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«De Vico primo tassello della nuova Grissin Bon» 

di Adriano Arati
«De Vico primo tassello della nuova Grissin Bon» 

Basket serie A: il ds Frosini e le strategie di mercato della Pallacanestro Reggiana Allo Store biancorosso Niccolò promette: «Voglio onorare questa maglia» 

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REGGIO EMILIA. «Niccolò è il primo tassello di una ricostruzione, di una nuova ripartenza. Appena avremo finito con gli italiani penseremo anche ai 5 stranieri: almeno 2 saranno elementi esperti di Europa, per gli altri 3 puntiamo a giocatori giovani che abbiano voglia di mettersi in mostra».

LO SCHEMA, Traccia la rotta dei prossimi passi biancorossi il direttore sportivo della Grissin Bon Alessandro Frosini. Lo fa durante la presentazione del primo acquisto della nuova stagione, il 22enne Niccolò De Vico, ala di 2 metri arrivata da Biella dov'era capitano e titolare fisso. «Gli anni passati eravamo abituati a giocare sino a questi giorni, nel 2017 abbiamo finito da tempo e ci siamo guardati attorno. Non c'è assolutamente fretta, il mercato è davvero all'inizio», ha spiegato Frosini. «E' confermata la formula del 5 più 5, quella che ha caratterizzato questi anni, e per gli stranieri pensiamo a 2 giocatori esperti e 3 giovani con fame. Questa è l'idea almeno per ora, dopo la Summer League a Las Vegas il quadro sarà più chiar».

Sul fronte italiani si riparte da De Vico: «Lo seguiamo da tempo, a Biella ha fatto bene in stagione regolare ed è cresciuto nei play off, un bel segnale sul suo carattere. Ora è in una delle squadre che ha ottenuto più risultati negli ultimi anni, siamo sicuri potrà far bene».

LE PRIME PAROLE. «Sono una persona fortunata, che ha potuto fare della sua passione il proprio lavoro, sono consapevole di questo e dell'occasione che mi ha dato Reggio, una società che ha fatto benissimo e di cui in tanti mi hanno parlato bene», ha raccontato De Vico, accompagnato per l'occasione da una zia reggiana.

«Il salto dalla A2? Era il momento buono, avrei potuto farlo 2 anni fa ma volevo chiudere il ciclo iniziato a Biella. È ovvio che a questo livello l'atletismo è maggiore, c'è più fisicità e bisogna fare tutto più velocemente», è la sua riflessione. «Penso di dover crescere in questo, nella rapidità delle letture, e nel gioco con la palla in mano. So che il mio ruolo cambierà, coach Menetti non mi ha fatto promesse e ne sono contento: credo che in campo debba sempre andarci chi se lo merita. Io sono molto tranquillo e pronto a dare una mano, con l'Eurocup si giocherà 3 volte a settimana e credo ci saranno spazi e opportunità per tutti». La chiusura è sul modello a cui guardare, con una risposta insolita: «è Matteo Soragna, che ho conosciuto nei suoi ultimi anni a Biella. Un professionista maniacale, e credo sia il motivo della sua longevità agonistica, sempre il primo ad arrivare e l'ultimo a uscire dall'allenamento».

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