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Il grinder Gilberto Nobili, da Vetto alla Luis Vuitton 

di Luca Tondelli
Il grinder Gilberto Nobili, da Vetto alla Luis Vuitton 

America’s Cup è alle Bermuda nell’equipaggio di Emirates New Zealand: «Oltre al verricello e le velature seguirò anche il software di bordo»

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VETTO. Il 26 maggio alle Bermuda è scattata la Louis Vuitton America’s Cup Qualifiers, la selezione degli sfidanti, che però da questa edizione vedranno partecipare anche il Defender, ovvero l’imbarcazione detentrice del titolo, l’americana Oracle.

Quel titolo lo conquistò come membro di Oracle anche il vettese Gilberto Nobili, che invece per questa campagna di Coppa America, la sua quinta personale (in pratica è coinvolto nella massima competizione velica mondiale da ormai 20 anni) sarà a bordo di Emirates New Zealand, che pochi giorni fa ha anche sottoscritto una sponsorizzazione italiana, attraverso un accordo con la Pirelli.

Sarà una edizione fortemente innovativa dell’America’s Cup, con una nuova tipologia di imbarcazioni, i trimarani AC50, le più veloci imbarcazioni a vela di sempre, che grazie ad un rapporto tra peso e dimensioni veliche, si sollevano sull’acqua offrendo performance incredibili, seppur a scapito di quegli aspetti, quali tattica, scelta delle rotte, capacità di gestire l’ingaggio diretto, che facevano parte del fascino della competizione fino a non molti anni fa, quando ancora erano protagoniste imbarcazioni monoscafo.

Trasformazioni che Nobili ha avuto modo di vedere e vivere direttamente in questi anni, e seppure restino molte incognite sul comportamento di queste imbarcazioni in gara (negli allenamenti ad esempio si è avuto un record di episodi di cadute in mare di membri degli equipaggi a causa del loro nervosismo) sembra davvero pronto alla nuova avventura, come afferma alla Gazzetta.

Per il team Oracle Nobili svolgerà il suo ruolo di grinder (l’addetto al verricello che viene usato sulle grandi barche da regata, e che spesso va girato il più rapidamente possibile) ed ancor più di tecnico per i sistemi di bordo.

Gilberto racconta così l’emozione di questi giorni, ormai a ridosso delle prime regate: «Ormai siamo pronti per il via con la Louis Vuitton Cup, c’è molta emozione e un po’ di tensione».

Gilberto, quando è entrato nel team New Zealand?
«Nel 2014 dopo la vittoriosa coppa con Oracle avevo deciso di rientrare in Italia e avevamo iniziato la preparazione per questa edizione con Luna Rossa a Cagliari. Purtroppo quella sfida è terminata prematuramente, ma quando si è chiusa questa opportunità sono stato ingaggiato dal Team Neozelandese subito dopo l'annuncio del ritiro da parte di Luna Rossa. Nel novembre del 2015 mi sono trasferito ad Auckland e lì abbiamo iniziato la nuova campagna, che ci ha portato fino a qui, a pochi giorni dall’inizio delle regate».

Cosa è successo dopo la rinuncia di Luna Rossa di cui facevi parte?
«Non vorrei discutere delle ragioni del ritiro di Luna Rossa, di cui tanto si è già detto e scritto, ma di certo è un peccato sia successo, perché era una campagna impostata con tutti i crismi per vincere. Un piccolo ma ben assortito gruppo di elementi di Luna Rossa sono stati contattati di lì a poco e in seguito ingaggiati da Emirates Team New Zealand».

Che prospettive ha New Zealand per l'edizione di quest'anno?
«Nessuno partecipa tanto per farlo. Siamo qui per vincere e se abbiamo le carte giuste lo sapremo a breve. Nella vela è molto difficile stimare le prestazioni dell'avversario fino al momento in cui non ti metti nelle stesse acque con le stesse condizioni. Abbiamo lavorato tanto e bene in questi mesi, e per esperienza passata posso dire che il lavoro di solito ripaga».

Nel nuovo team avrà solo il ruolo di grinder o contribuirà anche allo sviluppo del software di bordo?
«Anche in questa occasione faccio parte del sailing team e ho navigato tutti i giorni fino a che eravamo a Auckland, ma ad essere onesto mi dedico sempre più alla parte tecnica. Qui alle Bermuda - conclude l’esperto velista di Vetto - sarò maggiormente dedicato a software e sviluppo dei sistemi che alla navigazione vera e propria».
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