«Non dimenticherò mai la prima in A a San Siro»
di Juri Panciroli
Il tifoso Paolo Medici ha vissuto gli antichi fasti del club granata: «Seguo la Regia da 56 anni»
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REGGIO EMILIA. Tifosi, supporters, ultras, sportivi o semplicemente appassionati – chiamateli come volete – ma sono loro i primi protagonisti dello sport. Croce e delizia delle società, quando una multa per un petardo troppo rumoroso si sa che finirà nel bilancio sempre carente della stagione ma poi li si perdona sempre perché, quando occorre, sanno tirare fuori tutta la passione necessaria, alle volte, per diventare quel dodicesimo uomo in campo – come del resto campeggia nello striscione in Curva Sud ad ogni gara – tanto da essere spesso gratificati, nel caso dei tifosi granata, anche dai complimenti delle tifoserie rivali. Sì, perché giocatori e dirigenti vanno e vengono ma il cuore per una maglia non cambia mai nell’arco di una vita. Purtroppo, però, tra i sostenitori della Reggiana quelli che hanno meno di 25 anni non hanno mai potuto vivere in prima persona scenari più alti della terza serie poiché la Regia manca dalla B dalla stagione 1998-99, dunque non hanno potuto provare le emozioni dei colleghi “brizzolati” nelle sfide di San Siro o dell’Olimpico di Roma, applaudendo atleti del calibro di Padovano, Futre o Ravanelli, per citarne alcuni. Dopo l’ennesima stagione “Anche quest’anno si vince l’anno prossimo” – come qualcuno ha scritto su facebook – in cui Cesarini e soci hanno solo sfiorato la Cadetteria, proviamo a rivivere con un tifoso storico della curva granata – come il 64enne Paolo Medici – quelli che furono i fasti, nemmeno troppo datati, della storia granata. «Innanzitutto sono deluso – attacca Paolone – perché i proclami iniziali di questa società erano diversi anche quest’anno e se oggi dicono di aver speso 9,5 milioni senza programmazione resto scettico! Poi non ho digerito nemmeno la promozione immeritata del Parma perché è stato aiutato, secondo me, da certe televisioni. Sono 56 anni che seguo la Regia, abbonato da una vita, e non posso paragonare la Lega Pro alle categorie superiori, perché là ogni partita aveva qualcosa di speciale, sia come tifoseria che come classifica, ed è un peccato perché la piazza di Reggio sarebbe come minimo da serie B, se non oltre per il tifo. Ho ricordi magnifici di serie A e B ed altri pessimi, come la partita di Udine maltrattati da Cardona. Ma non dimenticherò mai la prima in A a San Siro con l’Inter, 7000 mila a tifare! Esperienza incredibile anche a Cagliari con Dal Cin che ci aiutò nella trasferta e con 100mila lire avemmo aereo, pullman, pranzo e stadio. Le tifoserie, tranne le ostili, sono tutte amiche a inizio gara poi l’atteggiamento cambia a risultato acquisito. Ricordo la trasferta di Trapani, però già in serie C, dove si mangiò ed entrò allo stadio insieme ai tifosi avversari ma alla fine ci scortò fuori la polizia perché non ottennero la promozione».
«Il mio erede? – continua Medici – Sono vecchio e le trasferte mi pesano e poi il calcio attuale, dopo la Legge Bosman, non è più come un tempo. Ne conosco tanti che seguono la squadra da 30 anni e sono pronti a sostituirmi. Un’ultima cosa, tra le gare da incorniciare, vorrei ricordare lo spareggio con l’Alessandria e la partita col Foggia del ’75, oltre all’1-0 a Verona con gol di Strada che ci riportò in A nel ’96, tutte trasferte con un altro sapore».
«Il mio erede? – continua Medici – Sono vecchio e le trasferte mi pesano e poi il calcio attuale, dopo la Legge Bosman, non è più come un tempo. Ne conosco tanti che seguono la squadra da 30 anni e sono pronti a sostituirmi. Un’ultima cosa, tra le gare da incorniciare, vorrei ricordare lo spareggio con l’Alessandria e la partita col Foggia del ’75, oltre all’1-0 a Verona con gol di Strada che ci riportò in A nel ’96, tutte trasferte con un altro sapore».
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