Gazzetta di Reggio

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Sono numeri da record quelli della Scuola Basket 

di Adriano Arati
Sono numeri da record quelli della Scuola Basket 

Oltre 150 ragazzi iscritti ai corsi e attività anche d’estate con i camp  La responsabile Paola Pifferetti: «Istruttori qualificati e nessuna selezione»

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REGGIO EMILIA. Un colosso da 150 ragazzi con tutte le categorie rappresentate, tanti istruttori di vaglia e attività tutto l’anno. Nel ricco mondo del minibasket reggiano, la Scuola Basket nata ormai vent’anni grazie all’impegno di Pallacanestro Reggiana è una delle realtà di riferimento, in ottima salute come iscrizioni e risultati. Anzi, il problema principale è quello classico da crescita, con numeri in aumento da gestire. Nella stagione appena conclusa si è andati dal 2011 al 2004, squadra già inserita nel campionato Fip come Under 13 che poi si trasferirà da settembre nel settore giovanile di Pallacanestro Reggiana.

«Abbiamo poco più di 150 ragazzi, è il tetto massimo che potremmo gestire, anche per questioni di palestre - sorride la dirigente della scuola Paola Pifferetti -. Di solito nel minibasket è difficile avere formazioni larghe, nel gruppo del 2005 abbiamo fatto due squadre perché c’erano tanti ragazzi, anche questo è un bel segnale. Anche l’attività estiva funziona bene, ormai sono anni che organizziamo il nostro basket camp a Castelnovo Monti con soddisfazione, quest’anno avevamo anche qualche giocatore della Grissin Bon da mandare su come testimonial, visto che purtroppo ai playoff abbiamo finito prima rispetto a come ci eravamo abituati».

A livello nazionale si parla di crisi di attrattività del basket. A Reggio non sembra...

«Qui le famiglie credono nel basket, l’ambiente è molto bello, ci sono le famiglie, gli amici, i genitori vanno volentieri anche a vedere la prima squadra oltre che le partite dei figli. C’è entusiasmo».

I risultati della Grissin Bon hanno aiutato?

«Senza dubbio, da quando la prima squadra è ad altissimo livello c’è tanta attenzione, ma in generale a Reggio c’è attenzione al basket. Reggio è la provincia che in Emilia ha in proporzione più iscritti al minibasket. Certamente Bologna ha più iscritti totali, ma ha anche molti abitanti in più, la percentuale più alta di iscritti rispetto alla popolazione è quella reggiana.

Reggio roccaforte del basket?

«Ricordo che quasi tutte le sedi Fip provinciali emiliano-romagnole sono state chiuse, con l’eccezione di Bologna e di Reggio, dove ci sono riferimenti per le designazioni arbitrali, ad esempio. E dove ci sono tantissime squadre, anche a livello amatoriale».

Realtà che il minibasket continua ad alimentare?

«Sì, pensiamo al futuro, i nostri ragazzi di oggi saranno persone che daranno linfa alla pallacanestro, giocheranno, alleneranno, lavoriamo per il domani del basket».

Siete nati per questo?

«Lo scopo della Scuola Basket è cercare di appassionare, noi non facciamo selezione, anche se qualche genitore si preoccupa, essendo legati alla Pallacanestro Reggiana, pensano che ci sia subito selezione».

Non è così?

«Non facciamo selezione, quella al massimo verrà fatta più avanti da altri, il nostro scopo è far appassionare al basket ragazzi e famiglie. Credo che ci siamo riusciti e parlo anche come genitore (Paola Pifferetti è la madre di Federico Mussini, ndr). Ci sono stati istruttori bravi che hanno fatto appassionare i miei figli come tanti altri bimbi, si divertivano e hanno continuato».

Il tutto all’interno di un ambiente, il basket reggiano, molto vasto.

«Sì, ci sono tante proposte, e ci sono anche categorie diverse di richieste dalle famiglie, noi rispondiamo a un’esigenza. Ci sono genitori che vogliono che i figli facciano sport, giustamente, e provano a fargli conoscere tante discipline, magari oltre a basket fanno calcio e nuoto. E lì contano anche gli orari».

Oppure?

«Oppure ci sono ragazzini che hanno già passione per il basket, e in questo caso siamo una buona scelta, il nostro sbocco naturale è il settore giovanile di Pallacanestro Reggiana ed è più facile fare eventualmente un salto di qualità. Detto questo, con le società ci sono buoni rapporti, ricordo che Cervi ad esempio viene dal Basket 2000».

Ha parlato degli istruttori. Quanto conta la vostra squadra?

«È una grande forza, abbiamo tanti uomini di basket, esperti, che sanno dare la giusta dimensione e la giusta prospettiva. Nel 2016 è arrivato Michele Mastellari, ha fatto una vita in Fortitudo, suo figlio gioca in A2 a Ferrara. O Marco Rossetti, che ha giocato tanti anni in A. Penso anche a Stefano Zampogna, ex playmaker della Viola, e a Paolo Baldi. È il fratello dell’ex Milano Marco Baldi».



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