il ritrATTO
Da Simone Inzaghi a Vecchi tutte le “scoperte” di Tosi
di Primo Bertani
REGGIO EMILIA. Per capire come lavora Doriano Tosi da direttore sportivo, occorrerà aspettare solamente alcuni giorni, quando aprirà in forma ufficiale il calciomercato. Si è fatto le ossa in...
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REGGIO EMILIA. Per capire come lavora Doriano Tosi da direttore sportivo, occorrerà aspettare solamente alcuni giorni, quando aprirà in forma ufficiale il calciomercato. Si è fatto le ossa in provincia a partire dal 1985, mentre lavorava all’Immergas, portando il Brescello dal campionato di Promozione a un passo dalla serie D. Una bella favola con nove stagioni esaltanti, tre di C2 e sei di C1, in cui tutta Italia parlava delle imprese calcistiche di un paese di 5000 abitanti, prima noto solo per i personaggi di Guareschi, Peppone e Don Camillo.
Compattezza morale, senso di appartenenza e voglia di successo: queste erano le componenti che facevano parte del credo di Tosi nel momento in cui selezionava un giocatore. Non è un caso che rileggendo oggi nella bacheca dei personaggi lanciati dal suo Brescello, si intuisce pienamente il modello operativo del Tosi di inizio carriera, la fase pionieristica e dunque a lui più cara.
Alcuni nomi su tutti: Simone Inzaghi (10 reti in 21 partite nel torneo 97-98) e Stefano Vecchi. Il primo quest’anno è stato l’allenatore rivelazione della serie A alla guida della Lazio, l’altro ha esordito in serie A sulla panchina dell’Inter oltre a diventare Campione d’Italia di recente al Mapei Stadium con la squadra primavera dell’Inter. Un altro fratello d’arte approdato in riva al Po grazie alle intuizioni di Tosi è stato Massimiliano Vieri, meno mediatico del Bobo nazionale.
Partendo dal Brescello di Tosi e Amadei alla serie A sono arrivati anche l’ariete Riccardo Zampagna (Messina e Atalanta) e il fantasista Massimiliano Fusani (Perugia), oggi team manager del Sassuolo.
C’è chi, novello Peppone, è oggi sindaco (a Mezzani nel Parmense) come Romeo Azzali, tra l’altro anche bravo commentatore televisivo delle partite del Parma. E non poteva mancare nemmeno un quasi don Camillo, Federico Giarretta, che prima di segnare gol a raffica con la maglia gialloblù aveva studiato in Seminario.
Tosi ha poi creato da zero anche dei dirigenti di società. Massimo Varini conosciuto all’epoca soprattutto come tecnico che era stato inizialmente chiamato per allenare la Berretti e l’ex portiere Nereo Bonato, uno dei pochi atleti laureati, quest’anno uomo mercato all’Udinese e prima ancora artefice del miracolo Sassuolo.
Hanno fatto strada anche Luca Morellini, preparatore atletico, per tante stagioni al Sassuolo e ora nello staff di D’Aversa, al Parma, e poi il preparatore dei portieri Ermanno Maghenzani, che ha lavorato con Massimiliano Allegri al Grosseto. Un allievo di Maghenzani, Andrea Sardini, è diventato il preparatore alla Sampdoria. Oggi Maghenzani è un affermato procuratore a livello nazionale in società con un altro ex gialloblu, Gianni Bia. Dal Brescello targato Tosi sono poi passati bomber diventati poi famosi come Cossato (Chievo Verona), Borgobello (Ternana), oltre a Stefano Pompini (Ascoli). Un posto al sole merita anche Arnaldo Franzini (attuale allenatore del Piacenza) che segnò un gol memorabile nel pareggio (1-1) contro la Juventus in Coppa Italia, gara disputata al Giglio. Per la cronaca, a salvare i bianconeri in quella circostanza fu una prodezza di Antonio Conte. Poi ci sono le bandiere, che Tosi, soprattutto a Brescello era riuscito a creare. Due nomi su tutti: Mauro Alberici, capitano, allenatore e presidente del Brescello. E Francesco Bertolotti il numero 10 più amato a Brescello.
Compattezza morale, senso di appartenenza e voglia di successo: queste erano le componenti che facevano parte del credo di Tosi nel momento in cui selezionava un giocatore. Non è un caso che rileggendo oggi nella bacheca dei personaggi lanciati dal suo Brescello, si intuisce pienamente il modello operativo del Tosi di inizio carriera, la fase pionieristica e dunque a lui più cara.
Alcuni nomi su tutti: Simone Inzaghi (10 reti in 21 partite nel torneo 97-98) e Stefano Vecchi. Il primo quest’anno è stato l’allenatore rivelazione della serie A alla guida della Lazio, l’altro ha esordito in serie A sulla panchina dell’Inter oltre a diventare Campione d’Italia di recente al Mapei Stadium con la squadra primavera dell’Inter. Un altro fratello d’arte approdato in riva al Po grazie alle intuizioni di Tosi è stato Massimiliano Vieri, meno mediatico del Bobo nazionale.
Partendo dal Brescello di Tosi e Amadei alla serie A sono arrivati anche l’ariete Riccardo Zampagna (Messina e Atalanta) e il fantasista Massimiliano Fusani (Perugia), oggi team manager del Sassuolo.
C’è chi, novello Peppone, è oggi sindaco (a Mezzani nel Parmense) come Romeo Azzali, tra l’altro anche bravo commentatore televisivo delle partite del Parma. E non poteva mancare nemmeno un quasi don Camillo, Federico Giarretta, che prima di segnare gol a raffica con la maglia gialloblù aveva studiato in Seminario.
Tosi ha poi creato da zero anche dei dirigenti di società. Massimo Varini conosciuto all’epoca soprattutto come tecnico che era stato inizialmente chiamato per allenare la Berretti e l’ex portiere Nereo Bonato, uno dei pochi atleti laureati, quest’anno uomo mercato all’Udinese e prima ancora artefice del miracolo Sassuolo.
Hanno fatto strada anche Luca Morellini, preparatore atletico, per tante stagioni al Sassuolo e ora nello staff di D’Aversa, al Parma, e poi il preparatore dei portieri Ermanno Maghenzani, che ha lavorato con Massimiliano Allegri al Grosseto. Un allievo di Maghenzani, Andrea Sardini, è diventato il preparatore alla Sampdoria. Oggi Maghenzani è un affermato procuratore a livello nazionale in società con un altro ex gialloblu, Gianni Bia. Dal Brescello targato Tosi sono poi passati bomber diventati poi famosi come Cossato (Chievo Verona), Borgobello (Ternana), oltre a Stefano Pompini (Ascoli). Un posto al sole merita anche Arnaldo Franzini (attuale allenatore del Piacenza) che segnò un gol memorabile nel pareggio (1-1) contro la Juventus in Coppa Italia, gara disputata al Giglio. Per la cronaca, a salvare i bianconeri in quella circostanza fu una prodezza di Antonio Conte. Poi ci sono le bandiere, che Tosi, soprattutto a Brescello era riuscito a creare. Due nomi su tutti: Mauro Alberici, capitano, allenatore e presidente del Brescello. E Francesco Bertolotti il numero 10 più amato a Brescello.
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