Vent’anni senza B L’ultima vittoria fu quella di Pippo
di Cristiana Filippini
Nel 1988/89 la promozione con Marchioro Quello fu il preludio al sogno chiamato serie A
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REGGIO EMILIA. Dici Pippo Marchioro e subito i ricordi corrono a quegli anni d'oro che hanno segnato in modo indelebile la storia della Reggiana. Sei stagioni che videro la squadra granata passare dal pantano della serie C al paradiso della serie A. Poi tre stagioni non consecutive in paradiso e il ritorno, molto rapido prima in B e poi in C. Risultato: ormai da quasi vent’anni la Reggiana non riassapora la serie B
Allora, ai tempi di Marchioro, le cose andavano decisamente meglio. La squadra granata guidata prima da Santin e poi da Perani, chiuse la stagione 87/88 con un misero decimo posto. Per la stagione successiva si puntò dritto per dritto su Pippo.
Fu una cavalcata trionfale e al primo tentativo arrivò la promozione in serie B, l’ultima della storia granata. Andrea Silenzi, forse il bomber più amato nella storia granata, andò a segno per 9 volte. E se davanti c’era Pennellone, a difendere la porta c’era Nico Facciolo, altra icona granata.
Cosa resta di quella stagione? Certamente l’immagine dello stadio Mirabello all’ultima giornata di campionato, completamente invaso dai tifosi granata dopo il 2-0 contro il Prato (e pensare che solo la settimana prima il Modena vincendo il derby allo stadio Braglia per 1-0, aveva provato a rovinare le festa granata).
Missione compiuta per Pippo Marchioro? Certamente, ma il suo lavoro in casa granata era solo iniziato.
Nelle successive tre stagione di serie B la Reggiana si difese sempre con onore grazie ad un gruppo di giocatori destinato poi a calcare ben altri palcoscenici.
Arrivarono tre settimi posti, il preludio a quello che sarebbe successo nella stagione 92-93. Viene allestita una rosa che, almeno sulla carta, non era certamente tra le candidate alla promozione in serie A, invece il miracolo avvenne.
Ancora oggi molti tifosi ricordano quella stagione dicendo: «Suvvia, la Reggiana andò in serie A con Pacione». Come a dire che sull’attaccante non c’erano molto aspettative, dopo che nelle stagione precedenti Silenzi e Ravanelli (il più amato e il più odiato) avevano segnato con una frequenza imbarazzante. Ma non fu solo la stagione di Pacione ma anche di Scienza, di Sgarbossa, di Accardi e Sacchetti (capocannoniere con 9 reti): solo per citare alcuni dei giocatori entrati di diritto nella storia del club granata.
Morale: fu una cavalcata trionfale che la Reggiana chiuse al primo posto con 53 punti. Ma il d-day fu la partita al Manuzzi di Cesena del 16 maggio 1993 (finita 1-1) che di fatto decretò la promozione in serie A con ben 4 giornate di anticipo e che vide Pippo Marchioro portato in trionfo dai suoi ragazzi sotto una curva completamente granata.
Tanto bastò al buon Pippo per entrare di diritto, e dalla porta principale, nella storia della Reggiana.
Oggi Mike Piazza e la nuova Reggiana vogliono provare a ripercorrere le orme di quegli eroi indimenticati.
Allora, ai tempi di Marchioro, le cose andavano decisamente meglio. La squadra granata guidata prima da Santin e poi da Perani, chiuse la stagione 87/88 con un misero decimo posto. Per la stagione successiva si puntò dritto per dritto su Pippo.
Fu una cavalcata trionfale e al primo tentativo arrivò la promozione in serie B, l’ultima della storia granata. Andrea Silenzi, forse il bomber più amato nella storia granata, andò a segno per 9 volte. E se davanti c’era Pennellone, a difendere la porta c’era Nico Facciolo, altra icona granata.
Cosa resta di quella stagione? Certamente l’immagine dello stadio Mirabello all’ultima giornata di campionato, completamente invaso dai tifosi granata dopo il 2-0 contro il Prato (e pensare che solo la settimana prima il Modena vincendo il derby allo stadio Braglia per 1-0, aveva provato a rovinare le festa granata).
Missione compiuta per Pippo Marchioro? Certamente, ma il suo lavoro in casa granata era solo iniziato.
Nelle successive tre stagione di serie B la Reggiana si difese sempre con onore grazie ad un gruppo di giocatori destinato poi a calcare ben altri palcoscenici.
Arrivarono tre settimi posti, il preludio a quello che sarebbe successo nella stagione 92-93. Viene allestita una rosa che, almeno sulla carta, non era certamente tra le candidate alla promozione in serie A, invece il miracolo avvenne.
Ancora oggi molti tifosi ricordano quella stagione dicendo: «Suvvia, la Reggiana andò in serie A con Pacione». Come a dire che sull’attaccante non c’erano molto aspettative, dopo che nelle stagione precedenti Silenzi e Ravanelli (il più amato e il più odiato) avevano segnato con una frequenza imbarazzante. Ma non fu solo la stagione di Pacione ma anche di Scienza, di Sgarbossa, di Accardi e Sacchetti (capocannoniere con 9 reti): solo per citare alcuni dei giocatori entrati di diritto nella storia del club granata.
Morale: fu una cavalcata trionfale che la Reggiana chiuse al primo posto con 53 punti. Ma il d-day fu la partita al Manuzzi di Cesena del 16 maggio 1993 (finita 1-1) che di fatto decretò la promozione in serie A con ben 4 giornate di anticipo e che vide Pippo Marchioro portato in trionfo dai suoi ragazzi sotto una curva completamente granata.
Tanto bastò al buon Pippo per entrare di diritto, e dalla porta principale, nella storia della Reggiana.
Oggi Mike Piazza e la nuova Reggiana vogliono provare a ripercorrere le orme di quegli eroi indimenticati.
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