il presidente
«Non mettiamo in testa ai bimbi che diventeranno campioni»
REGGIO EMILIA. «Non bisogna mettere in testa ai ragazzini che diventeranno chissà chi, i ragazzi devono giocare e crescere, al resto ci si penserà dopo». Espone subito la filosofia della Scuola...
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REGGIO EMILIA. «Non bisogna mettere in testa ai ragazzini che diventeranno chissà chi, i ragazzi devono giocare e crescere, al resto ci si penserà dopo». Espone subito la filosofia della Scuola Basket, il presidente Leo Ergelini, uno dei venerabili maestri della pallacanestro giovanile reggiana, protagonista di questo percorso di minibasket dalle sue origini ad oggi.
«Noi dobbiamo insegnare ai ragazzi come si sta in palestra, come ci si comporta, i fondamentali del gioco e come si sta insieme», ribadisce. «La selezione al massimo ci sarà dopo, il nostro percorso è all’opposto di Pallacanestro Reggiana, che nel settore giovanile deve fare sempre più selezione più i ragazzi crescono».
«Siamo contenti - incalza - abbiamo più di 150 ragazzi, un numero notevole visto che parliamo di giovani sino al 2004. E abbiamo potenziato il nostro staff. All’inizio avevamo un istruttore e un assistente. Oggi sarebbe impossibile, adesso abbiamo istruttori di esperienza come Zampogna e Mastellari che ci danno tanto, e molti lavorano a metà con la Pallacanestro Reggiana. Ognuno di loro si occupa di un paio di squadre, c’è scambio, si valutano i giocatori».
La Scuola basket nacque da un’esigenza ben specifica.
«C’era la necessità del settore giovanile, quando si arrivava a fare la prima squadra degli Under si doveva sempre guardare alle altre società, alla provincia - ricorda Ergelini -. Così invece c’è un canale diretto a cui poi magari si aggiungere qualcuno lungo la strada».
«Col passare del tempo le nostre squadre hanno vinto tutto, ma quello non era prioritario, quello che viene viene, come risultati. Anche questo comunque è un segnale della crescita. Abbiamo aumentato il numero e il livello degli istruttori e si vede».
Senza contare i ragazzi finiti in prima squadra. «Mussini, Melli, Bertolini. Ma se allarghiamo il discorso, mezza Italia è infarcita di giocatori cresciuti nella nostra scuola, non tutti faranno la A ma intanto continuano a giocare e a lavorare nella pallacanestro. A Reggio ci sono tantissimi nostri ex ragazzi, ma anche fuori ne troviamo tanti, davvero. L’obiettivo sarebbe che per ogni annata amento un giocatore arrivasse ad alto livello, ma se non accade non succede nulla. Alcuni dei nostri erano speciali da subito. Con Mussini bisognava essere pazzi per non accorgersi delle sue doti. Stessa cosa con Melli che era mezzo metro più alto degli altri ed era pure coordinatissimo, era chiaro fosse un giocatore speciale». (a.a.)
«Noi dobbiamo insegnare ai ragazzi come si sta in palestra, come ci si comporta, i fondamentali del gioco e come si sta insieme», ribadisce. «La selezione al massimo ci sarà dopo, il nostro percorso è all’opposto di Pallacanestro Reggiana, che nel settore giovanile deve fare sempre più selezione più i ragazzi crescono».
«Siamo contenti - incalza - abbiamo più di 150 ragazzi, un numero notevole visto che parliamo di giovani sino al 2004. E abbiamo potenziato il nostro staff. All’inizio avevamo un istruttore e un assistente. Oggi sarebbe impossibile, adesso abbiamo istruttori di esperienza come Zampogna e Mastellari che ci danno tanto, e molti lavorano a metà con la Pallacanestro Reggiana. Ognuno di loro si occupa di un paio di squadre, c’è scambio, si valutano i giocatori».
La Scuola basket nacque da un’esigenza ben specifica.
«C’era la necessità del settore giovanile, quando si arrivava a fare la prima squadra degli Under si doveva sempre guardare alle altre società, alla provincia - ricorda Ergelini -. Così invece c’è un canale diretto a cui poi magari si aggiungere qualcuno lungo la strada».
«Col passare del tempo le nostre squadre hanno vinto tutto, ma quello non era prioritario, quello che viene viene, come risultati. Anche questo comunque è un segnale della crescita. Abbiamo aumentato il numero e il livello degli istruttori e si vede».
Senza contare i ragazzi finiti in prima squadra. «Mussini, Melli, Bertolini. Ma se allarghiamo il discorso, mezza Italia è infarcita di giocatori cresciuti nella nostra scuola, non tutti faranno la A ma intanto continuano a giocare e a lavorare nella pallacanestro. A Reggio ci sono tantissimi nostri ex ragazzi, ma anche fuori ne troviamo tanti, davvero. L’obiettivo sarebbe che per ogni annata amento un giocatore arrivasse ad alto livello, ma se non accade non succede nulla. Alcuni dei nostri erano speciali da subito. Con Mussini bisognava essere pazzi per non accorgersi delle sue doti. Stessa cosa con Melli che era mezzo metro più alto degli altri ed era pure coordinatissimo, era chiaro fosse un giocatore speciale». (a.a.)
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