anche grazie a loro se sono diventato quel che sono ora».
Un bilancio di questi suoi quattro anni?
«Abbiamo costruito uno spogliatoio, una filosofia, un amore incondizionato per la maglia, abbiamo fatto in modo che la Bagnolese tornasse ad essere "meglio di un club". Abbiamo sempre raggiunto gli obiettivi prefissati vivendo emozioni sia positive che negative, ma facendolo sempre da famiglia rossoblù. Mi spiace di non essere riuscito a portare a casa alcun titolo degno di questa storia, che potesse legarmi ancora di più alla società».
C'è qualche ricordo in particolare che rimarrà nel suo cuore?
«L'intervallo col Colorno nel corso del mio primo anno sulla panchina, il Centenario, l'amichevole col Sassuolo, la "mia" Juventus al Fratelli Campari, la meravigliosa e sorprendente cavalcata del secondo anno, il 4-5 di Fiorano nel terzo anno, la vittoria del Cavazzoli con un meraviglioso gruppo, la salvezza di quest'anno con una delle rose più giovani di sempre. Il tutto con una magia: la capacità di tirar fuori qualcosa di speciale quando ci siamo trovati spalle al muro. Una magia rossoblù che solo noi possiamo capire».
Vuole ringraziare altre figure?
«Tutti i Bagnolesi che mi hanno voluto bene. Enzo Bacilieri, Livio Manicardi, Livio Bartoli, Sergio Poli, Rino Bigi, Primo Salsi, Sergio Miari, Giacomo Denti, Lino Gianferrari e Virginio Rozzi. E poi i meravigliosi uomini che hanno lavorato con me. Gianluca Iotti, professore e persona estramemente affidabile e lucida. Diego Maggioni, compagno di squadra prima e vice allenatore poi. Niccolò Catuzzi, amico e instancabile oratore di calcio. Francesco Montecchi, vice allenatore perfetto ed ineguagliabile. Flavio Bolognesi, preparatore dei portieri ed amico di una vita. Marco Rubertelli, analista, "consigliere personale" e grande amico. Sandro Capiluppi, degno storico rappresentante di questa grande famiglia».
E sui giocatori?
«Li ho contati in queste ore. Sono stati 59, devo ringraziarli tutti per la fiducia e la stima concessa. E' grazie a loro se la mia esperienza è durata così tanto. Nessuno merita un ruolo marginale nel mio cuore, ognuno mi ha trasmesso qualcosa».
Un messaggio ai suoi capitani?
«Daniele Fornaciari, che ho visto nascere e crescere come giocatore per poi diventare un grande capitano. Luca Ferrari, fuoriclasse assoluto in campo ma anche e sopratutto fuori. Roberto Bonacini, diventato capitano ed esempio per tutti a suon di sacrifici e meriti».
Un ultimo saluto?
«L'ho sempre detto, non vince i campionati solo chi arriva primo. Ma anche chi riesce a credere in qualcosa, a sentirsi speciale, a ricordare con piacere le stagioni passate insieme. Grazie e arrivederci Bagnolese - chiude Siligardi - hai e avrai sempre qualcosa in più».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Dopo aver portato i rossoblù alla salvezza, l’allenatore lascia. Le strade si separano, l'ex attaccante chiude un ciclo di quattro anni e la società cercherà il sostituto già dalle prossime settimane.
«La Bagnolese non si indossa e non si allena - tuona Siligardi - ma si vive. E' questo il concetto che ho sempre cercato di passare ai miei compagni quando giocavo, e poi insegnarlo ai giocatori. Allenare la Bagnolese è un privilegio che ho vissuto con grande passione, dando tutto me stesso, sempre. Le emozioni che questi colori regalano sono paragonabili solo alle più ripide e spaventose montagne russe. Dalle stelle alle stalle e ritorno in un batter di ciglia, senza preavviso né pacche sulle spalle. Sempre sotto i riflettori, sempre sotto giudizio, tutto sempre amplificato dalla meravigliosa storia di questo club».
Cosa ricorda dell'inizio del suo mandato da allenatore?
«Servono le spalle larghe per stare seduto su questa panchina. Quando sono arrivato, nel 2012 tra lo scetticismo e la curiosità generale, mi sono sentito subito a mio agio. Ma le mie spalle si sono allargate grazie ad Isacco Manfredini, Aniceto Caffarri e Romano Ferretti, che mi hanno dato la possibilità di sbagliare e di dimostrare col tempo le mie qualità. E' anche grazie a loro se sono diventato quel che sono ora».
Un bilancio di questi suoi quattro anni?
«Abbiamo costruito uno spogliatoio, una filosofia, un amore incondizionato per la maglia, abbiamo fatto in modo che la Bagnolese tornasse ad essere "meglio di un club". Abbiamo sempre raggiunto gli obiettivi prefissati vivendo emozioni sia positive che negative, ma facendolo sempre da famiglia rossoblù. Mi spiace di non essere riuscito a portare a casa alcun titolo degno di questa storia, che potesse legarmi ancora di più alla società».
C'è qualche ricordo in particolare che rimarrà nel suo cuore?
«L'intervallo col Colorno nel corso del mio primo anno sulla panchina, il Centenario, l'amichevole col Sassuolo, la "mia" Juventus al Fratelli Campari, la meravigliosa e sorprendente cavalcata del secondo anno, il 4-5 di Fiorano nel terzo anno, la vittoria del Cavazzoli con un meraviglioso gruppo, la salvezza di quest'anno con una delle rose più giovani di sempre. Il tutto con una magia: la capacità di tirar fuori qualcosa di speciale quando ci siamo trovati spalle al muro. Una magia rossoblù che solo noi possiamo capire».
Vuole ringraziare altre figure?
«Tutti i Bagnolesi che mi hanno voluto bene. Enzo Bacilieri, Livio Manicardi, Livio Bartoli, Sergio Poli, Rino Bigi, Primo Salsi, Sergio Miari, Giacomo Denti, Lino Gianferrari e Virginio Rozzi. E poi i meravigliosi uomini che hanno lavorato con me. Gianluca Iotti, professore e persona estramemente affidabile e lucida. Diego Maggioni, compagno di squadra prima e vice allenatore poi. Niccolò Catuzzi, amico e instancabile oratore di calcio. Francesco Montecchi, vice allenatore perfetto ed ineguagliabile. Flavio Bolognesi, preparatore dei portieri ed amico di una vita. Marco Rubertelli, analista, "consigliere personale" e grande amico. Sandro Capiluppi, degno storico rappresentante di questa grande famiglia».
E sui giocatori?
«Li ho contati in queste ore. Sono stati 59, devo ringraziarli tutti per la fiducia e la stima concessa. E' grazie a loro se la mia esperienza è durata così tanto. Nessuno merita un ruolo marginale nel mio cuore, ognuno mi ha trasmesso qualcosa».
Un messaggio ai suoi capitani?
«Daniele Fornaciari, che ho visto nascere e crescere come giocatore per poi diventare un grande capitano. Luca Ferrari, fuoriclasse assoluto in campo ma anche e sopratutto fuori. Roberto Bonacini, diventato capitano ed esempio per tutti a suon di sacrifici e meriti».
Un ultimo saluto?
«L'ho sempre detto, non vince i campionati solo chi arriva primo. Ma anche chi riesce a credere in qualcosa, a sentirsi speciale, a ricordare con piacere le stagioni passate insieme. Grazie e arrivederci Bagnolese - chiude Siligardi - hai e avrai sempre qualcosa in più».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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