Maxi squalifica per una testata, il club non ci sta
di Andrea Munari
Calcio a 5, il Brescello è pronto a fare ricorso: «I fatti descritti dal giudice sportivo non sono avvenuti»
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REGGIO EMILIA. Pesantissime le decisioni del giudice sportivo della Federcalcio regionale per il Brescello Calcio a 5 in merito alla gara di Coppa Emilia di serie D tra i rivieraschi e lo Junior Finale sospesa al 4° del secondo tempo.
Il comunicato ufficiale diramato descrive così l'accaduto: «Il giudice sportivo letti gli atti ufficiali, ha rilevato dal referto di gara che al 4’ del secondo tempo l’arbitro ha sospeso la gara poiché, a seguito della notifica dell’espulsione nei suoi confronti, Luigi Daniele Pangaro avvolgeva le braccia intorno al collo dell'arbitro e le stringeva lievemente con i gomiti impedendo così al direttore di gara di potersi muovere e, quindi, lo colpiva con la testa sulla fronte provocandogli dolore e leggera contusione. In conseguenza di tale atto di violenza l’arbitro non si sentiva più nelle condizioni psicologiche per continuare a dirigere ed ha, quindi, definitivamente sospeso la partita. Visto quanto precede questo giudice sportivo osserva: la vicenda presenta caratteristiche di rilievo ed incide severamente sul grado di responsabilità della Soc. Brescello Calcioa 5. Nella specie deve essere evidenziato l’episodio di particolare gravità rappresentato dal comportamento antisportivo del tesserato della società Brescello Calcio a 5 (Luigi Daniele Pangaro) che ha colpito con la testa la fronte dell’arbitro cagionandogli dolore. In virtù di quanto precede è evidente che non sussistano dubbi sulla responsabilità del sovra citato tesserato e, quindi, della Brescello Calcio a 5 in ordine al grave atto di violenza fisica posto in essere ai danni del direttore di gara delibera di infliggere la sconfitta sportiva per 6 a 0 al Brescello Calcio a 5, l'ammenda di 200 euro perché propri tesserati dopo la sospensione della gara davano luogo ad una rissa, inoltre propri calciatori prendevano a calci e pugni la porta dello spogliatoio dell'arbitro urlandogli offese e minacce».
Assieme a Luigi Daniele Pangaro (squalificato sino al 12 maggio 2021), sono stati colpiti da un provvedimento del giudice sportivo anche Simone Rinaldini, squalificato per sette giornate, perché dopo l’espulsione per aver spinto a terra e quindi colpito un avversario, era rientrato in campo, offendendo l’arbitro che gli chiedeva di uscire. Sei giornate, invece, per Francesco Serio per «aver rivolto frasi offensive e minacce nei confronti dell'arbitro». Quattro giornate per Roberto De Biase entrato nell'intervallo in campo, rifiutandosi di uscire.
La società reggiana ha però deciso di presentare ricorso per le squalifiche decise dal giudice sportivo poichè «Quanto scritto sul comunicato ufficiale non è veramente avvenuto sul terreno di gioco - ha affermato il tecnico Walter Benelli - perchè il mio giocatore non ha colpito l’arbitro con una testata».
«Si è avvicinato a muso duro, appoggiando la testa sulla sua - ha proseguito il tecnico brescellese - ma non lo ha colpito. È un gesto assolutamente da condannare, ma crediamo che quattro anni di squalifica siano veramente troppi, sopratutto perché quanto scritto non corrisponde a verità». La società farà ricorso anche per le squalifiche agli altri giocatori: «Altri nostri tesserati sono stati fermati ingiustamente, come Simone Rinaldini che, al contrario di quanto scritto nel comunicato ufficiale, non ha assolutamente colpito l’arbitro con un pugno». Il Brescello calcio a 5 si è sentito penalizzato dalle scelte del direttore di gara: «L’arbitro durante la gara è corso negli spogliatoi ponendo fine alla partita, una semifinale che nonstante le espulsioni stavamo riuscendo a tenere sul risultato di 0 a 0. Per la sconfitta a tavolino, però, credo che non ci sia nulla da fare. Siamo molto infastiditi anche per la multa da 200 euro che ci è stata commissionata per una rissa accaduta a fine partita. La rissa non c’è stata e, sopratutto, l’arbitro era nello spogliatoio quindi non può sapere cosa sia successo.»
Ha collaborato Aldo Spadoni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il comunicato ufficiale diramato descrive così l'accaduto: «Il giudice sportivo letti gli atti ufficiali, ha rilevato dal referto di gara che al 4’ del secondo tempo l’arbitro ha sospeso la gara poiché, a seguito della notifica dell’espulsione nei suoi confronti, Luigi Daniele Pangaro avvolgeva le braccia intorno al collo dell'arbitro e le stringeva lievemente con i gomiti impedendo così al direttore di gara di potersi muovere e, quindi, lo colpiva con la testa sulla fronte provocandogli dolore e leggera contusione. In conseguenza di tale atto di violenza l’arbitro non si sentiva più nelle condizioni psicologiche per continuare a dirigere ed ha, quindi, definitivamente sospeso la partita. Visto quanto precede questo giudice sportivo osserva: la vicenda presenta caratteristiche di rilievo ed incide severamente sul grado di responsabilità della Soc. Brescello Calcioa 5. Nella specie deve essere evidenziato l’episodio di particolare gravità rappresentato dal comportamento antisportivo del tesserato della società Brescello Calcio a 5 (Luigi Daniele Pangaro) che ha colpito con la testa la fronte dell’arbitro cagionandogli dolore. In virtù di quanto precede è evidente che non sussistano dubbi sulla responsabilità del sovra citato tesserato e, quindi, della Brescello Calcio a 5 in ordine al grave atto di violenza fisica posto in essere ai danni del direttore di gara delibera di infliggere la sconfitta sportiva per 6 a 0 al Brescello Calcio a 5, l'ammenda di 200 euro perché propri tesserati dopo la sospensione della gara davano luogo ad una rissa, inoltre propri calciatori prendevano a calci e pugni la porta dello spogliatoio dell'arbitro urlandogli offese e minacce».
Assieme a Luigi Daniele Pangaro (squalificato sino al 12 maggio 2021), sono stati colpiti da un provvedimento del giudice sportivo anche Simone Rinaldini, squalificato per sette giornate, perché dopo l’espulsione per aver spinto a terra e quindi colpito un avversario, era rientrato in campo, offendendo l’arbitro che gli chiedeva di uscire. Sei giornate, invece, per Francesco Serio per «aver rivolto frasi offensive e minacce nei confronti dell'arbitro». Quattro giornate per Roberto De Biase entrato nell'intervallo in campo, rifiutandosi di uscire.
La società reggiana ha però deciso di presentare ricorso per le squalifiche decise dal giudice sportivo poichè «Quanto scritto sul comunicato ufficiale non è veramente avvenuto sul terreno di gioco - ha affermato il tecnico Walter Benelli - perchè il mio giocatore non ha colpito l’arbitro con una testata».
«Si è avvicinato a muso duro, appoggiando la testa sulla sua - ha proseguito il tecnico brescellese - ma non lo ha colpito. È un gesto assolutamente da condannare, ma crediamo che quattro anni di squalifica siano veramente troppi, sopratutto perché quanto scritto non corrisponde a verità». La società farà ricorso anche per le squalifiche agli altri giocatori: «Altri nostri tesserati sono stati fermati ingiustamente, come Simone Rinaldini che, al contrario di quanto scritto nel comunicato ufficiale, non ha assolutamente colpito l’arbitro con un pugno». Il Brescello calcio a 5 si è sentito penalizzato dalle scelte del direttore di gara: «L’arbitro durante la gara è corso negli spogliatoi ponendo fine alla partita, una semifinale che nonstante le espulsioni stavamo riuscendo a tenere sul risultato di 0 a 0. Per la sconfitta a tavolino, però, credo che non ci sia nulla da fare. Siamo molto infastiditi anche per la multa da 200 euro che ci è stata commissionata per una rissa accaduta a fine partita. La rissa non c’è stata e, sopratutto, l’arbitro era nello spogliatoio quindi non può sapere cosa sia successo.»
Ha collaborato Aldo Spadoni.
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