Appello alla “banda”
Non fermatevi, per favore no
di Roberto Tegoni
REGGIO EMILIA. Siamo a una svolta cruciale della stagione. Più volte, parlando con gli amici di Reggiana, quando sostenevano che comunque questa sarebbe stata una stagione fallimentare, tendevo a dar...
2 MINUTI DI LETTURA
REGGIO EMILIA. Siamo a una svolta cruciale della stagione. Più volte, parlando con gli amici di Reggiana, quando sostenevano che comunque questa sarebbe stata una stagione fallimentare, tendevo a dar loro ragione, ma solo in parte.
Più che altro, prendevo tempo e li invitavo a fare altrettanto, perché un po’ a denti stretti e credendoci davvero molto dicevo che la “partita” si poteva commentare solo dopo il triplice fischio. Solo dopo i playoff.
Se dopo 38 giornate di campionato si può affermare che la stagione regolare sia stata deludente – tesi opinabile, solo per il fatto che tre delle quattro attuali semifinaliste vengono dal girone B, quindi Grammatica una discreta squadra l’ha costruita – non altrettanto si può fare della post season, questi interminabili spareggi che concedono un solo posto in serie B.
Abbiamo potuto ammirare tre “Reggiane” diverse in una sola annata. Una Reggiana vincente ma senza carattere fino all’esonero di mister Leonardo Colucci, un’altra Reggiana più tranquilla, fin troppo, che dopo un buon inizio ha tirato i remi in barca fino a maggio con Leonardo Menichini, e una Reggiana unita, “cazzuta” per dirla con l’ex allenatore pugliese, che in questi playoff, con fortuna, orgoglio, carattere e tecnica sta portando avanti la seria ipotesi di salto di categoria.
La Banda fa sul serio. Questi ragazzi sono arrivati a toccare il punto più basso dell’anno con la sconfitta interna col Forlì. Ma si è rialzata, la Banda. «E la mia banda suona il rock per chi l’ha visto e per chi non c’era e per chi quel giorno lì inseguiva una sua chimera. Oh, non svegliatevi oh, non ancora e non fermateci no no oh, per favore no» è il nuovo inno motivazionale della truppa granata. Fossati spopola nello spogliatoio di via Agosti, nel caos delle porte girevoli in seno alla proprietà.
No, ragazzi, non fermatevi. E sappiate che non è un sogno. Siamo qui, tutti, a sostenervi. Siamo a Firenze e vogliamo restarci fino a sabato. Ci siamo per davvero e vogliamo spingervi alla vittoria.
Spanò, Genevier, Cesarini, Bovo, e tutti gli altri cuori più o meno granata della rosa, vi rivolgo un appello: non è un sogno.
Prima del fischio di inizio, alzate lo sguardo verso la curva Ferrovia: guardateli bene quei 2-3mila pazzi che sono qui a sostenervi dopo 20 anni di purgatorio. Voi siete la Banda, non fermatevi, ora no.
Più che altro, prendevo tempo e li invitavo a fare altrettanto, perché un po’ a denti stretti e credendoci davvero molto dicevo che la “partita” si poteva commentare solo dopo il triplice fischio. Solo dopo i playoff.
Se dopo 38 giornate di campionato si può affermare che la stagione regolare sia stata deludente – tesi opinabile, solo per il fatto che tre delle quattro attuali semifinaliste vengono dal girone B, quindi Grammatica una discreta squadra l’ha costruita – non altrettanto si può fare della post season, questi interminabili spareggi che concedono un solo posto in serie B.
Abbiamo potuto ammirare tre “Reggiane” diverse in una sola annata. Una Reggiana vincente ma senza carattere fino all’esonero di mister Leonardo Colucci, un’altra Reggiana più tranquilla, fin troppo, che dopo un buon inizio ha tirato i remi in barca fino a maggio con Leonardo Menichini, e una Reggiana unita, “cazzuta” per dirla con l’ex allenatore pugliese, che in questi playoff, con fortuna, orgoglio, carattere e tecnica sta portando avanti la seria ipotesi di salto di categoria.
La Banda fa sul serio. Questi ragazzi sono arrivati a toccare il punto più basso dell’anno con la sconfitta interna col Forlì. Ma si è rialzata, la Banda. «E la mia banda suona il rock per chi l’ha visto e per chi non c’era e per chi quel giorno lì inseguiva una sua chimera. Oh, non svegliatevi oh, non ancora e non fermateci no no oh, per favore no» è il nuovo inno motivazionale della truppa granata. Fossati spopola nello spogliatoio di via Agosti, nel caos delle porte girevoli in seno alla proprietà.
No, ragazzi, non fermatevi. E sappiate che non è un sogno. Siamo qui, tutti, a sostenervi. Siamo a Firenze e vogliamo restarci fino a sabato. Ci siamo per davvero e vogliamo spingervi alla vittoria.
Spanò, Genevier, Cesarini, Bovo, e tutti gli altri cuori più o meno granata della rosa, vi rivolgo un appello: non è un sogno.
Prima del fischio di inizio, alzate lo sguardo verso la curva Ferrovia: guardateli bene quei 2-3mila pazzi che sono qui a sostenervi dopo 20 anni di purgatorio. Voi siete la Banda, non fermatevi, ora no.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
