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«Non sono sicuro di restare a Reggio il prossimo anno» 

di Riccardo Bellelli
«Non sono sicuro di restare a Reggio il prossimo anno» 

Il play Andrea De Nicolao aspetta segnali dalla società «Giocare con Mussini? Ci mancherebbero chili per l’Europa»

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REGGIO EMILIA. Il regista padovano Andrea De Nicolao è stato per il secondo anno il motore della Grissin Bon e nel suo ruolo di creatore di gioco può ben spiegare le differenze tra la squadra vincente dello scorso anno e quella spesso in difficoltà di questa stagione che ha chiuso il suo playoff ai quarti di finale a una velocità davvero inaspettata, almeno alla vigilia della post season.
Nonostante tutto però “Denik” dà a questa annata contorta una valutazione tutt’altro che negativa.
«Direi che abbiamo disputato una stagione da 6.5-7, arrivare ai playoff è stato un buon risultato anche se speravo almeno nella qualficiazione alla semifinale. Avellino ha meritato di vincere la serie dei quartiquindi onore ai nostri avversari che son stati più bravi di noi».
In cosa Avellino è stata superiore alla Grissin Bon?
«Tatticamente e tecnicamente ha impostato le partite della serie nel modo giusto, le hanno sapute interpretata meglio di noi. Sapevano quali erano le nostre debolezze e ci hanno attaccato sempre su quelle».
C’è qualche rimpianto per la partita buttata a Cremona con cui avete chiuso la regular season?
«Trento ha vinto 3-0 contro Sassari dimostrando di essere la squadra con la difesa migliore del campionato, quindi non so quanto sarebbe cambiato affrontando loro e non Avellino. I rimpianti li ho su altre partite, tipo le sconfitte con Caserta, quelle ci han fatto perdere 4 punti importantissimi che ci avrebbero dato lo slancio per fare una stagione diversa».
Cos’è cambiato dallo scorso anno a quest’anno per la Grissin Bon?
«Lo scorso anno giocavamo in modo molto diverso, parliamo di due squadre profondamente diverse. Lo scorso anno avevamo un gioco più ragionato, più spesso a metà campo, con lunghi da poter servire sotto con continuità. Quest’anno abbiamo giocato un basket molto più alla garibaldina, grandi contropiedi, con momenti di grande furore in cui andavamo a ondate e riuscivamo a dare dei break agli avversari che li lasciava tramortiti, ma credo proprio che ci sia mancata un po’ di solidità contro la difesa schierata. Non avevamo un punto di riferimento sotto canestro cui dare la palla».
Un difetto che avete pagato nella stagione appena conclusa e che andrebbe migliorato il prossimo anno?
«Tecnicamente ce ne sarebbero tanti. Quest’anno come ho detto ci è mancato un po’ di gioco sotto, spalle a canestro. Lo scorso anno c’erano Darjus Lavrinovic e Vladimir Golubovic a darcelo, ci davano respiro quando non entrava il tiro da fuori. Secondo me abbiamo pagato quello perché Pietro Aradori è un giocatore che può andare sotto canestro, ma questa non è la sua miglior caratteristica. Un punto debole potrebbe essere stato quello. Vedremo se riusciremo a sopperire a questo il prossimo anno, visto che tutte le grandi squadre del campionato hanno avuto un punto di forza anche sotto canestro».
Il prossimo anno sarà ancora il play della Grissin Bon?
«Il mio contratto scadrà al termine del giugno 2018, ma la società ha una clausola d’uscita. Bisogna vedere che idee ha il club sul futuro. Io non sono certo di restare qui».
Ha avuto segnali da parte della società? Vi siete già incontrati a discutere del futuro?
«No, per ora non sono arrivati segnali di alcun tipo. La nostra stagione si è appena conclusa: se ne parlerà spero le prossime settimane».
Se resterà, le piacerebbe giocare con Federico Mussini che il club punta a riportare a Reggio?
«Siamo giocatori con una certa stazza fisica. In Europa, forse pecchiamo di qualche centimetro o di qualche chilo rispetto agli avversari».
Vorrebbe ancora una Grissin Bon molto italiana?
«Sì. Puntare sugli italiani è la filosofia della società reggiana che ho sempre apprezzato molto».
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