equitazione
Il direttore di gara Uliano Vezzani da Correggio alle Olimpiadi 2020
CORREGGIO. È considerato il migliore al mondo e, con ogni probabilità, disegnerà lui il campo di gara della prossime Olimpiadi. Uliano Vezzani, di Correggio, dopo aver abbandonato la carriera di...
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CORREGGIO. È considerato il migliore al mondo e, con ogni probabilità, disegnerà lui il campo di gara della prossime Olimpiadi. Uliano Vezzani, di Correggio, dopo aver abbandonato la carriera di cavaliere, è diventato chef de piste (direttore di campo) vale a dire colui che, con fantasia e creatività, traccia i percorsi nei quali saranno impegnati poi i concorrenti nelle gare di salto a ostacoli.
Sessanta anni, conosciuto in tutto il mondo, Vezzani ha già lavorato in 31 paesi. Ha già collezionato 25 Coppe del Mondo, 2 finali Word Cup, 14 edizioni dello Csio Roma-Piazza di Siena, oltre 50 tappe e 8 finali del Longines Global Champions Tour. Di recente ha fatto tappa a Sanremo per il concorso internazionale di equitazione.
«A Sanremo - spiega - sono molto affezionato. Vengo ai concorsi da più di vent'anni. Mi chiamano e se non ho impegni all'estero arrivo. Qui è una famiglia. E tutto è organizzato molto bene».
Come è finito nel mondo dell'equitazione?
«Avevo 9 anni quando un mio cugino mi fece conoscere questa realtà. Così ho cominciato ad andare a cavallo e fare gare. Montavo quelli di Pavarotti. Poi mio padre ha avuto dei problemi. Così ho smesso e mi sono dedicato all'azienda di famiglia. Ho comunque continuato a seguire l’equitazione»
Quando la svolta che l’ha fatta scendere da cavallo?
«Ero ad un concorso a Jesi. Era l’89 o il ’90. Nella notte venne un diluvio. Il campo in erba era impraticabile. Si decise di ricorrere a quello in sabbia ma chi doveva disegnare il percorso si rifiutò di farlo ritenendo lo spazio disponibile troppo piccolo. Così lo disegnai io insieme ad altri cavalieri. In quell’occasione vinsi il Gran Premio».
Quindi ha continuato su quella strada?
«Dopo un anno mi telefonò il presidente regionale Fise dell'Emilia-Romagna, Mauro Alfieri, per chiedermi se avessi voluto partecipare ai corsi e agli esami indetti dalla federazione. Accettai. Allora il migliore in Italia era Marcello Mastronardi. Lavorai con lui. In seguito Paul Veier, delegato per la Federazione internaziona».
È il maggiore indiziato a disegnare il percorso delle prossime Olimpiadi.
«Sarebbe bello. A giocarcela, siamo rimasti in due. Io ed uno spagnolo...».
Sessanta anni, conosciuto in tutto il mondo, Vezzani ha già lavorato in 31 paesi. Ha già collezionato 25 Coppe del Mondo, 2 finali Word Cup, 14 edizioni dello Csio Roma-Piazza di Siena, oltre 50 tappe e 8 finali del Longines Global Champions Tour. Di recente ha fatto tappa a Sanremo per il concorso internazionale di equitazione.
«A Sanremo - spiega - sono molto affezionato. Vengo ai concorsi da più di vent'anni. Mi chiamano e se non ho impegni all'estero arrivo. Qui è una famiglia. E tutto è organizzato molto bene».
Come è finito nel mondo dell'equitazione?
«Avevo 9 anni quando un mio cugino mi fece conoscere questa realtà. Così ho cominciato ad andare a cavallo e fare gare. Montavo quelli di Pavarotti. Poi mio padre ha avuto dei problemi. Così ho smesso e mi sono dedicato all'azienda di famiglia. Ho comunque continuato a seguire l’equitazione»
Quando la svolta che l’ha fatta scendere da cavallo?
«Ero ad un concorso a Jesi. Era l’89 o il ’90. Nella notte venne un diluvio. Il campo in erba era impraticabile. Si decise di ricorrere a quello in sabbia ma chi doveva disegnare il percorso si rifiutò di farlo ritenendo lo spazio disponibile troppo piccolo. Così lo disegnai io insieme ad altri cavalieri. In quell’occasione vinsi il Gran Premio».
Quindi ha continuato su quella strada?
«Dopo un anno mi telefonò il presidente regionale Fise dell'Emilia-Romagna, Mauro Alfieri, per chiedermi se avessi voluto partecipare ai corsi e agli esami indetti dalla federazione. Accettai. Allora il migliore in Italia era Marcello Mastronardi. Lavorai con lui. In seguito Paul Veier, delegato per la Federazione internaziona».
È il maggiore indiziato a disegnare il percorso delle prossime Olimpiadi.
«Sarebbe bello. A giocarcela, siamo rimasti in due. Io ed uno spagnolo...».
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