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Il Giro a Reggio una Festa Rosa per padri e figli

di MASSIMO SESENA

Non servirà il paracarro di cui parla Paolo Conte, perché - nella doppia tappa reggiana del Giro del Centenario - di salite da cui veder spuntare i corridori non ce ne sono. Serviranno piuttosto...

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Non servirà il paracarro di cui parla Paolo Conte, perché - nella doppia tappa reggiana del Giro del Centenario - di salite da cui veder spuntare i corridori non ce ne sono. Serviranno piuttosto spalle larghe. Spalle di papà, su cui i figli possano accomodarsi e guardare. Dall’alto, i corridori sfrecciare nel finale di questa tappa lunga, pianeggiante, veloce, velocissima. Un lampo, come quello dei ricordi di tanti figli per i loro padri.
Già, perché a noi piace pensare che “il Tricolore” certo abbia influito nel la scelta della nostra città. Ma più di questo brandello di stoffa hanno potuto i brandelli di storie personali di padri e figli. Perché se Reggio e il Giro hanno un legame da sempre, lo si deve a due figure che questa corsa l’hanno vissuta come nessun altro. Penso a Guglielmo Fanticini che la Corsa ha raccontato in lungo e in largo, fino a morirci, un giorno di maggio, anzi il 18 maggio di 35 anni fa. Lasciando al figlio Ezio la passione per un mestiere - quello del giornalista - che ti dà la possibilità di raccontare ciò che vedi. E nel caso del Giro, quel che vedi è l’Italia dei campanili e delle montagne, delle pianure e del mare.
Ma penso anche a Giannetto Cimurri, il masseur dei campioni, la “mano santa” dei corridori, l’amico e il confidente di tanti ciclisti, da Fausto Coppi a Bartali (che per lui erano persino disposti a metter da parte le rivalità), fino a Gimondi, Saronni e Moser. Anche lui, anche Giannetto ha trasmesso l’amore per lo sport ai figli. In maniera totalizzante a Chiarino che oggi guarda dal cielo questa corsa. E a Giorgio che di questa tappa è da mesi il demiurgo. Vulcanico, entusiasta, mai fermo, Giorgio Cimurri ha vissuto questi mesi di vigilia con la frenesia tipica dei bambini.
Come quel bambino con il cappello da ciclista che - nelle estati al mare - giocava un po’ con il papà Giannetto e un po’ con Fausto il campionissimo.
massimosesena. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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