La Grissin Bon vuole provare a risorgere
di Adriano Arati
Stasera contro Avellino gara3 degli ottavi di finale potrebbe mettere fine alla stagione della formazione biancorossa
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REGGIO EMILIA. L’ultimo ballo da allontanare, con rabbia, con voglia, con classe. La Grissin Bon si trova davvero a un centimetro dall’orrido, vicina a salutare i playoff ai quarti di finale dopo due anni di cammini gloriosi arrivati sino all’ultimo atto.
Non è la prima volta, nel 2015 era sotto 2 a 1 ai quarti contro Brindisi, e proprio dalla gara 4 vinta in Puglia iniziò la lunga marcia verso la finalissima con Sassari.
Adesso il quadro non è poi così diverso. O si vince o si va a casa, un successo in gara 3 servirebbe per scacciare i fantasmi e per trovare la benzina necessaria ad un’ulteriore accelerata in vista di gara 4 e poi, magari, della bella.
Prima di tutto però bisogna strappare questo match, contro una Avellino che potrebbe avere i nervi più distesi e giocare con maggior tranquillità, forte del 2 a 0 e del vantaggio del fattore campo conservato nel migliore dei modi.
La partita di lunedì lascia segnali confortanti, pur annegati nella memoria dal collasso della formazione reggiana nell’ultimo quarto del match.
Reggio ha mostrato molta più grinta, almeno per 30’, tenendo botta a rimbalzo e mettendo diverse pezze in area contro lo strapotere fisico dei vari Fesenko e Thomas.
In attacco le difficoltà ci sono, si fatica ad accelerare come piacerebbe ai biancorossi, ma il talento individuale può mettere diverse pezze: sono bastati Aradori e Wright per tenere in piedi la Grissin Bon sino alla violentissima spallata che la Sidigas ha dato ai biancorossi nei minuti finali dell’incontro e che le ha consentito di conquistare la vittoria anche in gara due.
Adesso questi sprazzi vanno concretizzati, cavalcando il pubblico del PalaBigi.
Questa sera il palazzo si presenterà con il nuovo abito, ampliato a 4.350 spettatori, e l’energia degli spettatori potrà servire davvero parecchio.
Anche Avellino in gara 2 ha avuto i suoi alti e bassi, il calore del Pala del Mauro è stato un prezioso carburante e ora la prospettiva si gira.
Fuoco dei tifosi a parte, in campo ci vanno i soliti noti, e la speranza di tutti è che pure il gruppo biancorosso non voglia congedarsi così presto dalla stagione.
Il ciclo sarà finito, come recitano lugubremente in molti, ma almeno si può scegliere la colonna sonora e la sceneggiatura.
Lasciare sul 3 a 0, seccamente, non garba a nessuno. E questa è la versione pessimista.
In via Guasco la Grissin Bon può tranquillamente fare filotto, la difesa e l’energia saliranno di colpo e – fra gli applausi del palazzetto – potranno finalmente arrivare quelle giocate in velocità così preziose e sinora così rare.
I temi tattici ormai sono chiari, uniti alla dolorosissima incognita sulla disponibilità di Joe Ragland, volato negli Usa per il funerale del fratello minore.
In trasferta Avellino avrà ancora più interesse a mettere la sfida sul piano fisico, a giocare palla sotto e a controllare i ritmi.
La Grissin Bon è lo specchio rovesciato, deve aggredire, correre, sfruttare il talento di Della Valle e Aradori e nutrire l’energia di Wright, unico elemento che fino ad ora ha dimostrato di essere davvero ingestibile per la Sidigas.
Se si riuscisse a essere distaccati, sarebbe una partita davvero gustosa da vedere. E molto incerta. Il cuore e la pancia, invece, sperano solo che l’ultimo ballo sia ancora lontano, molto lontano.
Non è la prima volta, nel 2015 era sotto 2 a 1 ai quarti contro Brindisi, e proprio dalla gara 4 vinta in Puglia iniziò la lunga marcia verso la finalissima con Sassari.
Adesso il quadro non è poi così diverso. O si vince o si va a casa, un successo in gara 3 servirebbe per scacciare i fantasmi e per trovare la benzina necessaria ad un’ulteriore accelerata in vista di gara 4 e poi, magari, della bella.
Prima di tutto però bisogna strappare questo match, contro una Avellino che potrebbe avere i nervi più distesi e giocare con maggior tranquillità, forte del 2 a 0 e del vantaggio del fattore campo conservato nel migliore dei modi.
La partita di lunedì lascia segnali confortanti, pur annegati nella memoria dal collasso della formazione reggiana nell’ultimo quarto del match.
Reggio ha mostrato molta più grinta, almeno per 30’, tenendo botta a rimbalzo e mettendo diverse pezze in area contro lo strapotere fisico dei vari Fesenko e Thomas.
In attacco le difficoltà ci sono, si fatica ad accelerare come piacerebbe ai biancorossi, ma il talento individuale può mettere diverse pezze: sono bastati Aradori e Wright per tenere in piedi la Grissin Bon sino alla violentissima spallata che la Sidigas ha dato ai biancorossi nei minuti finali dell’incontro e che le ha consentito di conquistare la vittoria anche in gara due.
Adesso questi sprazzi vanno concretizzati, cavalcando il pubblico del PalaBigi.
Questa sera il palazzo si presenterà con il nuovo abito, ampliato a 4.350 spettatori, e l’energia degli spettatori potrà servire davvero parecchio.
Anche Avellino in gara 2 ha avuto i suoi alti e bassi, il calore del Pala del Mauro è stato un prezioso carburante e ora la prospettiva si gira.
Fuoco dei tifosi a parte, in campo ci vanno i soliti noti, e la speranza di tutti è che pure il gruppo biancorosso non voglia congedarsi così presto dalla stagione.
Il ciclo sarà finito, come recitano lugubremente in molti, ma almeno si può scegliere la colonna sonora e la sceneggiatura.
Lasciare sul 3 a 0, seccamente, non garba a nessuno. E questa è la versione pessimista.
In via Guasco la Grissin Bon può tranquillamente fare filotto, la difesa e l’energia saliranno di colpo e – fra gli applausi del palazzetto – potranno finalmente arrivare quelle giocate in velocità così preziose e sinora così rare.
I temi tattici ormai sono chiari, uniti alla dolorosissima incognita sulla disponibilità di Joe Ragland, volato negli Usa per il funerale del fratello minore.
In trasferta Avellino avrà ancora più interesse a mettere la sfida sul piano fisico, a giocare palla sotto e a controllare i ritmi.
La Grissin Bon è lo specchio rovesciato, deve aggredire, correre, sfruttare il talento di Della Valle e Aradori e nutrire l’energia di Wright, unico elemento che fino ad ora ha dimostrato di essere davvero ingestibile per la Sidigas.
Se si riuscisse a essere distaccati, sarebbe una partita davvero gustosa da vedere. E molto incerta. Il cuore e la pancia, invece, sperano solo che l’ultimo ballo sia ancora lontano, molto lontano.
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